Secondo il Cnel l’Italia è in ritardo sulle Politiche attive del lavoro

Il rapporto sul contrasto alla povertà, prima dell'introduzione del Reddito di cittadinanza, sottolinea le scarse risorse a disposizione. Nei Centri per l'impiego ogni addetto avrebbe 800 disoccupati di cui farsi carico

Secondo il Cnel l’Italia è in ritardo sulle Politiche attive del lavoro

In questi giorni il governo è alle prese con la messa a punto del Reddito di Cittadinanza, nel frattempo un documento del Cnel ci mostra un’istantanea dello stato del sostegno al lavoro in Italia in modo e in modo implicito fa intendere quanto difficile sia costruire e mettere in moto in poco tempo questo strumento sul territorio.

Mentre si aspetta il famoso rafforzamento del personale, con la spesa di circa un miliardo di euro, dei Centri per l’impiego, il documento di osservazioni e proposte su “Povertà, disuguaglinze e inclusione” fa registrare il “fortissimo ritardo” dell’Italia nell’azione di contrasto alla povertà e ci restituisce un’analisi sul precedente Reddito d’Inclusione. Il Cnel analizza tutte le tappe della crisi durante la quale “la dinamica della spesa socio-assistenziale, invece di segnare un incremento, ha registrato nel periodo 2013/2017 una tendenziale stagnazione, pur se con andamenti altalenanti” e “si è andata riducendo in particolare nella componente più importante del welfare territoriale e dei servizi”.

“Tra i fattori che determinano la maggiore incidenza della povertà nelle famiglie con figli minori – segnala il Cnel – ci sono l’insufficienza e la frammentazione di prestazioni e servizi pubblici a sostegno dei figli, che siano capaci di favorire la piena occupazione dei genitori, in particolar modo delle donne. Sono necessarie pertanto politiche di conciliazione tra lavoro e responsabilità familiari che intervengano in maniera coordinata su congedi e permessi, sull’organizzazione del lavoro, su istituti innovativi disciplinati dalla contrattazione collettiva e, soprattutto, sul sistema dei servizi all’infanzia, che risultano ancora scarsamente diffusi”.

Soffermando lo sguardo sulla rete pubblica dei servizi per il lavoro, che poi è “l’albero” su cui innestare il nuovo Reddito di Cittadinanza, il Cnel sottolinea che “è composta da 501 Centri per l’impiego principali, da cui dipendono ulteriori 51 sedi secondarie e 288 sedi distaccate o sportelli territoriali”. Secondo il Consiglio, “il ritardo strutturale nell’infrastruttura pubblica delle politiche attive è certificato dai dati relativi all’elevato rapporto tra operatori e persone in cerca di occupazione, un rapporto ostativo di un’adeguata presa in carico”.

Dall’analisi pubblicata, si evince che sono presenti circa 801 persone in cerca di lavoro o come forza lavoro potenziale per ogni addetto ai Centri per l’impiego, un rapporto che al Sud sale a 922. Per di più, in attesa delle novità, le risorse sono rimaste scarse: “La spesa pubblica destinata a finanziarie i servizi per il mercato del lavoro in percentuale del PIL, nel 2015, è stata dello 0,04%, rispetto allo 0,36% della Germania e lo 0,25% della Francia, in termine di spesa per disoccupato e forza lavoro potenziale, in Germania la spesa è stata di circa 3.700 euro pro-capite, in Francia di circa 1.300 euro, in Italia di circa 100”.

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