Agenzie per il Lavoro: l’occupazione virtuosa che il nostro Paese non sfrutta abbastanza

Le Agenzie per il Lavoro consentono a 50 mila persone di accedere ad un’occupazione stabile nelle aziende. Un modello virtuoso che assicura al 20% dei giovani un lavoro stabile. Uno strumento importante che il nostro Paese non utilizza adeguatamente.

Agenzie per il Lavoro: l’occupazione virtuosa che il nostro Paese non sfrutta abbastanza

Durante l’anno 2018 i lavoratori inseriti con almeno un contratto di lavoro in somministrazione con tutti i diritti e la retribuzione del lavoro dipendente sono stati circa 800 mila. Il 50% di questi sono giovani con meno di 34 anni. I somministrati nel nostro Paese sono in media circa 400 mila ogni mese.

Questi sono alcuni numeri che risultano all’Osservatorio Assolavoro Datalab dai rilevamenti del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, dall’Istat, Inps, Inail e Anpal.

La ricerca

Le Agenzie per il Lavoro impiegano stabilmente in 2.500 filiali circa 10mila persone e altre 59mila che hanno un contratto di somministrazione a tempo indeterminato. Ogni anno poi effettuano ricerca e selezione per ulteriori 50mila persone assunte direttamente e stabilmente dalle aziende committenti”, indica il presidente di Assolavoro, Alessandro Ramazza.

Dallo studio effettuato risulta che almeno un terzo dei lavoratori impiegati in somministrazione a termine, successivamente al passaggio presso un’Agenzia per il Lavoro, riesce ad ottenere una stabilizzazione. E che, rispetto a chi ottiene una prima occupazione con un contratto a tempo determinato o a chi è stato assunto inizialmente con un contratto di lavoro di collaborazione o intermittente, i giovani che accedono al mercato del lavoro attraverso un’Agenzia con un contratto in somministrazione hanno una più alta probabilità di passare ad un rapporto stabile.

Il tasso di stabilizzazione calcolato come la percentuale di coloro che, entrati con un contratto temporaneo, a 12 mesi di distanza risultino occupati con un contratto a tempo indeterminato o di apprendistato, o il cui contratto a tempo determinato risulti convertito in un contratto a tempo indeterminato è infatti pari al 18,1% nel caso dei giovani somministrati”, evidenzia il presidente di Assolavoro, “e scende al 13,6% per i giovani assunti per la prima volta con un contratto a termine ed è ancora più basso per le altre forme di lavoro come il contratto intermittente (8,8%) e le collaborazioni (8,6%)”.

Le tutele dei somministrati

La ricerca mostra anche che, oltre che la più alta probabilità di una stabilizzazione, la somministrazione rappresenta la forma contrattuale di lavoro flessibile con maggiori tutele per l’occupato. Un “modus” che però il cosiddetto Decreto Dignitàha messo in pericolo. Difatti questa misura, scritta per rendere più appetibili i contratti a tempo indeterminato, ha di fatto frenato la somministrazione. “Dal mese di luglio del 2018, dopo un ciclo positivo iniziato dal 2013, la somministrazione ha vissuto una brusca frenata, in coincidenza con la riforma legislativa. L’effetto ha determinato una divaricazione tra chi ha competenze più spendibili sul mercato e che ha avuto un più rapido accesso a contratti stabili e chi, avendo maggiore fragilità, è scivolato fuori dal lavoro in somministrazione”, continua Alessandro Ramazza.

Purtroppo, alla flessione dei contratti di somministrazione non è seguita una stabilizzazione maggiore dei lavoratori, come auspicato dal Ministero, bensì un aumento del la voro irregolare o nella migliore delle ipotesi del precariato.

L’osservatorio Inps sul precariato infatti nel rilevare i dati sui contratti evidenzia che se da un lato la somministrazione ha perso nel periodo luglio-dicembre 2018 circa 105mila contratti nel confronto con il volume di contratti stipulato nello stesso periodo del 2017, dall’altro le altre forme contrattuali a termine registrano, invece, segnali di espansione. “Le prestazione occasionali con 51 mila contratti in più”, sottolinea il presidente, “come pure crescono i contratti intermittenti con oltre 15 mila assunzioni in più nel confronto tra i due periodi e infine crescono anche gli stagionali con un aumento di quasi 11 mila unità”.

Formatemp e Ebitemp

I maggiori pericoli relativi alla flessione della somministrazione risiedono nella contrazione delle tutele relative ai livelli salariali ed al welfare. “Questo perché le Agenzie del lavoro possono vantare un sistema formativo che rappresenta un modello di riferimento in tutta Europa e un vero e proprio welfare di settore, aggiuntivo rispetto alle prestazioni previste per i lavoratori dipendenti dell’azienda utilizzatrice e interamente finanziato con risorse private”, dice ancora il presidente.

I modelli formativi delle Agenzie per il lavoro sono finanziati dal fondo Formatemp. “Fondo che è stato creato dalle Agenzie che per legge “aggiungono” un 4% al totale delle retribuzioni erogate ai lavoratori in somministrazione con cui creano appunto questo plafond”, prosegue il presidente, Nel 2018 le Agenzie per il Lavoro hanno erogato formazione gratuita a 270mila persone con un investimento di oltre 230 milioni di euro. Più di 38.000 i progetti formativi finanziati, con forte focus su manifattura 4.0 e digitale, temi oggetto di almeno un corso di formazione su due”.

Per quanto riguarda invece il welfare, tutti i somministrati attraverso le Agenzie possono accedere ad una vera e propria tutela di settore. “Assolavoro, insieme con i sindacati di categoria, infatti, ha dato vita a Ebitemp, l’Ente Bilaterale Nazionale per il Lavoro Temporaneo che offre numerose prestazioni a favore dei lavoratori in somministrazione: si evidenziano in particolare le misure di sostegno al reddito, per la maternità e gli asili nido, piccoli prestiti a tasso nullo o fortemente agevolato, una tutela sanitaria e odontoiatrica, rimborsi per le spese di trasporto fino al 50%”.

Secondo i dati, nel 2018 Ebitemp ha erogato 8 milioni di euro per le prestazioni di welfare previste dal CCNL. Le richieste presentate all’ente bilaterale sono state 28.752, con un aumento del 27,5% rispetto al 2017.

Le Agenzie per il Lavoro rappresentano in pratica la principale porta d’ingresso per la stabilizzazione lavorativa, in particolare per i giovani, molto più di qualsiasi altro canale. “La nostra forza sta nel modello, basato da un lato sulla conoscenza di imprese e lavoratori e sul matching tra domanda e offerta e dall’altro su formazione mirata e specifica. Modello che però, nonostante i numeri dimostrino essere il migliore possibile, fino ad oggi è stato per lo più ignorato dalle istituzioni che, ogni volta che hanno affrontato il tema del lavoro in questi anni, non ci hanno mai coinvolto. Da sempre operiamo fianco a fianco con il tessuto produttivo e con le rappresentanze sindacali confrontandoci con i lavoratori. Abbiamo un’esperienza che sarebbe intelligente sfruttare” chiosa infine il presidente Ramazza.

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