L’ufficio hi-tech, approccio a misura d’uomo e mentoring: questo sarà il workplace dei millenial

I ragazzi nati tra gli inizi degli anni ‘80 e i primi anni Duemila, tra crisi economiche e cambiamenti del lavoro. Come cambia l’ufficio del futuro per stare al passo con i millenial

L’ufficio hi-tech, approccio a misura d’uomo e mentoring: questo sarà il workplace dei millenial
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Da qui al 2025 il volto del lavoratore-tipo cambierà radicalmente, infatti il 75% della forza lavoro mondiale sarà composta dai millenial. Questo ci può dare l’idea del forte mutamento del concetto di lavoro, una trasformazione in grado di fornire un ambiente in cui le persone si sentano valorizzate, indipendenti e parte di una squadra. È questo sarà la cosa più importante di tutte.

Una tangibile evidenza di questo potrebbe essere un layout di ufficio aperto in cui i colleghi interagiscono con facilità e molto più di frequente. Ma questo in cosa si tradurrà? Come sarà il posto di lavoro del futuro lavorando sui concetti di flessibilità, tecnologia e tools?

Ora più che mai è sotto gli occhi di tutti che l’intelligenza artificiale si stia facendo strada nel mondo degli affari e ciò muta profondamente gli organigrammi aziendali.

Il 2017 in futuro sarà considerato come una sorta di spartiacque della tecnologia in ufficio, difatti circa 22 miliardi di euro sono stati spesi per fusioni e acquisizioni relative all’Intelligenza Artificiale cioè circa 26 volte di più rispetto al 2015. Secondo un’analisi del McKinsey Global Institute, le applicazione inerenti all’IA delle catene di marketing produrrà un valore economico stimato in 2,5 miliardi di euro nei prossimi 20 anni.

Quindi il focus si sposta sulla capacità di attrarre i millennial nel mondo aziendale e portare dalla propria parte i talenti migliori, come si può fare? Come si deve trasformare il workplace dei prossimi anni per assecondare il cambiamento?

Il programma di lavoro più popolare fra i millennial è il mentoring – afferma Chris Barksdale, Vicepresidente di Scripps Networks Interactive – ovvero l’impostazione di una relazione one-to-one dentro l’ufficio con un mentore con cui confrontarsi per non smarrire la direzione”.

Un altro punto molto richiesto dai millennial è la valutazione dell’infrastruttura tecnologica.

Tutti noi – prosegue Chris Barksdale – non solo le generazioni più giovani, vogliamo utilizzare i nostri dispositivi mobili anche per il lavoro senza essere costretti a cambiare device ma ciò ovviamente richiede flessibilità di software e soprattutto un buon livello di criptatura dati, necessaria nel momento in cui quei dispositivi lasciano l’ufficio con sessioni di lavoro in standby”.

Questione altrettanto importante per ripensare al “workplace of the future” è il tema etico delle aziende.

Il consumo globale supera per 1,5 volte le disponibilità del pianeta, ciò ha generato un divario ecologico drammatico, che unito ad un divario sociale e culturale in crescita sugli indicatori mondiali, impone a tutte le organizzazioni che si interessano di innovazione di andare alla ricerca di nuovi modelli di business”, afferma Carlo Alberto Tenchini, Ad Sharp Italia.

E ancora, una dei temi è legato all’aspetto più oscuro del progresso tecnologico innestato anche nel lavoro, diciamo uno dei suoi punti deboli. Oggi il bisogno di migliorarsi, aumentare le proprie skill ed essere sempre connessi e competitivi tocca anche l’aspetto psicologico e della salute, infatti genera una sorta di ansia da prestazione, una paura e instabilità connessa, è proprio il caso di dirlo, a questo meccanismo. Un modus operandi che invita a concorrere nel modo più esasperato ma che dovrebbe essere sovvertito puntando, piuttosto, sul concetto di benessere. In quale modo? Si potrebbe pensare a tutte le aree fitness e relax presenti oggi nelle multinazionali e al supporto mental coach garantito ai broker.

A farla da padrone per quanto riguarda la paura è appunto il timore per la scomparsa proprio posto di lavoro derivante dall’automazione. I chatbot, infatti, che sono alimentati dall’IA, continueranno sempre di più a pervadere il posto di lavoro. Tali programmi, cioè account digitali che comunicano via chat utilizzando il linguaggio “umano” e dando vita quindi a un vero e proprio modo di comunicare, dovrebbero far risparmiare alle aziende oltre 79 milioni di dollari in spese salariali e già oggi negli Usa circa il 20% delle aziende già utilizza i chatbot sul posto di lavoro (le previsioni stimano che questo dato salirà al 57% previsto entro il 2021). Le aziende utilizzano i chatbot come assistenti personali, per l’assistenza clienti on-demand, per estrarre dati, snellire i processi aziendali, recuperare informazioni sui prodotti e rispondere domande dei dipendenti. Ad esempio, a Overstock, hanno un chatbot per le risorse umane chiamato Mila, che consente ai manager di sapere quando i dipendenti sono malati e in Intel, usano un assistente virtuale HR che risponde a domande su retribuzioni e benefici.

Ma nonostante il timore questi software saranno sempre più adottati dalle aziende e per tale motivo nel workplace del futuro sarà fondamentale: una visione Human Centered, l’uomo al centro del processo creativo. Del resto – prosegue Tenchini – se fino a poco tempo fa Internet of Things, Smart House, Smart Factory erano fantascienza, concetti futuribili, oggi sono la realtà con cui dobbiamo confrontarci. A partire dal luogo di lavoro”.

A conti fatti, poi, basteranno il tema etico, l’approccio umano e i mentoring ad aumentare l’appeal per attrarre a se i millennial e a rendere più efficiente l’ambiente di lavoro in un panorama così tecnologicamente avanzato? La risposta è appunto vincere le sfide che il futuro ci riserva e ci pone.

 

 

Sull' autore

Luca De Martino
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Collaboratore per quattro anni del quotidiano "Cronache di Napoli" come redattore di articoli di cronaca politica, bianca, economia, giudiziaria e nera. Collaboratore di blog e siti web in qualità di cronista.

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