Legge comunitaria 2014: le novita’ immediate per il lavoro (E. Massi)

eufraniomassi_articoloOgni anno il nostro Parlamento è “costretto” ad intervenire su materie di diverso contenuto per ovviare a sentenze di condanna della Corte Europea di Giustizia che, se non ottemperate, portano a pesanti procedure di infrazione con forti riflessi pecuniari: per l’anno in corso ciò è avvenuto con la legge, approvata in via definitiva, il 21 ottobre u.s. e che, al momento in cui scrivo questa riflessione, è in attesa di pubblicazione in Gazzetta Ufficiale.

Alcune di queste riguardano la normativa sul lavoro e sono contenute negli articoli 13 con le modifiche al D.L.vo n. 81/2008, 14 con nuove disposizioni sull’orario di lavoro del personale delle aree dirigenziali e del ruolo sanitario del Servizio Sanitario Nazionale, 15 con precisazioni in ordine alla salute e sicurezza per il lavoro a bordo delle navi da pesca e 16 con le modifiche alla procedura collettiva di riduzione di personale con la previsione che nella stessa debbono essere compresi anche i dirigenti.

Oggetto di questa breve riflessione è quello di esaminare gli effetti, anche correlati, delle nuove disposizioni introdotte.

Misure in materia di sicurezza e possibili riflessi su talune tipologie contrattuali

Con la modifica dell’art. 28, comma 3 bis del D.L.vo n. 81/2008 (la procedura di infrazione è la n. 2010/4227), il Legislatore ha anticipato i tempi per la redazione del documento di valutazione dei rischi e della idonea documentazione finalizzata ad attestarne l’adempimento. Ora, fermo restando il primo adempimento, in caso di costituzione di nuova impresa, il datore di lavoro è tenuto a fornire idonea attestazione per iscritto immediatamente (e non più entro 90 giorni) dandone comunicazione al Rappresentante per la Sicurezza (aziendale o territoriale) che, peraltro, può accedere alla documentazione. Se, come sembra, la idonea ed immediata documentazione (in caso di accesso, in assenza di chiarimenti amministrativi auspicabili, spetta all’organo di vigilanza la valutazione) deve contenere tutti gli elementi riportati nel DVR, quest’ultimo dovrà, necessariamente, essere anticipato rispetto all’inizio di attività della nuova impresa.

Altra modifica concerne l’art. 29, comma 3, ove sono stati aggiunti due periodi: in occasione di significative modifiche al processo produttivo, all’organizzazione del lavoro, alla evoluzione tecnica dei processi o a seguito di infortuni sul lavoro particolarmente importanti, che comportano la rielaborazione del DVR, questo va fatto immediatamente  e lo deve evidenziare attraverso idonea comunicazione al rappresentante dei lavoratori in materia di sicurezza che, anche in questo caso, può accedere alla documentazione.

La modifica, rispetto a prima, è che la idonea documentazione  ex art. 28, comma 3 bis, non può essere più redatta  entro novanta giorni, ma va fatta immediatamente.

Ciò, a mio avviso, ha immediati riflessi anche sulla gestione di alcune tipologie contrattuali particolarmente usate in attività di nuova costituzione. Mi riferisco a quelle ipotesi nelle quali il Legislatore pone, tra i divieti generali che non ne consentono la costituzione, l’elaborazione del documento di valutazione dei rischi che va, come prima, fatto immediatamente, ma che, anche, immediatamente, deve essere accompagnato da un documento redatto (non più entro 90 giorni) in merito:

a)      all’indicazione delle misure di prevenzione e protezione attuate e dei dispositivi di protezione individuali adottati;

b)      al programma delle misure ritenute opportune per garantire il miglioramento nel tempo dei livelli di sicurezza;

c)      alla individuazione delle procedure per l’attuazione delle misure da realizzare, nonché dei ruoli della organizzazione aziendale che vi debbono provvedere, a cui vanno assegnati unicamente soggetti in possesso di poteri ed adeguate competenze;

d)     all’indicazione del nominativo del responsabile del servizio di prevenzione e protezione, del rappresentante dei lavoratori per la sicurezza on di quello territoriale e del medico competente che ha partecipato alla valutazione del rischio;

e)      alla individuazione delle mansioni che eventualmente espongono mi lavoratori a rischi specifici che richiedono una specifica capacità professionale, specifica esperienza, adeguata formazione ed addestramento.

