Inabilità permanente e licenziamento [Cassazione]

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cassazioneCon sentenza n. 8419/2018, la Cassazione ha affermato che in caso di Inabilità permanente il datore di lavoro deve verificare se nella propria organizzazione esistono posizioni di lavoro confacenti, anche se di livello inferiore.

La Suprema Corte, tuttavia, ritiene che l’assegnazione in altra mansione debba essere compatibile con gli interessi datoriale e, comunque, non deve essere tale da snaturare l’organizzazione dell’impresa: il tutto, in un’ottica di bilanciamento degli opposti interessi (conservazione del posto e libertà di impresa).

Segue uno stralcio della sentenza della Corte di Cassazione n. 8419/2018:

“ […]Al di là della valutazione della astratta validità dei principi appena richiamati, è pacifico, tuttavia, che nella specie l’iter argomentativo seguito dal giudice del gravame si è sviluppato coerentemente a condivisi principi di interpretazione secondo buona fede del contratto, che impongono di valutare il recesso datoriale alla luce di canoni intepretativi che valorizzano la possibilità di adibizione del lavoratore inidoneo ad una diversa attività lavorativa riconducibile alle mansioni già assegnate o ad altre equivalenti, e subordinatamente anche inferiori, sempre che venga attribuito rilievo, nel bilanciamento degli interessi costituzionalmente protetti (art 4 Cost. ed art 41 Cost.), all’interesse del datore di lavoro ad una collocazione del lavoratore inidoneo che non incida nel senso di modificare le scelte organizzative con pregiudizio per gli altri lavoratori ed alterazione inammissibile della qualità dell’organigramma aziendale […]”.

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