La produzione industriale torna finalmente a crescere facendo registrare un +0,9% a maggio

Nella rilevazione dell'Istat si registra un ritorno alla crescita della produzione industriale anche se la variazione annua resta in negativo. Tria al forum Italia-Cina: "Protezionismo danneggia le economie"

La produzione industriale torna finalmente a crescere facendo registrare un +0,9% a maggio

La rilevazione dell’Istat ci restituisce un dato positivo sulla produzione industriale del nostro Paese, anche se il valore va preso con le molle. Si legge infatti di un rimbalzo della produzione industriale nel mese di maggio, con l’indicatore che dopo due mesi di cali sale dello 0,9% rispetto ad aprile “riportandosi sui livelli destagionalizzati di marzo”.

Ma lo stesso istituto sottolinea che esiste una “variabilità nell’evoluzione congiunturale mensile da inizio anno”, cioè che si registrano alti e bassi molto frequenti. Un’analisi più ampia ci dice che “il trimestre mobile rileva una lieve flessione congiunturale”. E anche la variazione annua, corretta per i giorni lavorativi, “è in flessione per il terzo mese consecutivo”. Analizzando i dati in relazione allo stesso mese dell’anno scorso, difatti, la produzione è scesa dello 0,7% tenendo conto dei diversi giorni lavorativi dell’anno scorso.

“La crescita mensile di maggio è estesa a tutti i settori, con l’esclusione dell’energia, ed è più accentuata per i beni strumentali. In termini tendenziali, invece, sia l’indice generale sia quelli settoriali mostrano flessioni (al netto degli effetti di calendario), con l’unica eccezione dei beni di consumo, in crescita moderata”, appunta l’Istituto statistico.

L’indice destagionalizzato mensile mostra un aumento congiunturale sostenuto per i beni strumentali (+1,9%) e un più modesto incremento per i beni di consumo (+0,9%) e i beni intermedi (+0,6%), mentre diminuisce il comparto dell’energia (-2,1%).Invece gli indici corretti per gli effetti di calendario registrano a maggio 2019 una moderata crescita tendenziale esclusivamente per i beni di consumo (+0,7%); al contrario, diminuzioni contraddistinguono i beni intermedi (-1,7%) e in misura più contenuta i beni strumentali (-0,8%) e l’energia (-0,5%).

Osservando comparto per comparto ci si accorge che quelli positivi nel raffronto annuo sono le industrie alimentari, bevande e tabacco e le altre industrie (+2,8% per entrambi i settori), la fabbricazione di apparecchiature elettriche e apparecchiature per uso domestico non elettriche (+1,4%). I cali più importanti si evincono nei comparti tessili, abbigliamento, pelli e accessori (-4,9%), nell’industria del legno, carta e stampa (-3,7%) e nella fabbricazione di articoli in gomma e materie plastiche, altri prodotti della lavorazione di minerali non metalliferi (-3,1%).

Dei trend della nostra economia industriale è intervenuto il ministro dell’Economia, Giovanni Tria, che a margine del forum Italia-Cina a Milano dice: “La collaborazione e i rapporti commerciali con la Cina si sono intensificati, le esportazioni sono passate da 9 miliardi di euro del 2010  a 13 miliardi nel 2018, a fronte di importazioni di 30 miliardi. Sebbene l’export sia cresciuto nel tempo esistono ampi margini”, ha sottolineato criticando la chiusura dei commerci internazionali. Proprio contro le politiche protezionistiche in ambito economico l’attacco è netto: per Tria “danneggiano i Paesi coinvolti”, che invece dovrebbero fomentare la “collaborazione” tra di loro.

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