Gli ispettori del lavoro alle prese con il codice di comportamento

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eufraniomassiI recenti tragici fatti accaduti nel napoletano e, soprattutto, l’eco riportato sui “media” (anche con la diffusione di notizie non propriamente aderenti alla realtà), impongono, a mio avviso, la necessità di una riflessione sull’attività di vigilanza delle articolazioni periferiche del Ministero del Lavoro che, pur in un momento estremamente difficoltoso per l’economia, va effettuata in una ottica di trasparenza, ma con la necessità di colpire i fenomeni di lavoro nero edi sfruttamento e di garantire le condizioni migliori di salute e sicurezza sui luoghi di lavoro.

Gli ispettori svolgono la loro meritevole attività (perché tale è, a scanso di ogni equivoco) talora in condizioni di estremo disagio, sol che si pensi, ad esempio, agli accessi con la propria autovettura e con rimborsi che arrivano a distanza di mesi e che non coprono “le spese”, in luoghi disagiati ed in orari notturni.

Tuttavia, sono visti male (ma ciò li accomuna anche ad altri soggetti che operano in funzione di controllo delle attività) e la crisi attuale non fa altro che “estremizzare” talune situazioni.

Bene ha fatto, quindi, il Ministero del Lavoro ad aggiornare, attraverso un DM del Ministro Giovannini firmato il 15 gennaio 2014, il codice di comportamento del personale ispettivo già in essere dal 2006 e ad adeguarlo, non soltanto alla normativa attuale sull’ispezione, ma anche a quella della trasparenza e dell’anti corruzione cui fa riferimento la legge n. 190/2012.

Parlavo, pocanzi, di trasparenza ma, prima di soffermarmi su di essa, c’è da dire che il Dicastero del Lavoro presta molta attenzione all’ attività propedeutica agli accessi ispettivi: è un momento, per così dire “interno”, ma che con estrema evidenza si riflette anche all’esterno. Infatti, una ispezione ben preparata, con consultazione di tutte le banche dati disponibili, mirata ai settori nei quali è maggiormente possibile trovare lavoro nero ed irregolare, oppure, laddove i lavoratori corrono continuamente forti rischi in materia di sicurezza, ha il pregio di limitare, al massimo, ogni possibile iniziativa “personale” dei singoli addetti alla vigilanza.

In tale logica appare estremamente interessante l’ipotesi dei c.d. “accessi brevi” mirati esclusivamente all’accertamento dell’eventuale impiego di lavoratori “in nero”, con l’acquisizione delle sole eventuali dichiarazioni dei dipendenti circa l’effettivo inizio del rapporto di lavoro. In una realtà, come quella italiana, ove il sommerso rappresenta buona parte di una certa attività produttiva che, seppur marginale, incide pesantemente sulle c.d. “aziende regolari”, l’accertamento del lavoro irregolare diventa una sorta di “core business” della vigilanza e questo, sinceramente, non può che far piacere ai tanti operatori che, pur tra le difficoltà, intendono continuare ad operare onestamente.

Ma, tralasciando quella che, appunto, ho definito attività preparatoria, credo che sia molto importante, per chi legge, spendere due parole sull’accesso ispettivo e sulle modalità di accertamento.

Gli ispettori debbono qualificarsi mostrando la tessera di riconoscimento: qualunque altro atteggiamento è da considerare prevaricatorio, dovendo gli stessi qualificarsi, prima di acquisire le dichiarazioni dei soggetti interessati (datore di lavoro e lavoratori).

La trasparenza e la collaborazione (nei limiti del possibile) sono due elementi continuamente richiamati nel codice: collaborazione significa che occorre limitare intrusioni nella corretta attività aziendale e, soprattutto, rimarca il codice emanato dal Ministro del Lavoro, tenere riservato l’accertamento nei confronti dei terzi eventualmente presenti in azienda (si pensi, ad esempio, ai clienti di un ristorante). Vanno evitati, in una logica di professionalità (la cosa potrebbe avere effetti anche sul piano disciplinare) atteggiamenti, come purtroppo, in passato, si è verificato, particolarmente invasivi oltre i limiti del consentito, nell’attività aziendale. Ma collaborazione significa anche informare il datore di lavoro della possibilità di farsi assistere da un professionista abilitato ex lege n. 12/1979, procedere con la dovuta riservatezza e terzietà alla verbalizzazione delle dichiarazioni, chiarendo, scrivendo dichiarazioni comprensibili, rileggendo agli interessati il testo, prima della firma, non utilizzando modelli prestampati che, sovente, preindirizzano le risposte.

