Ispettorato Nazionale del Lavoro: tutte le novità in un comma [E.Massi]

Con la Legge di Bilancio 2019 l’Ispettorato Nazionale del Lavoro ha subito alcuni cambiamenti nella struttura burocratica, inoltre si è cercato di rafforzare l’attività di vigilanza.

Ispettorato Nazionale del Lavoro: tutte le novità in un comma [E.Massi]
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Con il comma 445 dell’art. 1 della legge 30 dicembre 2018, pubblicata sul S.O. n. 62/L alla Gazzetta Ufficiale n. 302 del giorno successivo, vengono compendiate una serie di disposizioni finalizzate, da un lato a rafforzare l’attività di vigilanza dell’Ispettorato Nazionale del Lavoro e delle sue articolazioni periferiche e, dall’altro, ad aumentare gli importi relativi a sanzioni per taluni comportamenti elusivi che, frequentemente, gli ispettori del lavoro si trovano ad affrontare nel corso della loro quotidiana attività.

Per quel che concerne la struttura burocratica i cui cambiamento tratterò nella seconda parte della riflessione, si tratta del primo intervento successivo alle disposizioni che hanno portato alla nascita dell’INL il quale, per una serie di motivi che andrebbero esaminati in maniera approfondita, non è riuscito a costruire quel qualcosa di completamente nuovo che era negli intendimenti del Legislatore dell’epoca: la fusione “a freddo” con il personale ispettivo degli Istituti previdenziali, e la mancata condivisione delle banche-dati non hanno portato a particolari risultati positivi e, spesso, l’attività di vigilanza e di coordinamento si è risolta in un forte “appesantimento” delle procedure che poco hanno a che fare con la capacità di intervento su obiettivi mirati e condivisi. A ciò si aggiunga che, sovente, anche perché sollecitati da “esigenze reportistiche” delle strutture centrali, il personale ispettivo periferico è stato, pesantemente, coinvolto in statistiche e relazioni che, nella maggior parte dei casi, erano fini a se stesse e. così facendo, lo si è distolto dai compiti operativi per i quali è stato assunto. 

Le maggiorazioni delle sanzioni

A partire dal 1° gennaio 2019 vengono aumentati del 20%:

  • gli importi dovuti per violazioni in materia di lavoro nero stabiliti dall’art. 3 del D.L. n. 12/2002 convertito, con modificazioni, dalla legge n. 73/2002. Ciò significa che le somme previste da 1.500 a 9.000 euro per ciascun lavoratore irregolare sino a 30 giorni di lavoro effettivo, salgono, rispettivamente, a 1.800 ed a 10.800, che il “quantum” per lavoro nero da 31 e fino a 60 giorni di lavoro effettivo è compreso tra 3.600 euro e 21.600 euro (prima era, rispettivamente, di 3.000 e di 18.000) e che il lavoro nero oltre tale ultima soglia viene sanzionato da 7.200 euro a 43.200 euro (prima era da 6.000 a 36.000 euro): resta salvo il principio secondo il quale, in presenza di lavoratori stranieri irregolari o di minori non in attività lavorativa le sanzioni subiscono un ulteriore aumento del 20%;
  • gli importi dovuti per le violazioni sanzionate dall’art. 18 del D.L.vo n. 276/2003 (qui ci si riferisce sia alla somministrazione che, soprattutto, agli appalti privi dei requisiti ex art. 29, comma 1 ed ai distacchi illeciti ex art. 30 ove le sanzioni sono le stesse della somministrazione illecita). L’esercizio non autorizzato dell’attività di somministrazione viene punito (non si tratta più di ammenda, dopo la depenalizzazione, fatta eccezione della utilizzazione dei minori in età non lavorativa ove è previsto anche l’arresto fino a 18 mesi) per ogni lavoratore occupato e per ogni giornata lavorativa con 60 euro. Stesso discorso va fatto per l’esercizio non autorizzato dell’attività di intermediazione e selezione di personale ove gli illeciti vengono sanzionati con una somma compresa tra 900 e 4.500 o, se senza lucro, con un importo tra 300 e 1.500 euro. L’aver elevato gli importi sanzionatori senza aver detto nulla circa il tetto dei 50.000 euro effetto della depenalizzazione (con la possibilità di pagare 1/3 in misura ridotta entro i 30 giorni successivi all’emanazione del verbale) riduce, di molto, la portata dell’innovazione legislativa. Infatti, molti datori di lavoro, tra cui rientrano, a pieno titolo, le c.d. “cooperative spurie” che fanno ampio ricorso a forme di appalto “non genuino” con un numero di soggetti coinvolti abbastanza alto e per periodi lunghi, qualora superino la soglia massima dei 50.000 euro (nonostante gli aumenti del 20%), potranno pagare, sempre, 1/3, ossia una cifra che non raggiunge i 17.000 euro;
  • gli importi dovuti per le violazioni ex art. 12 del D.L. vo n, 136/2016. Qui il Legislatore ha rivolto le proprie attenzioni al c.d. “distacco transnazionale” portando la sanzione amministrativa ad un importo compreso tra 1.200 e 12.000 per chi circola, su strada, senza la documentazione richiesta dai commi 1-bis, 1-.ter e 1, quater dell’art. 10 (ad esempio, contratto di lavoro, prospetto paga, ecc.). Viene maggiorata anche la sanzione relativa alle ipotesi relative alla conservazione della documentazione ed alla nomina del referente (art. 10, comma 3 e 4): gli importi, ora, sono rispettivamente da 600 a 3.600 euro e da 2.400 a 7.200 euro.
  • gli importi dovuti per le violazioni colpite dai commi 3 e 4 dell’art. 18-bis del D.L.vo n. 66/2003. Qui, il Legislatore, dopo aver scelto il sistema delle sanzioni “a fasce”, rapportato al numero dei lavoratori coinvolti ed al numero delle violazioni, ha puntato l’attenzione sulla durata massima dell’orario di lavoro settimanale (48 ore, intese come media, comprensive dello straordinario) e sui riposi settimanali (intesi come media in un periodo di 14 giorni). Gli importi, ora sono compresi tra 120 e 900 euro, Se la violazione si riferisce a più di 5 lavoratori o si è verificata in almeno 3 periodi di riferimento la sanzione sale ad un importo compreso tra 480 e 1.800 euro. Se la violazione riguarda più di 10 lavoratori o si è verificata in almeno 5 periodi di riferimento gli importi, senza la possibilità del pagamento in misura ridotta, salgono, rispettivamente, a 1.200 e 6.000 euro. La violazione del precetto relativo alle ferie annuali (art. 10, comma 1) viene punita con un importo compreso tra 120 e 720 euro. Anche qui ci sono maggiorazioni se la questione riguarda più di 5 lavoratori e si è verificata in 2 anni (da 480 a 1.800 euro) o a più di 10 dipendenti o si è verificata in almeno 4 anni (da 960 a 5.400 euro, senza sanzione ridotta). Viene aumentata anche la sanzione relativa al mancato riposo giornaliero (da 60 a 180 euro): tali importi salgono se ci si riferisce a più di 5 lavoratori o, il tutto, si è verificato almeno 3 volte (da 360 a 1.200 euro) o a più di 10 o sia avvenuto almeno 5 volte (da 1.080 a 1.800 euro, senza ammissione al pagamento in misura ridotta).

