Rapporto Confindustria-Cerved: tornano ad investire le imprese del Sud

Rapporto Confindustria-Cerved: tornano ad investire le imprese del Sud
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Stando al rapporto Confindustria-Cerved 2018 la imprese del meridione tornano finalmente ad investire. Le piccole e medie imprese registrano una crescente solidità finanziaria e patrimoniale, da qui si può addirittura sperare in un maggiore sforzo per rendere più consistente il trend di investimenti.

Il tessuto economico e produttivo del Mezzogiorno d’Italia è tornato a rinverdirsi con conti economici in netta ripresa, facendo anche tornare sul territorio stesso le piccolissime imprese, però la velocità con cui si recupera la distribuzione delle aziende non è ancora sufficiente, rimane, infatti, il gap con il periodo precedente alla crisi economica del 2008.

Gli obiettivi prefissati per l’immediato futuro sono principalmente due: innescare il potenziale degli investimenti e supportare l’aumento dimensionale delle micro imprese.

Questa è l’istantanea scattata dalla quarta edizione del Rapporto PMI Mezzogiorno, a cura di Confindustria e Cerved, con la collaborazione di Srm-Studi e Ricerche per il Mezzogiorno, che permette una rilevazione sulle caratteristiche e sull’andamento partendo da un campione di imprese (le Pmi di capitali tra 10 e 250 addetti) caratteristico del tessuto imprenditoriale del meridione. Un campione, di circa 26 mila imprese, che conta su un fatturato di oltre 130 miliardi di euro e un valore aggiunto di quasi 30 miliardi: da sole, dunque, valgono poco meno del 10% del Pil meridionale.

Il sistema di piccole e medie imprese meridionali, che a causa della crisi economica aveva mostrato una flessione particolarmente importante tra il 2007 ed il 2014 (da 29mila a meno di 25mila imprese, meno 14%), ha mostrato una costante crescita, con percentuali anche superiori alle medie nazionali (nel 2016 più 4,1% contro più 3,6%).

In relazione ai dati pre-crisi a disposizione, esiste ancora un gap di circa duemila PMI, ma il trend al rialzo sembra incoraggiante, sia sul fronte delle nascite che delle cessazioni. Il numero di Piccole e medie imprese uscite dal tessuto economico e produttivo è infatti tornato su livelli fisiologici, con decise diminuzioni di fallimenti (meno 25% tra 2016 e 2017), di procedure concorsuali (meno 18%) e di chiusure volontarie.

Anche sul piano della salute delle finanze ci sono netti, seppur graduali, segni di ripresa. Tra le imprese, difatti, aumenta il fatturato (più 2,7%), che cresce più della media italiana ed è ormai tornato ai livelli pre-crisi, e il valore aggiunto (più 4% tra 2015 e 2016). Più timidamente cresce la redditività lorda. Migliora anche la redditività netta all’8% (dal 7,5% dell’anno precedente), che però rimane inferiore rispetto alla media nazionale (10,2%).

Il primo cenno di svolta viene dagli investimenti: dopo una fase di forte contrazione, accelerano e crescono in tutte le regioni meridionali. Tra 2015 e 2016 gli investimenti materiali lordi delle PMI meridionali aumentano dal 5,9% delle immobilizzazioni materiali all’8,5%, superando la media nazionale (7,8%). Fanno anche meglio le imprese industriali, i cui investimenti superano il 10% delle immobilizzazioni in Campania, Puglia e Sicilia.

Gli investimenti sono quelli che rivelano i migliori e ampi margini di miglioramento. Sono circa 7 mila le imprese, fra le più solide, che potrebbero infatti aumentare il proprio indebitamento fino a 9,4 miliardi di euro, mantenendo un livello di rischio molto contenuto: un aumento piuttosto importante, pari al 22,4% dell’attivo, che se convertito in investimenti potrebbe incrementare in modo significativo la capacità produttiva meridionale.

Più della metà di questo potenziale, 5 miliardi di euro, richiama a 6 mila piccole imprese che, anche grazie a questo ulteriore indebitamento “sostenibile”, potrebbero prendere nuovamente quota con una significativa crescita dimensionale e produttiva. Non stupisce il fatto che 1,8 miliardi di euro di nuovo potenziale indebitamento “sostenibile” si riferisce a circa mille imprese ad alta automazione: anche al Sud Industria 4.0 si conferma la strada maestra per l’irrobustimento del tessuto produttivo, soprattutto della parte industriale.

Un peso che continuerà a farsi sentire, anche in una congiuntura che si conferma positiva. Secondo le previsioni di Confindustria e Cerved, nel 2018 e nel 2019, fatturato e valore aggiunto delle PMIdi capitali del Sud continueranno a crescere con tassi non lontani da quelli del resto del Paese, mentre i margini si manterranno più bassi della media nazionale, a conferma della rilevanza di fattori esterni che pesano sulla profittabilità delle imprese meridionali.

Tutto questo si traduce in prospettive, per le piccole imprese del Sud, molto positive, ma comunque l’intensità con cui questo trend si rafforza e, specialmente, la velocità con cui migliorano i valori mostrano che c’è ancora molto da fare per tradurre dei segni positivi in effettivi sviluppi della situazione economica e sociale dei territori del Mezzogiorno.

La strada da fare è ancora tanta e le sfide da affrontare sono comunque ostiche e di non facile soluzione. Lo Studio, difatti, avverte: occorre, infatti, rinfoltire le fila delle piccole ma soprattutto delle medie imprese di capitali; attivare il potenziale di investimento con un miglior accesso alle fonti di finanziamento, non solo bancario; utilizzare sinergicamente credito, finanza e strumenti di incentivazione; sfruttare i fondi europei per ridurre le diseconomie territoriali. Tutti gli attori del settore finanziario, economico e del mondo del lavoro devono essere responsabilizzati e chiamati a fare la propria parte. Ognuno con il suo contributo.

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