Agenzie per il lavoro bersaglio delle fake news

Agenzie per il lavoro bersaglio delle fake news
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Le fake news o come vengono chiamate in italiano, le “bufale”, riempiono la rete e i media con una costanza quasi allarmante. Sono molto spesso causa di pensieri fuorvianti e opinioni fallaci, creati con più o meno volontarietà da chi vuol denigrare o screditare qualcuno o qualcosa.

Riconoscerle e smontarle appare cosa non facile, eppure qualcosa si può fare: ad esempio capirne la fonte, cioè il sito di provenienza; confrontarla con altre notizie dello stesso tipo pubblicate da altre fonti, magari più affidabili, per poi valutarne la veridicità.

Nemmeno il mondo del lavoro e le Agenzie per il Lavoro sfuggono a questo tiro al bersaglio di fake news, difatti, dalla loro prima apparizione sulla scena del nostro ordinamento giuridico di vent’anni fa subiscono una sorta di bersaglio privilegiato di fake news che provoca danni sia al settore che ai lavoratori stessi.

Esistono una serie di notizie false o “fasi miti” sulle Agenzie per il Lavoro che un’attenta analisi dei dati può facilmente smontare.

Una fake news che circola in rete, per esempio, è quella che sostiene che le Agenzie per il Lavoro trattengano parte della retribuzione dalle buste paga dei lavoratori in somministrazione. “Niente di più falso: la legge recita che è espressamente vietato esigere o comunque percepire, direttamente o indirettamente, compensi dal lavoratore. Pena sanzioni, fino alla cancellazione dall’Albo istituito presso il ministero del Lavoro; laddove l’iscrizione è condizione essenziale perché una agenzia possa operare” risponde Assolavoro, l’associazione nazionale di categoria delle agenzie per il lavoro, che ne comprende 90 autorizzate dal ministero con circa 2500 sportelli e 12 mila dipendenti.

A volte si può trovare sul web anche la “bufala” che vuole che chi cerca lavoro debba pagare per i servizi offerti dalle APL: “Falso — ribatte l’associazione — Tutti i servizi di orientamento, bilancio delle competenze, formazione, collocazione o ricollocazione sono gratuiti. Sono le aziende che pagano per i servizi offerti dalle agenzie”.

Oppure quella che recita che i lavoratori in somministrazione non godano degli stessi diritti e tutele dei lavoratori alle dirette dipendenze delle aziende utilizzatrici: Al contrario — replica Assolavoro — Per legge i lavoratori “in missione” per conto di una agenzia devono avere stessa retribuzione, stesse tutele e stessi diritti del collega che svolge le stesse mansioni, alle dirette dipendenze dell’azienda utilizzatrice. Il settore costituito dalle Apl, inoltre, ha poi in più un sistema formativo e delle prestazioni aggiuntive garantite dal settore e finanziate con risorse private”.

I somministrati possono essere paragonati a coloro che lavorano nelle cooperative? Assolavoro risponde negativamente anche a questo: “Il lavoratore in somministrazione è assunto dall’Apl come lavoratore subordinato dipendente a termine, a tempo indeterminato o in apprendistato. È inviato in missione presso l’azienda utilizzatrice con parità di trattamento economico e normativo rispetto ai lavoratori diretti di pan livello dell’impresa in cui opera. Non così il lavoratore in cooperativa, che ha uno stipendio anche del 20% più basso”.

Fra le fake news più utilizzate è quella che vede le APL offrire solo lavori a tempo determinato. Secca la replica di Assolavoro: “Sono oltre 30 mila i lavoratori in somministrazione a tempo indeterminato. E in un anno le agenzie effettuano attività di ricerca e selezione finalizzate alle assunzioni dirette da parte di altre aziende per oltre 54 mila posizioni”.

Altra fake news: la maggior parte dei lavoratori sono impiegati per missioni molto brevi. Dall’Osservatorio di Assolavoro emerge invece che lo scenario è differente. E che gli occupati tramite agenzia, secondo i dati Inps, lavorano mediamente per 20 giornate in un mese.

Ultima “bufala” che vuol condurre fuori strada: le agenzie offrono solo lavori poco qualificati. «Sbagliato — obietta l’associazione — Perché le agenzie lavorano con tutti i settori e coprono tutte le esigenze, di recente anche di figure professionali in campo digitale. Non a caso, in ogni corso di formazione su due ci sono moduli relativi alla manifattura 4.0 o alla digitalizzazione. Ogni anno vengono formate oltre 200 mila persone, negli ultimi 5 la crescita è stata del 37% con un incremento del numero di lavoratori formati del 15%. Infine, il fatto che la retribuzione media aumenti trimestre su trimestre dipende dal progressivo aumento delle qualifiche”.

Quindi, in modo provocatorio, si può pensare alle Agenzie per il Lavoro come a dei paradisi del lavoratore? “No, anche questa sarebbe una fake news, ma è il canale a cui accedono ad una occupazione regolare, con la retribuzione prevista dai Ccnl, le tutele tipiche del lavoro dipendente, oltre 600 mila persone in un anno», dichiara Assolavoro. Di queste persone — secondo i dati dell’Osservatorio — il 54% ha meno di 34 anni, mentre la parte restante è concentrata soprattutto nelle classi di età centrali (dai 35 ai 39 anni). Gli over 50 hanno un’incidenza di poco superiore al 12% rispetto al totale”.

Da questo si evince anche che i lavoratori in somministrazione abbiano una formazione che in alcuni casi è maggiore di altri lavoratori, difatti i criteri di valutazione sono molti e piuttosto specifici: dalla valutazione delle esperienze formative e professionali dei candidati a motivazioni, flessibilità e atteggiamento proattivo verso il lavoro. Poi esiste anche una componente molto rilevante che gioca la Web reputation o la gestione dei profili social, che le agenzie utilizzano per la ricerca e la selezione del personale.

Fonte: Affari & Finanza

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