Sempre, a partire dalla stessa data, aumentano del 10%:

  • gli importi dovuti per tutte le violazioni sanzionate in via amministrativa o penale dal D.L. vo n. 81/2008. Qui il Legislatore non ha fatto alcuna eccezione: detto questo, però, ritengo che l’aumento non si applichi alla somma aggiuntiva di 2.000 o di 3.200 euro (a seconda delle ipotesi) prevista dall’art. 14, comma 2, lettera c), in caso di sospensione dell’attività imprenditoriale, in quanto, come chiarito più volte dallo stesso Ministero del Lavoro, non si tratta di una sanzione amministrativa

L’aumento degli importi nella misura del 20% è, altresì, previsto:

  • per le violazioni di altre disposizioni in materia di lavoro e di legislazione sociale, individuate dal Ministro del Lavoro, con proprio Decreto. Ovviamente, si ha motivo di ritenere che per tali sanzioni l’aumento non scatti dal 1° gennaio 2019, ma da quando il provvedimento amministrativo sarà emanato.

Le maggiorazioni sono raddoppiate se, nei 3 anni precedenti, il datore di lavoro sia stato destinatario (andrà chiarito, in via amministrativa, se ci si riferisce al trasgressore o all’impresa) di sanzioni amministrative o penali per i medesimi illeciti. Qui il Legislatore, che ha usato un termine “atecnico”, non sembra riferirsi all’art. 8-bis della legge n. 638/1981 in tema di recidiva accontentandosi, soltanto di richiamare il fatto che, nel triennio antecedente, il datore di lavoro sia stato destinatario di sanzioni amministrative, senza specificare (come sarebbe stato giusto ed opportuno) che la maggiorazione scatta in presenza di una avvenuta definizione delle stesse in via amministrativa o giudiziaria.

Ma che fine fanno gli importi delle sanzioni maggiorate?

Con la sola eccezione di quelli irrogati dalle ASL in via amministrativa (art. 13, comma 6, del D.L. vo n. 81/2008), essi sono convogliati verso l’erario per essere, poi, destinati, dopo una serie di passaggi, all’incremento del Fondo risorse decentrate dell’Ispettorato Nazionale del Lavoro per la valorizzazione del personale secondo criteri da definire in sede di contrattazione collettiva. Esse serviranno anche ad incentivare l’attività di rappresentanza in giudizio dello stresso Ispettorato. Le risorse che affluiranno al Fondo non potranno superare il tetto dei 15 milioni di euro annui.

Sicuramente, a breve, l’Ispettorato Nazionale del Lavoro darà le proprie indicazioni operative al personale addetto alla vigilanza e fornirà gli specifici chiarimenti che, pure, sussistono in alcune situazioni “dubbie”: in ogni caso sarà opportuno ricordare come, laddove la sanzione segue il “decorso” del calendario, i vecchi importi, per le sanzioni a “scavalco” di anno, conservano il loro valore fino al 31 dicembre 2018. 