La collaborazione, come dicevo, non può essere disgiunta dalla professionalità: qui, forse, si tocca un punto dolente, nel senso che il codice di comportamento prevede che il personale ispettivo, in un’ottica di estrema trasparenza, spieghi ai soggetti interessati la posizione del Ministero quale si è espressa, su quella specifica questione, attraverso note di chiarimento, circolari ed interpelli.

Ho parlato di punto dolente, perchè non sempre gli ispettori lo fanno. Talora ciò avviene per proprie carenze e per una certa neghittosità tipica dei dipendenti pubblici, ma nella maggior parte delle volte gli stessi “scontano” una carenza dei Dirigenti delle articolazioni periferiche che non curano la circolazione delle notizie e degli indirizzi amministrativi (quanti sono, ad esempio, quelli che si documentano e che portano a conoscenza del proprio personale i contenuti degli interpelli, particolarmente copiosi negli ultimi anni?). Sotto questo aspetto, il panorama che si presenta non è affatto felice e ben farebbe l’Amministrazione del Lavoro a pretendere un maggior impegno sugli aspetti operativi dei compiti istituzionali, non limitandosi ad attività che, seppur importanti (monitoraggi delle varie attività, relazioni “statiche”, incontri di “staff”) poco producono in termini di risultati tangibili all’esterno e che, in un’ottica di servizio, il cittadino utente giustamente pretende.

Ovviamente, trasparenza significa anche identificazione completa di tutti gli elementi e delle questioni intervenute in sede di primo accesso, nonché delle verbalizzazioni degli interessati. Ma trasparenza, cosa estremamente importante per un eventuale contenzioso da parte di un datore di lavoro che ritenga non plausibili le determinazioni ispettive, significa anche riportare nel verbale unico finale gli elementi di prova che, ad esempio, hanno indotto il personale ispettivo a riqualificare in rapporto di lavoro subordinato una collaborazione coordinata e continuativa a progetto.

Ma, continua il DM del Ministro del Lavoro, trasparenza e professionalità significano anche non chiedere per sé o per altri, regali od altre utilità, fatti salvi quelli occasionali e di pura cortesia che, usualmente, si hanno nelle normali relazioni (l’art. 26 fissa in 150 euro, anche attraverso la forma dello sconto, il valore del modico regalo di cortesia). Ovviamente, non è in alcun modo ammissibile (c’è la rilevanza anche penale del fatto) l’accettazione di un regalo correlato strettamente alla omissione di un atto d’ufficio dovuto.

Per il resto il codice di comportamento con i riflessi diretti sulle norme anti corruzione (che, al momento, il Dicastero del Lavoro ha, incomprensibilmente, adottato solo per gli ispettori quasi che chi si occupa di gare di appalto non corra “rischi corruttivi”) dice poche cose nuove rispetto al passato, soffermandosi sull’attività procedurale del personale ispettivo sia nel momento della redazione dei verbali che in quello delle notifiche e del rapporto al Direttore della Direzione territoriale del Lavoro ex art. 17 della legge n. 689/1981.

Che dire, a conclusione di questa breve analisi?

Il documento ministeriale è positivo perché puntualizza una serie di questioni e, soprattutto, dedica molto spazio alle garanzie procedurali del cittadino, ma come tutte le cose, occorrerà verificare, nel concreto, che i principi non ristino lettera morta.

Bologna, 6 marzo 2014

Editoriale a cura di : Eufranio MASSI ( dplmodena.it )

Sull' autore

Eufranio Massi
Eufranio Massi 221 posts

E' stato per 40 anni dipendente del Ministero del Lavoro. Ha diretto, in qualità di Dirigente, le strutture di Parma, Latina, i Servizi Ispettivi centrali, Modena, Verona, Padova e Piacenza. Collabora, da sempre, con riviste specializzate e siti web sul tema lavoro tra cui Generazione vincente blog.

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