Il fascino dell’apprendistato su giovani e aziende, più 22% dal 2017

Secondo il XVIII Rapporto Inapp il 60% dei nuovi contratti di apprendistato arrivano dalla fascia 18-24 anni. Prima regione la Lombardia, poi Veneto ed Emilia-Romagna

Il fascino dell’apprendistato su giovani e aziende, più 22% dal 2017

Il contratto di apprendistato torna in auge, con una crescita degli avviamenti del 22,8% nel 2017. Dopo un calo nel quinquennio precedente, tra il 2016 e 2017, i contratti di apprendistato tornano a crescere del 30% nel 2016 e del 22,8% nel 2017: l’incremento ha riguardato nel 2016 soprattutto il Mezzogiorno (+59,9%) e in seguito, nel 2017, in particolare le aree del Nord (+24,2%).

I nuovi apprendisti sono soprattutto giovanissimi: dei 324.902 contratti avviati in Italia nel 2017, infatti, il 60% riguarda la fascia 18-24 anni che registra un aumento del 20,2% rispetto al 2016.

Questi i dati che sono emersi dal XVIII Rapporto di monitoraggio sull’apprendistato, elaborato dall’Inapp (l’ex Isfol, l’istituto pubblico per le ricerche sul lavoro) e presentato da Stefano Sacchi, presidente Inapp, e da Paola Nicastro, direttore generale Inapp.

“Il Rapporto sull’Apprendistato 2017 svolto in collaborazione con Inps, evidenzia Sacchi, mette in luce una rinnovata vitalità dell’apprendistato dopo il crollo dovuto alla crisi economica prima e all’introduzione degli incentivi per il contratto a tempo indeterminato poi. A fronte di segnali positivi, con incrementi marcati per i più giovani e buoni esiti occupazionali, vi sono però le consuete ombre dell’apprendistato in Italia, che continua a trovare il suo appeal essenzialmente nei vantaggi in termini di costo del lavoro”. 

Dal 2017 continuano ad aumentare le assunzioni in apprendistato in controtendenza con il trend decrescente che si registrava tra il 2010 e il 2015 quando le assunzioni sono passate dalle 285.378 unità del 2010 alle 203.570 del 2015, con un calo complessivo di circa 28 punti percentuali. Il cambio di direzione si è verificato nel 2016 con un incremento del 30% (264.647 assunzioni) e si è confermato, benché smorzato, nel 2017 con un ulteriore 22,8% (324.902 assunzioni).

L’incremento dell’uso di questo tipo di contratto (in tutte le sue forme) ha riguardato nel 2016 soprattutto il Mezzogiorno (+59,9%), mentre nel 2017 ha coinvolto in particolare le aree del Nord (+24,2%), poi il Centro con +23,7%, mentre minore è stata la crescita nel Mezzogiorno con un +17,5%.

L’occupazione in apprendistato riguarda sempre più i giovani. Dei 324.902 contratti avviati in Italia nel 2017 circa il 60% riguarda la fascia 18 – 24 anni che registra un aumento del 20,2% rispetto al 2016.

Tra le cause di questo miglioramento va considerata l’influenza che gli interventi normativi hanno avuto sulle dinamiche delle assunzioni in apprendistato, operando in molti modi sulla sua appetibilità. Come sappiamo, le Leggi di Stabilità 2015 e 2016, al fine di promuovere forme di occupazione stabile, hanno introdotto un esonero, rispettivamente totale per tre anni e parziale per due anni, dal versamento dei contributi previdenziali a carico dei datori di lavoro. Se il primo intervento ha reso più conveniente per le imprese assumere con il contratto a tutele crescenti, il secondo ha invece agito in senso contrario, accrescendo il vantaggio competitivo dell’apprendistato.

Per il presidente Stefano Sacchi, l’apprendistato è “un contratto che non riesce ad ancorarsi stabilmente come canale di acquisizione di competenze specifiche all’azienda o al settore, orientato alla formazione dei giovani lavoratori, da allevare e fidelizzare in azienda, ma resta soggetto alle periodiche revisioni della disciplina del nostro mercato del lavoro”.

“Nonostante gli sforzi degli anni passati, molto resta quindi da fare per dotare il nostro Paese di uno strumento fondamentale per fornire le competenze necessarie al nostro sistema produttivo, se vogliamo che la profonda trasformazione tecnologica in atto ci veda protagonisti e non comparse”, chiosa il presidente Inapp.

 

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