Decreto Dignità: Confindustria critica il testo “Si creano effetti peggiori delle previsioni”

Il decreto dignità "pur perseguendo obiettivi condivisibili" rende "più incerto e imprevedibile il quadro delle regole", per Confindustria, “il decreto va corretto”

Decreto Dignità: Confindustria critica il testo “Si creano effetti peggiori delle previsioni”
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Per Confindustria le conseguenze del provvedimento dell’esecutivo, l’ormai già famigerato Decreto Dignità, sono fonte di grande preoccupazione. L’apprensione per gli esiti della misura appare chiaro nelle parole del direttore generale Marcella Panucci in audizione alle commissioni Finanze e Lavoro riunite alla Camera. “Pur perseguendo obiettivi condivisibili” il decreto dignità rende “più incerto e imprevedibile il quadro delle regole” per le imprese “disincentivando gli investimenti e limitando la crescita”.

Per Confindustria c’è la necessità di “evitare brusche retromarce sui processi di riforma avviati” ma sottolinea anche che “il decreto va corretto”, che intervengano sulle causali per i contratti a termine e sulle norme ora “punitive e poco chiare” e sulle delocalizzazioni delle aziende.

“Il fatto che per contratti tra i 12 e i 24 mesi sia richiesto alle imprese di indicare le condizioni del prolungamento finisce per limitare a 12 mesi la durata del contratto a tempo determinato, generando effetti negativi oltre quelli già stimati”. Continua poi la Confederazione dell’Industria, anche sulle delocalizzazioni c’è necessità di intervento “attenuando il regime sanzionatorio perché, oltre la restituzione di 4 volte il beneficio ottenuto, è prevista anche una sanzione amministrativa da 2 a 4 volte il beneficio”.

Questi sono gli argomenti principali toccati nell’audizione. Più nello specifico Confindustria chiede che dal provvedimento vengano cancellate le causali “almeno fino a 24 mesi”, che sono “il punto più critico, aumentano il contenzioso e non sono una vera tutela per il lavoratore” e di “chiarire la natura non incrementale dell’aumento di 0,5 punti percentuali del contributo addizionale per ciascun rinnovo del contratto a tempo determinato, evitando così un incremento irragionevole e sproporzionato dei costi a carico dei datori di lavoro”.

I cambiamenti in atto nella somministrazione di lavoro, poi, vanno rivisti “esonerando il contratto a tempo determinato tra l’agenzia per il lavoro e il lavoratore dall’indicazione delle causali, nonché dalla disciplina degli intervalli temporali tra la stipulazione di un contratto a tempo determinato e il successivo”.

Marcella Panucci ha evidenziato anche che il raddoppio dell’indennità in caso di licenziamenti illegittimi “rischia di scoraggiare le assunzioni a tempo indeterminato” oltre a “non trovare riscontro sul piano comparato” visto che quello minimo (4 mesi) “è quadruplo rispetto a quello di Francia, Germania e Spagna; mentre l’indennizzo massimo (24 mesi) è superiore a quelli di Francia (20 mesi) e Germania (18 mesi)”.

La soluzione per Confindustria sarebbe: “La decontribuzione totale per assumere i giovani, per puntare a fare entrare i giovani nel mercato del lavoro con contratti stabili”. “I vincoli sui contratti a tempo determinato – ripete Marcella Panucci – non servono a nulla. La tutela al lavoratore la dà il lavoro non il contenzioso. Agire sul costo del lavoro e sostenere in maniera importante sull’economia”.

 

  Audizione DL Dignità

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