Mini Ires: sgravi fiscali per chi assume [E.Massi]

Ires 2019: aliquota ridotta al 15% di nove punti in caso di investimenti e assunzioni. La novità è prevista dal Disegno di Legge di Bilancio 2019 approvato dal Governo.

Mini Ires: sgravi fiscali per chi assume [E.Massi]

Anche quest’anno il disegno di legge di bilancio per il 2019 contiene alcune misure finalizzate a favorire l’incremento occupazionale ed anche questa volta si può, a ragione, affermare, che le stesse appaiono disorganiche ed estranee ad un disegno complessivo.

Esse vanno ad aggiungersi ad altre già esistenti, con nuovi adempimenti di natura burocratica e che non colgono, a mio avviso, il punto centrale della questione: più che ricorrere ad incentivi settoriali, occorrerebbe abbattere, in maniera significativa e generalizzata, il costo del lavoro eliminando benefici che si disperdono in “mille rivoli” e che, sovente, si sommano a quelli previsti dalle singole disposizioni Regionali o delle Provincie Autonome. Sarebbe opportuno lasciare, unicamente, quelli previsti per le tipologie dell’apprendistato, inteso come contratto a tempo indeterminato, finalizzato a favorire l’ingresso dei giovani nel mondo del lavoro e che già “gode” di una contribuzione propria.

Fatta questa breve premessa che, necessariamente, avrebbe bisogno di ulteriori approfondimenti, passo ad esaminare le novità contenute nell’art. 8 (in sede di approvazione finale definitiva, dopo i vari passaggi parlamentari, la disposizione diverrà uno dei tanti commi di un unico articolo sul quale il Governo chiederà la fiducia) ove viene sancita la riduzione di 9 punti percentuali dell’Ires o dell’Irpef sugli utili accantonati a riserva nei limiti della somma dei nuovi investimenti e del costo del personale assunto a tempo indeterminato o a termine (non sembra, infatti, rinvenirsi alcuna esclusione rispetto a tale tipologia contrattuale) che risulta incrementale rispetto all’organico “fotografato” al 30 settembre 2018, al netto di riduzioni intervenute in altre società del gruppo, qualora l’azienda interessata vi faccia parte.

Si tratta di due ipotesi alternative che offrono la possibilità di fruire della c.d. “mini Ires” che, in questa sede, ritengo di dover trattare unicamente per quella che ipotizza assunzioni aggiuntive di personale dipendente.

La disposizione appare riferirsi alle imprese sia composte da imprenditori individuali, che società di capitali o di persone.

Stando a quanto prevede, al momento, la relazione tecnica che accompagna il provvedimento, andrà determinato il costo del lavoro dei nuovi assunti nel corso del periodo d’imposta 2019 (il beneficio potrà essere utilizzato dal 2020): esso dovrà essere messo in relazione all’incremento del costo complessivo del personale iscritto a bilancio rispetto all’anno 2018. Dovrà essere considerato il valore più basso. Sul valore da far valere per la c.d. “ mini Ires ” potrebbero incidere eventuali cessazioni verificatesi in corso d’anno relative a dipendenti con retribuzioni più alte di quelle dei neo assunti, cosa che potrebbe “azzerare” o ridurre di molto il beneficio.

L’art. 8, parlando di “costo del personale”, offre l’indicazione normativa alla quale far riferimento: si tratta dell’art. 2425 c.c. che detta le regole per la redazione del conto economico e, per questa ipotesi, richiama espressamente le voci 9 e 14 della lettera B: vanno, di conseguenza, calcolati  i salari e stipendi, gli oneri sociali, i trattamenti di fine rapporto, i trattamenti di quiescenza e simili, altri costi relativi al personale dipendente (si pensi, ad esempio, alle somme corrisposte quale incentivo all’esodo) ed i c.d. “oneri diversi di gestione”.

La riduzione di 9 punti dell’ Ires è cumulabile, afferma l’ultimo comma dell’art. 8, con altri benefici eventualmente concessi, ad eccezione di quelli che prevedono regimi forfetari di determinazione del reddito. Se la disposizione resterà tale si ha ragione di pensare che il beneficio possa essere cumulato, ad esempio, con quelli di natura economica e contributiva previsti per chi assume lavoratori che stanno fruendo della NASPI,   donne, o soggetti “over 50” che si trovano nelle condizioni previste dall’art. 4, commi 8 e seguenti della legge n. 92/2012, portatori di handicap abbastanza gravi secondo la previsione contenuta nell’art. 13 della legge n. 68/1999, apprendisti, nel rispetto delle varie tipologie previste dal D.L.vo n. 81/2015. Ovviamente, per la fruizione di tali ulteriori agevolazioni occorrerà rispettare sia le Regole Comunitarie, se richiamate (ad esempio, il “de minimis”), sia l’art. 31 del D.L. vo n. 150/2015 che le disposizioni emanate, in via amministrativa, dall’INPS.