La nuova struttura dell’Ispettorato Nazionale del Lavoro

Fin qui la parte relativa all’apparato sanzionatorio ma, come detto, il comma 445 si preoccupa anche della struttura burocratica prevedendo, complessivamente, l’immissione in ruolo, attraverso procedure concorsuali, di 930 unità, prevalentemente, ispettive nell’arco di 3 anni (300, rispettivamente, nel 2019 e nel 2020 e 330 nel 2021): il Legislatore ha usato l’avverbio “prevalentemente” in quanto è ben conscio della necessità di rimpinguare gli organici amministrativi, particolarmente carenti in molte strutture territoriali: essi saranno destinati allo svolgimento di compiti di notevole importanza come, ad esempio, la conciliazione delle controversie di lavoro, o l’emanazione dei provvedimenti amministrativi per la tutela della maternità o la stessa gestione burocratica della struttura.

A livello centrale, poi, raddoppia il numero dei Dirigenti generali che da 2, passano a 4 ed, inoltre, quello dei Dirigenti non generali (ad esempio, i “Capi” delle strutture territoriali) passa da 88 a 94 (probabilmente, i nuovi Dirigenti generali avranno bisogno, per le loro strutture, di 6 unità – 3 per ciascuno di loro-). Contemporaneamente, il progressivo pensionamento per raggiunti limiti di età di Dirigenti periferici (attualmente, ve ne sono molti, in servizio, che hanno la responsabilità di 2 o 3 strutture territoriali) ha spinto il Legislatore a prevedere l’inserimento negli organici di 12 nuove unità anche attingendo alla graduatoria degli idonei di un concorso bandito ed espletato alcuni anni or sono. L’aver inserito la congiunzione “anche” offrirà la possibilità di reperire il personale dirigenziale non soltanto tra gli idonei ancora disponibili del concorso, ma anche attraverso forme di “comando” o con contratti di diritto privato, qualora sussistano le percentuali previste dalla legge.

Da ultimo, una norma che tende a favorire, in tempi brevi, il distacco da altre amministrazioni, tale disposizione afferma che, al fine di consentire la piena operatività dell’Ispettorato Nazionale del Lavoro, l’art. 17, comma 14, della legge n. 127/1997 in materia di “comandi”, limitatamente alla previsione contenuta nell’art. 14, comma 2, del D.L.vo n. 165/2001, si applica al personale di detta struttura.

 

 

Sull' autore

Eufranio Massi
Eufranio Massi 244 posts

E' stato per 40 anni dipendente del Ministero del Lavoro. Ha diretto, in qualità di Dirigente, le strutture di Parma, Latina, i Servizi Ispettivi centrali, Modena, Verona, Padova e Piacenza. Collabora, da sempre, con riviste specializzate e siti web sul tema lavoro tra cui Generazione vincente blog.

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3 Commenti

  1. Mario
    gennaio 17, 19:51 Reply

    Buonasera dott. Massi. Mi farebbe piacere sapere il suo punto di vista in materia di accesso ai benefici contributivi introdotti con la legge 190/2014 e successivamente prorogati. Vengo alla domanda: è possibile usufruire delle agevolazioni contributive per un lavoratore assunto a tempo pieno ed indeterminato nel mese di gennaio 2015 che contemporaneamente è titolare di un’impresa commerciale, regolarmente iscritto alla gestione speciale autonoma dei commercianti tenuta presso l’Inps dal mese di marzo 2014?
    Grazie.
    Colgo l’occasione per salutarLa con affetto e stima.

  2. Federico
    gennaio 07, 15:24 Reply

    Aggiungo un altro dubbio al commento precedente.
    Ho notato che per quanto riguarda le sanzioni connesse alle violazioni della disciplina dell’orario di lavoro, la maggiorazione del 20% è stata applicata agli importi contenuti nell’art. 18-bis del D.lgs. n. 66/2003 senza tenere conto del raddoppio previsto dall’art.14 del D.L. n. 145/2013. Se tale intepretazione fosse corretta, la sanzione maggiorata sarebbe inferiore a quella precedente. Mi sembra strano…
    Grazie

  3. Federico
    gennaio 07, 14:33 Reply

    Buongiorno,
    l’incremento delle sanzioni relative alla somministrazione (art. 18, D.lgs. n. 276/2003) mi suscita alcuni dubbi circa il coordinamento rispetto alla depenalizzazione operata dall’art. 1, c. 1, D.Lgs. n. 8/2016. Ad esempio, se si opera la maggiorazione del 20% degli importi previsti per:
    – esercizio non autorizzato attività di intermediazione senza scopo di lucro;
    – esercizio non autorizzato attività di ricerca e selezione del personale e supporto alla ricollocazione (con e senza fini di lucro);
    non viene superato il limite dei 5.000 euro che determina il passaggio allo scaglione sanzionatorio successivo per i reati depenalizzati (5.000-30.000).
    Quindi, in questi casi l’incremento delle sanzioni è ininfluente, corretto?
    Grazie mille

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