La riduzione dell’ indennità di mobilità ed i riflessi sulle agevolazioni per le assunzioni

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editoriale di Eufranio MassiCon il prossimo 1* gennaio l’indennità di mobilità prevista in favore dei lavoratori licenziati per riduzione di personale subirà un taglio notevole, a causa di una specifica disposizione contenuta nell’art. 2, comma 46, della legge n. 92/2012. Si tratta di una tappa di avvicinamento (nel 2016 la riduzione proseguirà) fino alla effettiva abolizione a partire dal 1* gennaio 2017, con un trattamento unico di ASpI ( o di nuova ASpI che la sostituirà dopo l’emanazione del decreto delegato previsto, sulla materia, dal Jobs act) pari a 12 mesi.

Prima di entrare nel merito delle riduzioni  ricordo che  sin dal 1991, anno di entrata in vigore della legge n. 223, l’indennità e’ strettamente correlata all’età del lavoratore interessato ed alla ubicazione geografica.

Per i soggetti che andranno nelle liste di mobilità nel corso del 2015 che sono residenti nelle aree del centro nord la fruizione del trattamento sarà di 12 mesi per gli under 40 (qui resta invariata) per scendere a 18 ( prima erano 24) se i lavoratori hanno una età compresa tra i 40 ed i 49, ed a 24 (invece che 36) per gli over 50. Nel Mezzogiorno, ferme restando le fasce di età, l’indennità resta a 12 mesi per la prima categoria ma cala a 24 per la seconda (prima erano 36) ed a 36 per la terza (prima erano 48).

Da quanto appena detto scaturiscono alcune riflessioni.

La prima riguarda le procedure collettive di personale aperte per le quali non si ravvisano soluzioni alternative ai licenziamenti: ebbene, potrebbe esserci una spinta a chiudere l’iter e a giungere alla cessazione dei rapporti entro il 31 dicembre, in quanto, in questo caso non ci saranno riduzioni nel trattamento, cosa che si verificherebbe nell’ipotesi in cui i recessi dovessero avvenire in una data successiva. Ho parlato di data di licenziamento in quanto ritengo che l’elemento decisivo sia soltanto quello relativo alla effettiva cessazione del rapporto e non, ad esempio, il recesso intimato entro il 31 dicembre ma con un rapporto proseguito dopo tale data perché le parti hanno deciso di far  lavorare il periodo di preavviso.

La secondo concerne i riflessi che la riduzione del periodo di mobilità ha sugli incentivi finalizzati alla ricollocazione di questi lavoratori: per una eventuale assunzione a tempo determinato nulla cambia, in quanto la riduzione contributiva del 10% ( che è l’unica agevolazione)  viene riconosciuta ad ogni datore di lavoro  al massimo per 12 mesi. Diverso, invece, si presenta il discorso relativo alla assunzione a tempo indeterminato: alla contribuzione ridotta per 18 mesi si accompagna il 50% dell’indennità di mobilità non ancora corrisposta al lavoratore. Da ciò discende la constatazione che se l’arco temporale di fruizione viene ridotto ( e lo sarà, in maniera più o meno forte, per tutti gli over 40 a prescindere dal luogo di residenza) anche il datore di lavoro usufruirà di minori benefici. Vale la pena di ricordare che le agevolazioni per l’assunzione di un lavoratore iscritto nelle liste di mobilità sono subordinate:

a)    alla regolarità contributiva;

b)    al rispetto del trattamento economico e normativo scaturente dalla applicazione del contratto collettivo nazionale sottoscritto dalle organizzazioni sindacali comparativamente più rappresentative e, se esistenti, del contratto di secondo livello, territoriale, od aziendale;

c)    al rispetto dei diritti di precedenza e delle altre condizioni, come ben evidenziato dall’art. 4, commi 12, 13 e 15 della legge n. 92/2012. Ricordo che allorquando si parla di diritti di precedenza il Legislatore intende riferirsi, non soltanto a quelli evidenziati nelle norme appena citate (lavoratore licenziato per giustificato motivo oggettivo, contratto a termine di durata, anche in sommatoria, superiore a sei mesi) ma anche, ad esempio, a quello scaturente,  ex art. 5 del D.L.vo n. 61/2000 in favore di un dipendente assunto a tempo parziale che, in virtù di una condizione inserita nel contratto individuale, ha un diritto di precedenza a veder trasformato il proprio rapporto in tempo pieno, qualora il datore intenda assumere in ambito comunale, con la stessa qualifica, un altro dipendente full-time.

Tutto ciò che si è detto, sia pure sommariamente, sarà, sicuramente, rivisto da qualche decreto delegato, attuativo del jobs act: infatti, si procederà alla revisione dei trattamenti di ASpI con un sostanziale allargamento a soggetti finora esclusi ma con una correlazione del trattamento legata all’anzianità contributiva e con la fine della distinzione tra ASpI e mini-ASpI. La riforma dovrebbe prevedere anche una prestazione di carattere assistenziale (senza copertura assicurativa) in favore di quei soggetti che alla scadenza del trattamento della nuova ASpI avranno un valore Isee basso, previa partecipazione ad iniziative di reinserimento lavorativo. Quando entrerà in vigore il decreto delegato che costituirà l’Agenzia nazionale per l’occupazione destinata a gestire a livello nazionale e locale le politiche attive, con il coinvolgimento delle Regioni e delle articolazioni periferiche rappresentate dai centri per l’impiego (auspicabilmente, riveduti e corretti  in una logica di maggiore efficienza), le erogazioni di sostegno del reddito saranno corrisposte da tale organismo.

L’Esecutivo, inoltre, dovrà procedere ad una profonda revisione della normativa sugli incentivi alle assunzioni, rispetto alle quali una sorta di “antipasto” e’ stato servito con il disegno di legge sulla stabilità ove è stato ipotizzato un incentivo triennale per tutti i nuovi assunti a tempo indeterminato nel corso del 2015, pari ad un massimo di 8.060 euro annuali, al quale si dovrebbe accompagnare ( se la disposizione sarà confermata al termine del percorso parlamentare) la cancellazione del beneficio previsto dall’art. 8, comma 9, della legge n.407/1990, finalizzato a favorire la ricollocazione dei disoccupato da oltre 24 mesi e dei cassaintegrati da un uguale periodo.

Ma su questo ed altri argomenti non mancherà l’occasione per parlarne.

Sull' autore

Eufranio Massi
Eufranio Massi 213 posts

E' stato per 40 anni dipendente del Ministero del Lavoro. Ha diretto, in qualità di Dirigente, le strutture di Parma, Latina, i Servizi Ispettivi centrali, Modena, Verona, Padova e Piacenza. Collabora, da sempre, con riviste specializzate e siti web sul tema lavoro tra cui Generazione vincente blog.

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