Le tipologie contrattuali alle quali facevo riferimento che, fino ad oggi, sono state particolarmente utilizzate nelle aziende di nuova costituzione ma che potrebbero presentare, alla luce delle nuove disposizioni, alcune difficoltà di agibilità immediata, sono:

a)      i contratti a tempo determinato visti con favore dalla normativa (art. 10, comma 7, del D.L.vo n. 368/2001) che, per effetto di una specifica previsione della contrattazione collettiva, non rientrano nel limite contrattuale o legale. Ebbene, tali rapporti non possono essere costituiti se non è stata effettuata, prima dell’inizio dell’attività, la valutazione dei rischi (art. 3, comma 1, lettera d, del D.L.vo n. 368/2001) ed, ora, se, con la medesima tempistica preventiva, non è stata evidenziato l’adempimento degli obblighi  attraverso idonea documentazione;

b)      i contratti di somministrazione per i quali vige il divieto di stipula, in assenza di DVR e relativa documentazione, come previsto dall’art. 20, comma 5, lettera c, del D.L.vo n. 276/2003;

c)      i contratti di lavoro intermittenti vietati in assenza di DVR e della relativa documentazione (art. 34, comma 3, lettera c, del D.L.vo n. 276/2003).

Modifiche all’orario di lavoro del personale dirigenziale degli Enti e delle ASL

Una specifica procedura di infrazione (n. 2011/4185) ha portato a significativi cambiamenti nella disciplina dell’orario di lavoro e dei riposi del personale dirigenziale medico nelle strutture pubbliche.  L’art. 14, della legge comunitaria ha, infatti, abrogato (con effetto posticipato), l’art. 41, comma 13, del D.L. n. 112/2008, convertito, con modificazioni, nella legge n. 133/2008 e l’art. 17, comma 6 bis, del D.L.vo n. 66/2003 che avevano, in un certo senso, allentato le disposizioni generali in materia di orario di lavoro e di fruizione dei riposi, demandando alla contrattazione collettiva la individuazione di modalità finalizzate alla tutela psico-fisica dei lavoratori. La Commissione aveva già richiamato il nostro Paese sostenendo che non si poteva rimandare alle statuizioni delle parti sociali quanto già determinato dalla Direttiva comunitaria 88/2003.

Ma, cos’altro dice l’art. 14?

Tra un anno, che si computa dalla data di entrata in vigore della legge, verranno meno le deroghe previste dalle norme sopracitate. Nel frattempo le Regioni e le Province autonome che hanno competenza primaria in materia di salute dovranno intervenire sulla organizzazione del lavoro, allocando le risorse di personale esistente in maniera più funzionale, razionalizzando sia i servizi che le singole strutture.

Ai contratti collettivi di lavoro del comparto sanità spetterà disciplinare le deroghe in materia di riposo giornaliero del personale del Servizio Sanitario nazionale che opera nei servizi di accettazione e di trattamento delle cure: qui il Legislatore, memore dei vincoli comunitari, mette il “paletto” della previsione di equivalenti periodi di riposo compensativo, immediatamente successivi al periodo di lavoro da compensare in caso di sforamento dell’orario. Qualora ciò non sia possibile per ragioni oggettive (ma si deve trattare di casi eccezionali) la contrattazione collettiva dovrà ipotizzare adeguate misure di protezione.

Anche le disposizioni contrattuali vigenti in materia di durata settimanale e di riposo giornaliero cessano di avere applicazione 12 mesi dopo l’entrata in vigore della legge comunitaria.

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