Consulenti del lavoro: secondo i dati dell’Osservatorio, giovani sovra-istruiti e sottoccupati

Consulenti del lavoro: secondo i dati dell’Osservatorio, giovani sovra-istruiti e sottoccupati
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I dati dell’Osservatorio di statistica dei consulenti del lavoro, che emergono dal report “Giovani sottoccupati e sovra-istruiti”, sottolineano alcuni aspetti dell’occupazione giovanile nel nostro Paese.

Nell’ultimo decennio giovani occupati tra i 15 e i 34 anni hanno subito un calo di circa 1,4 milioni di unità, mentre la disoccupazione passava dal 21,2% nel 2008 all’attuale 34,7%. Osservando questo trend negativo più nel dettaglio, per i giovani diminuiscono di oltre 1,5 milioni i contratti a tempo indeterminato e aumentano di 112 mila quelli a tempo determinato.

Il report cerca di analizzare quanto sono stati penalizzati dalla crisi i giovani in cerca di un posto di lavoro e in che modo il livello di istruzione dei laureati italiani abbia inciso sulla capacità di trovare una buona posizione lavorativa.

A quanto si evince dalla ricerca effettuata dai consulenti del lavoro, nel periodo preso in considerazione si osserva anche a un incremento dei contratti part-time (il 30% in più del 2008), che ha come risultato un incremento della sottoccupazione e il moltiplicarsi del part-time involontario (oltre 2,6 milioni di occupati che hanno accettato un contratto di lavoro part-time pur cercando un impiego a tempo pieno). Di questi, 890 mila hanno un’età compresa tra i 15 e i 34 anni. Considerando i numeri percentuali, dunque, i giovani che aspirano ad un lavoro a tempo pieno e ne trovano solo a tempo parziale sono passati dal 48,3% nel 2008 al 74,8% nel 2017.

Questo moltiplicarsi del lavoro part-time nel nostro Paese riflette il periodo economico che l’Italia sta vivendo e confermano che, che lo si voglia o no, stiamo assistendo a un nuovo modello di mercato del lavoro al quale i giovani dovranno fare l’abitudine: a tempo determinato e part time. Sono le donne ad essere più colpite dalla sottoccupazione, infatti, 6 lavoratrici su 10 sono occupate con contratto di part time involontario.

Il report dell’osservatorio statistico dei consulenti del lavoro prova a dare una spiegazione alle cause che condizionano la disoccupazione giovanile. Tra queste, certamente, il livello di istruzione obbligatoria conseguito dai giovani italiani. Tra la popolazione (25-34 anni) con un livello di studi basso gli occupati sono pari al 52%, mentre per i titoli di studio alti (laurea) la percentuale arriva al 65%.

Per quanto concerne la disoccupazione delle fasce giovani, si possono osservare oltre 311 mila giovani tra i 15 e i 34 anni disoccupati da oltre 2 anni, e di questi solo il 9% possiede una laurea. l livello di istruzione diventa, dunque, una discriminante per la ricerca di lavoro e per ridurre la probabilità di rimanere disoccupati per un lungo periodo.

Eppure dall’analisi effettuata dal Pisa (Programme for international student assessment) si può osservare un livello di preparazione dei nostri studenti molto più basso rispetto ad altri Paesi europei. Per di più, la spesa in istruzione in rapporto al Pil è tra le più basse in Europa, soprattutto se effettuiamo un confronto con Paesi economicamente equivalenti all’Italia come la Germania o la Francia.

In conclusione, se consideriamo il rapporto tra laurea e qualifica professionale, la quota di laureati impiegati in mansioni che non richiedono questo livello di istruzione assume livelli scoraggianti. E ancora, il fenomeno della sovra-istruzione (overqualification rate), si può leggere ancora nel report, riguarda ormai circa 320 mila giovani italiani che hanno un impiego con mansioni che non necessitano del titolo di studio conseguito.

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