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Vorrei sapere quali sono i recessi per i quali non c’è l’obbligo del preavviso?

Vorrei sapere quali sono i recessi per i quali non c’è l’obbligo del preavviso?

L’ obbligo del preavviso non sussiste per le seguenti risoluzioni:

  • Risoluzione consensuale
  • Risoluzione per giusta causa (art. 2119 c.c.)
  • Recesso durante o al termine del periodo di prova
  • Risoluzione allo scadere del contratto a Tempo Determinato
  • Recesso al termine del periodo di lavoro optato dal lavoratore che ha maturato i requisiti per la pensione di vecchiaia

Di seguito un’estratto dall’editoriale Periodo di preavviso: il dettato normativo e le questioni operative [E.Massi]

[…]Ma, quali sono le ipotesi in cui, in caso di risoluzione del rapporto, viene meno l’ obbligo del preavviso?

Si tratta di fattispecie ben determinate dall’ordinamento che possono così sintetizzarsi:

  • licenziamento per giusta causa che si sostanzia in un comportamento talmente grave del lavoratore da non consentire la prosecuzione, neanche provvisoria del rapporto. Ovviamente, qualora al termine dell’eventuale giudizio si giungesse, ad esempio, alla conclusione che il recesso è dovuto ad un giustificato motivo soggettivo, determinato da un notevole inadempimento del lavoratore, quest’ultimo ha diritto alla prevista indennità sostitutiva. Tale principio è stato ribadito, di recente, dalla Corte di Cassazione con la sentenza n. 14192 del 4 giugno 2018 ove si ribadisce che, pur in presenza dell’indennità risarcitoria prevista dall’art. 18 della legge n. 300/1970, come novellato dalla legge n. 92/2012, non sono venute meno le esigenze proprie dell’istituto che è finalizzato a tutelare la parte che subisce il recesso ed a fronteggiare la situazione di perdita improvvisa dell’occupazione.
  • mancata ripresa del lavoro dopo la sentenza esecutiva di reintegra nel posto che il lavoratore occupava prima del licenziamento con lo svolgimento delle stesse mansioni;
  • dimissioni per giusta causa (art. 2119 c.c.) a fronte di un grave inadempimento del datore. che, senza entrare nel merito delle singole questioni, sia responsabile per il mancato o ritardato pagamento delle retribuzioni (almeno due secondo un indirizzo giurisprudenziale), comportamento gravemente ingiurioso nei confronti del lavoratore, richiesta di prestazioni illecite, molestie di natura sessuale, mobbing, significativo svuotamento delle mansioni con pregiudizio sia alla professionalità che alla carriera. Anche le dimissioni per giusta causa vanno presentate attraverso la procedura telematica prevista dal D.M. del Ministero del Lavoro, in esecuzione della previsione contenuta nell’art. 26 del D.L. vo n. 151/2015. Il lavoratore dimissionario ha diritto all’indennità sostitutiva del preavviso (Cass., 7 novembre 2001, n. 13782) ed all’indennità di NASPI, in presenza dei requisiti soggettivi ed oggettivi richiesti dal D.L. vo n. 22/2015: la giurisprudenza esclude che l’interessato sia titolare di un autonomo diritto al risarcimento del danno, a meno che i comportamenti datoriali non siano stati effettivamente lesivi del dipendente;
  • risoluzione del rapporto durante o al termine del periodo di prova inserito per iscritto nel contratto di lavoro: la ragione è evidente in quanto durante tale arco temporale le parti possono risolvere, in qualunque momento, il rapporto senza che ciò riverberi i propri effetti su altri istituti di gestione che non siano il pagamento delle giornate lavorative effettivamente svolte;
  • risoluzione consensuale del rapporto che, tuttavia, almeno per quel che riguarda il lavoratore, non può prescindere dalla procedura telematica prevista per le dimissioni dal D.M. del Ministero del Lavoro. Tale procedura non si applica alla risoluzione consensuale nel lavoro domestico, a quella avvenuta “in sede protetta” (articoli 410, 411 e 185 cpc), al contratto di lavoro marittimo, disciplinato dal codice della navigazione, ed ai genitori lavoratori che, in presenza di particolari requisiti, sono sottoposti (non soltanto in caso di dimissioni) alle procedure previste dall’art. 55 del D.L. vo n. 151/2001.[…]

Sull' autore

Roberto Camera
Roberto Camera 703 posts

Esperto di Diritto del Lavoro e relatore in convegni sulla gestione del personale. Ha creato, ed attualmente cura, il sito internet http://www.dottrinalavoro.it in materia di lavoro. (*Le considerazioni sono frutto esclusivo del pensiero dell’autore e non hanno carattere in alcun modo impegnativo per l’Amministrazione di appartenenza)

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2 Commenti

  1. SilviaB
    Aprile 14, 09:00 Reply

    Salve dott Camera, la interpello per un quesito in merito al preavviso nella risoluzione consensuale del rapporto di lavoro. Se da una parte è vero che non è previsto in quanto, per definizione, le parti risolvono consensualmente il rapporto, dall’altra mi viene da pensare che, nel definire la data di decorrenza della risoluzione, lavoratore e datore debbano intendersi e accordarsi su una sorta di preavviso reciproco.
    Potrebbe infatti accadere che il datore di lavoro voglia risolvere immediatamente e il lavoratore desideri invece lavorare ancora 2 mesi. Se trovano un accordo a metà strada (1 mese), il datore di lavoro potrà chiudere subito il rapporto ma dovrà corrispondere al lavoratore una mensilità di stipendio oltre a quelle eventualmente già concordate per l’uscita. Questa mensilità aggiuntiva non può essere assimilata in qualche modo ad un’indennità sostitutiva di preavviso?
    Allo stesso modo il lavoratore che volesse uscire immediatamente potrebbe dover trovare un accordo con il datore per una sorta di preavviso lavorato o, qualora non volesse proprio darlo, essere penalizzato con una decurtazione della buonuscita.

    Capisco che il ragionamento sia un po’ contorto, volevo per questo il suo parere.

    Grazie
    Silvia

    • Roberto
      Aprile 14, 12:51 Reply

      Normalmente, nell’accordo di risoluzione consensuale, il preavviso viene meno. E’ possibile anche che nell’accordo vi sia un periodo di preavviso, anche difforme da quello previsto contrattualmente. Ma non ho mai visto che all’accordo segue un mancato rispetto di questo preavviso e quindi la corresponsione dell’indennità. Detto questo, qualora ci si accordi per un preavviso che poi non viene rispettato, l’altra parte potrà richiederne la relativa indennità.

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