Un’ azienda ha erogato la retribuzione in contanti a tutti i dipendenti. In caso di controllo a quanto ammonta la sanzione?

Un’ azienda ha erogato la retribuzione in contanti a tutti i dipendenti. In caso di controllo a quanto ammonta la sanzione?
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La sanzione amministrativa pecuniaria, in caso di violazione al divieto di pagamento delle retribuzioni in contanti , consiste nel pagamento di una somma da 1.000 euro a 5.000 euro. La sanzione non tiene conto del numero dei lavoratori coinvolti quanto piuttosto, in presenza di pagamenti mensili, del numero dei mesi per i quali si è protratto l’illecito.

Per maggiori informazioni, di seguito le indicazioni fornite dall’Ispettorato Nazionale del Lavoro al personale ispettivo, con la nota n. 5828 del 4 luglio 2018.

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Modalità di calcolo della sanzione

“Come noto, l’art. 1, comma 910, della L. n. 205/2017 prevede che: “a far data dal 1° luglio 2018 i datori di lavoro o committenti corrispondono ai lavoratori la retribuzione, nonché ogni anticipo di essa, attraverso una banca o un ufficio postale con uno dei seguenti mezzi (…)”. La violazione di tale precetto è sanzionata ai sensi del successivo comma 913, con la sanzione amministrativa pecuniaria consistente nel pagamento di una somma da 1.000 euro a 5.000 euro. La formulazione del precetto lascia intendere che il regime sanzionatorio sia riferito alla totalità dei lavoratori in forza presso il singolo datore di lavoro con la conseguenza che la sua applicazione prescinde dal numero di lavoratori interessati dalla violazione. Tuttavia in relazione alla consumazione dell’illecito, il riferimento all’erogazione della retribuzione – che per lo più avviene a cadenza mensile – comporta l’applicazione di tante sanzioni quante sono le mensilità per cui si è protratto l’illecito. A titolo esemplificativo, qualora la violazione si sia protratta per tre mensilità in relazione a due lavoratori, la sanzione calcolata ai sensi dell’art. 16 della L. n. 689/1981 sarà pari a: euro 1666,66×3 = euro 5.000. Per quanto sopra chiarito, il medesimo importo sarà così calcolato qualora, per lo stesso periodo (tre mensilità), i lavoratori interessati dalla violazione siano in numero minore o maggiore”.

Leggi anche Il pagamento di retribuzioni e compensi tra nuovi oneri, tracciabilità e controlli ispettivi [E. Massi]

Sull' autore

Roberto Camera
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Funzionario dell'Ispettorato Nazionale del Lavoro e relatore in convegni sulla gestione del personale. Ha creato, ed attualmente cura, il sito internet http://www.dottrinalavoro.it in materia di lavoro. (*Le considerazioni sono frutto esclusivo del pensiero dell’autore e non hanno carattere in alcun modo impegnativo per l’Amministrazione di appartenenza)

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3 Commenti

  1. Nicoletta Vinci
    novembre 21, 14:13 Reply

    Sono Assistente Sociale e lavoro nella sanità (dipendente pubblico). Con un part-time al 50% posso esercitare la libera professione con P.IVA C/o un’altro Ente Pubblico della Sanità? So’ che non è possibile avere due rapporti di lavoro subordinati o para subordinati C/o due Enti Pubblici, ma nel mio caso non sarei dipendente ma eserciterei la libera professione e manterrei il rapporto di dipendenza solo con la mia attuale Azienda.
    Grazie

    • Roberto
      novembre 21, 21:33 Reply

      Credo che nel suo caso non sia possibile, in quanto vige un principio di non compatibilità per le medesime attività svolte in forma pubblica. Deve chiedere l’autorizzazione preventiva alla sua amministrazione.

  2. luigi74
    novembre 15, 06:07 Reply

    salve,
    sono un dipendente enti locali – polizia locale -con contratto a tempo indeterminato di 236 ore settimanali.
    mi hanno contattato da una scuola vicino casa per una supplenza di 4-6- ore settimanali per storia della musica .
    volevo chiedere se le due cose fossero compatibili in quanto sbirciando su internet, leggevo che se l’amministrazione a cui appartengo mi autorizza dopo aver verificato che non ci sono motivi ostativi tra le due fattispecie lavoro, potrei comunque svolgerli entrambe.
    è giusto quello che ho inteso? grazie luigi

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