L’incremento andrà calcolato limitatamente al nuovo personale impiegato stabilmente in Italia per la maggior parte del periodo di imposta, ossia per più di sei mesi,  (i dipendenti nuovi assunti a tempo parziale vengono computati “pro-quota” secondo la previsione contenuta nel D.L.vo n. 81/2015 ed i soci lavoratori vengono “in toto” equiparati ai lavoratori dipendenti): nel caso in cui ci si trovi di fronte ad imprese appartenenti allo stesso gruppo, controllate o collegate ai sensi dell’art. 2359 c.c., l’incremento va calcolato al netto delle diminuzioni avvenute nello stesso periodo nelle altre imprese. Lo stesso discorso va fatto nel caso in cui, si tratti di aziende facenti capo, anche per interposta persona, allo stesso soggetto. Per i datori di lavoro privati, diversi dalle società che non hanno per oggetto esclusivo o principale l’esercizio di una attività commerciale e per gli organismi collettivi di investimento (art. 73, comma 1, lettera c, del TUIR), la base occupazionale viene individuata con riferimento al personale dipendente impiegato “nell’attività commerciale” ed il beneficio spetta soltanto per i lavoratori ad essa adibiti: in caso di lavoratori adibiti anche nella attività istituzionale si considera, ai fini della individuazione della base occupazionale di riferimento e del suo incremento, nonché della rilevazione del costo, il solo personale dipendente riferibile all’attività commerciale individuato in base al rapporto tra l’ammontare dei ricavi e degli altri proventi relativi “all’attività commerciale” e l’ammontare complessivo di tutti i ricavi e proventi.

Ricordo che con l’espressione “attività commerciale” si intende l’attività svolta professionalmente da chi produce (attività industriale o artigianale) o acquista merci in nome e per conto proprio e le rivende.

Una volta approvata la disposizione, credo che saranno particolarmente urgenti e graditi, ai fini della piena attuazione, i chiarimenti delle autorità finanziarie.

L’art. 2359 c.c. viene, spesso, citato allorquando si parla di benefici legati alle assunzioni: esso fa riferimento alle società controllate o collegate. Le prime sono:

  • a) quelle in cui un’altra società dispone della maggioranza dei voti esercitabili nell’assemblea ordinaria;
  • b) quelle in cui un’altra società dispone di voti sufficienti per esercitare un’influenza dominante nell’assemblea ordinaria;
  • c) quelle che sono sotto influenza dominante di un’altra società in virtù di particolari vincoli contrattuali con essa;

Ai fini dell’applicazione di quanto previsto alle lettere a) e b) vanno calcolati anche i voti spettanti a società controllate, a società fiduciarie e ad interposta persona: non si computano i voti spettanti per conto di terzi.

Il concetto di società collegate è, invece, leggermente diverso: sono da considerarsi tali quelle nelle quali un’altra società esercita un’influenza notevole ed è lo stesso codice civile a fornire la definizione: “l’influenza si presume quando nell’assemblea ordinaria può essere esercitato almeno un quinto dei voti ovvero un decimo se la società ha azioni quotate in borsa”.

Due notazioni importanti meritano di essere sottolineate.

La prima concerne i datori di lavoro che assumono tale veste a partire del 1° ottobre 2018. Per gli stessi ogni nuova assunzione costituisce incremento occupazionale.

La seconda riguarda i cambi di appalto nella gestione di un servizio pubblico, pur se dato in concessione a soggetti privati: l’agevolazione fiscale spetta limitatamente ai lavoratori in più assunti rispetto alla vecchia impresa appaltatrice.

Lo sgravio Ires spetta soltanto se il datore di lavoro è in regola con il DURC, con le norme che tutelano la salute e la sicurezza sul lavoro (e qui mi sembra evidente il richiamo implicito al comma 1175 dell’art. 1, della legge n. 296/2006 ed ai chiarimenti amministrativi espressi, a suo tempo, dal Ministero del Lavoro) e con il rispetto dei contratti collettivi nazionali anche con riferimento a quei dipendenti per i quali non fruisce dell’agevolazione fiscale (quindi, per i dipendenti già in forza alla data del 30 settembre 2018): sarà opportuno verificare come uscirà la disposizione dall’esame parlamentare in quanto, nel disegno di legge, c’è una modifica essenziale perché non si fa più riferimento ai contratti collettivi nazionali stipulati dalle organizzazioni comparativamente più rappresentative e se esistenti a quelli di secondo livello come avviene oggi, per altre agevolazioni, nel rispetto dell’art. 1, commi 1175 e 1176 della legge n. 296/2006 e neanche viene richiamato l’avverbio “maggiormente” in uso negli anni passati. Probabilmente, si tratta di una “svista” di chi ha scritto il provvedimento, poi “bollinato” dalla Ragioneria Generale dello Stato: se così non fosse, sarebbe, a mio avviso, un bel problema in quanto (in mancanza dell’attuazione costituzionale dell’art. 39) si aprirebbe un varco per l’applicazione di quelle pattuizioni collettive nazionali sottoscritte da associazioni datoriali e sindacali di dubbia rilevanza.

Sull' autore

Eufranio Massi
Eufranio Massi 280 posts

E' stato per 40 anni dipendente del Ministero del Lavoro. Ha diretto, in qualità di Dirigente, le strutture di Parma, Latina, i Servizi Ispettivi centrali, Modena, Verona, Padova e Piacenza. Collabora, da sempre, con riviste specializzate e siti web sul tema lavoro tra cui Generazione vincente blog.

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