Visto le restrizioni presenti nella Legge 96/2018 per i contratti a termine, posso sostituire detti contratti con contratti co.co.co.?

Visto le restrizioni presenti nella Legge 96/2018 per i contratti a termine, posso sostituire detti contratti con contratti co.co.co.?
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Le 2 tipologie contrattuali (contratto a tempo determinato e co.co.co.) non sono alternative e soggiacciono ad esigenze diverse. Il contratto a termine è un rapporto di lavoro subordinato (art. 19 e ss DLvo 81/2015) e deve essere gestito, dall’azienda, con le caratteristiche della dipendenza (poteri organizzativo, direttivo e disciplinare). La collaborazione è un rapporto che ha come principale caratteristica l’autonomia gestionale. Le regole sono presenti all’interno dell’art. 409 del cpc e dell’art. 2 del DLvo 81/2015.

In definitiva, la risposta è negativa. Se l’esigenza dell’azienda è avere dei lavoratori dipendenti, non può far sottoscrivere loro dei contratti di collaborazione co.co.co.

Dal sito dell’INPS:

[…] I requisiti tipici della collaborazione coordinata e continuativa sono quindi:

  • l’autonomia: il collaboratore decide autonomamente tempi e modalità di esecuzione della commessa, tuttavia non impiega propri mezzi organizzati, bensì, ove occorra, quelli del committente;
  • il potere di coordinamento con le esigenze dell’organizzazione aziendale esercitato dal committente, quale unico limite all’autonomia operativa del collaboratore; esso non può in ogni caso essere tale da pregiudicare l’autonomia operativa e di scelta del collaboratore nell’esecuzione della prestazione, autonomia che continuerà quindi ad esplicarsi all’interno delle pattuizioni convenute;
  • la prevalente personalità della prestazione;
  • la continuità che va ravvisata non tanto e non solo nella reiterazione degli adempimenti, che potrebbe anche mancare in virtù delle peculiarità specifiche dell’attività lavorativa, quanto nella permanenza nel tempo del vincolo che lega le parti contraenti. In mancanza di tale requisito, e del correlato potere di coordinamento e del vincolo funzionale, si delinea invece la fattispecie della prestazione occasionale (v. Lavoro autonomo occasionale);
  • il contenuto artistico-professionale dell’attività (fino al 31/12/2000): questo requisito, presente nella vecchia stesura dell’art. 49,c. 2, lett. a del TUIR, è stato abolito, a decorrere dal 1° gennaio 2001, dall’art. 34 della L. 342/2000; pertanto da tale data anche le attività manuali e operative possono essere oggetto di rapporti di co-co-co, purché il rapporto lavorativo conservi il suo carattere autonomo e sussistano quindi tutti gli altri requisiti tipici della categoria;
  • la non attrazione dell’attività lavorativa nell’oggetto dell’eventuale professione svolta dal contribuente;
  • la retribuzione che deve essere corrisposta in forma periodica e prestabilita […]

Sull' autore

Roberto Camera
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Funzionario dell'Ispettorato Nazionale del Lavoro e relatore in convegni sulla gestione del personale. Ha creato, ed attualmente cura, il sito internet http://www.dottrinalavoro.it in materia di lavoro. (*Le considerazioni sono frutto esclusivo del pensiero dell’autore e non hanno carattere in alcun modo impegnativo per l’Amministrazione di appartenenza)

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