L`azienda si apre ai social network e per gli incentivi punta sul welfare

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socSorpresa. L’accesso a Internet e l’uso dei social network da parte dei dipendenti agevolano il business delle aziende. Ma anche la capacità dei responsabili risorse umane di utilizzare il web per la selezione del personale. E, nei tempi di crisi, per migliorare il clima aziendale e la produttività, il welfare e la previdenza integrativa guadagnano spazio a scapito dei fringe benefit economici. È quanto emerge dalla recente indagine «HR trends» condotta da Sirmi in ottobre, per conto di Adp Italia. La ricorra ha coinvolto 465 aziende nazionali con almeno 200 dipendenti, operanti nei settori delle banche, della distribuzione, della finanza, della sanità e delle telecomunicazioni. L’obiettivo ?Analizzare l’uso delle nuove tecnologie offerte da Internet, nonché le politiche aziendali legate ai sistemi di welfare per i dipendenti.

Sulla tematica di accesso alla Rete e utilizzo dei social, le notizie sono confortanti. L’indagine evidenzia che il 29% delle aziende consente l’accesso online a tutti i dipendenti, senza limili temporali. Mentre il 57% lo rende disponibile solo per adempiere a funzioni lavorative. Con limitazioni dei siti visitabili e delle operazioni. Solo il 9% delle società non consente, per ora, alcun tipo di accesso a Internet. Per quanto riguarda l’uso dei social il 38% delle aziende consente un utilizzo «free», sia per scopi personali sia in relazione alle funzioni ricoperte. Dunque senza porre alcun limite. Per contro il 58% stringe le maglie dei permessi e direttamente dai server blocca le pagine social. Non concedendo alcun tipo di accesso, neppure per entrare in quelle riferite alle mansioni di lavoro.

socialLa survey ha anche messo in luce le nuove modalità di ricerca del personale. Il 21% degli intervistati ha dichiarato infatti di farne ormai un uso sistematico per cercare nuove figure e collaboratori. Inoltre un responsabile human resources su tre, sottolinea come le attività di ricerca online dei candidali consente non solo di accelerare i tempi e ridurre i costi, ma anche di focalizzarsi sulle figure più idonee a ricoprire specifici ruoli. Un altro importante aspetto preso in esame da Sirmi riguarda l’uso dei programmi di «welfare e benefit». Spiega Nicola Uva, direttore strategie e marketing Adp Italia: «In un momento di crisi economica in cui le aziende faticano ad aumentare gli stipendi, welfare e strumenti di smartworking vengono in aiuto con nuove forme di incentivazione fiscale, senza incidere sui costi del personale».
Nella survey il 48% delle aziende dice di offrire ai propri lavoratori sistemi di welfare. Riguardo alle proposte adottate si scopre che il 35% dei servizi riguarda fringe benefit come la concessione di auto, telefonino, buoni pasto e così via. A seguire benefit di previdenza integrativa (30%) e servizi per la salute (21%). Percentuali minori si registrano in programmi specifici come «mutui e prestiti» ( 6,7%), servizi di educazione e istruzione (4,6%) e assistenza alla famiglia (3,2%). «Offrire ai lavoratori servizi di welfare contribuisce a potenziare il rapporto con i dipendenti, aprendo nuovi canali di ascolto — continua Uva —. Così si migliora l’efficienza organizzativa del personale che partecipa alla vita aziendale, condividendone gli obiettivi».

fonte: corriereeconomia.it

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