Il futuro è nello Smart Working

Il futuro è nello Smart Working
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Lo Smart Working è diventata una realtà per le aziende italiane: in aumento, difatti, il numero di imprese e organizzazioni che hanno deciso, o stanno decidendo, di usare un nuovo modello di lavoro agile. Si mette, così, in discussione l’immagine tradizionale di ufficio, che da spazio fisico diventa spazio “digitale” che segue il dipendente nei suoi spostamenti, un modo di lavorare da remoto che prescinde dal luogo in cui ci si trovi.

“Le aziende che oggi risultano più avanti nei percorsi di adozione dello Smart Working hanno compreso che le opportunità di questo cambiamento culturale, basato su principi di flessibilità e autonomia, risiedono nella sperimentazione di una nuova filosofia manageriale, che mette in discussione e cambia i comportamenti organizzativi di Manager e collaboratori, le loro modalità di coordinamento e la misura delle prestazioni lavorative coniugandole con un maggiore orientamento ai risultati e alla responsabilizzazione delle persone”, dice Emanuele Madini, Associate Partner di P4i – Partners4Innovation.

Si aprono, dunque, spazi immensi per lo Smart Working, il lavoro che svincola dagli orari e dalle postazioni fisse in ufficio. Gli effetti sul modo di interagire con il proprio lavoro saranno moltissimi, maggiore flessibilità ed autonomia, opportunità di lavorare da casa o negli spazi di Coworking (altra nuova frontiera). In pratica, il concetto chiaro è quello del benessere del dipendente che in questo modo potrà più facilmente conciliare il lavoro con la vita privata e la famiglia.

Marcello Rita, responsabile del personale e delle relazioni industriali di Acegas, sottolinea la bontà di questa nuova via da seguire: “Per chi, come diciamo noi, è impegnato in strada, cioè per i tecnici che si occupano di manutenzioni e riparazioni, non ci sono alternative: bisogna andare sul posto. Per tutti gli altri, in qualsiasi funzione aziendale operino, dall’amministrazione agli acquisti, dall’ufficio legale alle varie direzioni operative, è pensabile una diversa organizzazione del tempo e dello spazio”.

La Rivoluzione 4.0 è soprattutto questo: guardare avanti in termini di paradigma e non semplicemente di azioni temporanee dettate dal profitto. Infatti continua ancora Marcello Rita: “Non abbiamo calcolato i vantaggi in termini di maggiore produttività, minore assenteismo, risparmi sui costi fissi. Li misureremo strada facendo. Il balzo in avanti è culturale. Basta con la vecchia logica basata sul controllo, il personale va gestito per obiettivi, esaltando la responsabilità e il coinvolgimento individuali. I vantaggi veri nascono da qui”.

Le Aziende e lo Smart working

Acegas non è l’unica ad utilizzare tale metodo di lavoro, ad esempio, il settore bancario sta facendo cambiamenti in questo senso particolarmente innovativi. Intesa Sanpaolo ha presentato il Piano 2021 che prevede il coinvolgimento nel “lavoro smart” di 24 mila dipendenti, che saranno tre volte quelli attuali. Oppure si può osservare quello che succede nella sede Unicredit di Verona dove nessun dipendente ha la scrivania fissa.

Vodafone è poi fra quelle più attente al lavoro da remoto, il colosso delle telecomunicazioni, difatti, mostra particolare attenzione alle mamme ed i papà di ritorno da una maternità o da un congedo di paternità, dando loro la possibilità dello Smart working per il periodo della crescita del nascituro. Ma si sono mosse pure le imprese manifatturiere, da Safilo, la prima a scendere in campo su questo terreno, a Electrolux. Fino a Benetton, «menzione speciale» allo Smart working award 2017.

I numeri dello Smart working

Secondo l’Osservatorio Smart working del Politecnico di Milano, i numeri, confermano l’inarrestabile crescita. Sono circa 305 mila i lavoratori che impiegano il loro tempo a lavorare da casa o in forme non tradizionali, ed il numero è cresciuto rispetto al 2016 del 14%.

La direttrice dell’Osservatorio, Fiorella Crespi sottolinea gli aspetti positivi del lavoro agile (da denominazione legislativa del nostro paese) dicendo, “Ci sono benefici per tutti: per i lavoratori, per le imprese, per la collettività. Abbiamo registrato un aumento medio della produttività del 15%, che a livello di sistema Paese significherebbero 13,7 miliardi di crescita aggiuntiva all’anno. Il 50% degli smart worker è pienamente soddisfatto della propria organizzazione settimanale, percentuale che scende al 22 per i lavoratori “normali”. Ogni giornata da remoto fa risparmiare un’ora di spostamenti, che vogliono dire 40 ore all’anno, con conseguente riduzione di 135 chilogrammi di CO2 a testa. Insomma, lo smart working conviene. Il punto è estenderlo sempre di più, anche alle piccole e piccolissime imprese”.

Il futuro del lavoro è “smart”

Comunque ad oggi dello Smart Working sono percepite più le luci che le ombre, e le aziende dimostrano di essere pronte a cambiare. Ad evidenziarlo è una ricerca commissionata da Citrix a OnePoll, che ha coinvolto 500 persone tra i 18 e 55 anni di età, occupate e residenti in Italia, distribuite tra Nord, Centro e Sud. Secondo la rilevazione a ritenere il lavoro agile un’opportunità è il 70% degli intervistaticontro un esiguo 3,6% che lo vive come una minaccia. Per il 50,4%, poi, lo Smart Working raffigura il futuro del lavoro. A fare da contraltare è il 26,4% del campione, per cui il lavoro smart non è ancora una realtà, anche se la situazione sembra destinata a evolvere. Di sicuro c’è l’inarrestabile tendenza a questo “modus cogitandi” che farà del lavoro futuro qualcosa di estremamente diverso da quello concepito fino a qualche anno fa.

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