Guerra dei dazi USA: “migliaia di posti di lavoro a rischio in Italia”

Guerra dei dazi USA: “migliaia di posti di lavoro a rischio in Italia”
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A rischio in Italia migliaia di posti di lavoro nell’eventualità si dovesse scatenare una “guerra” commerciale dei dazi con gli Stati Uniti. Washington, infatti, ha annunciato di voler porre dei dazi sull’import di acciaio e di alluminio.

“Possono essere tanti, decine di migliaia”. Lo dichiara la presidente di Business Europe, l’associazione delle Confindustrie europee e dell’Eni Emma Marcegaglia, in occasione di una conferenza stampa a Bruxelles.

“Chiaramente – continua poi – mi auguro che alla fine ci sia un buon risultato nella trattativa tra Cecilia Malmstroem e Ross e che, così come pare, la Commissione Europea abbia intenzione di portare avanti una difesa, ma senza a sua volta innescare una guerra commerciale, perché questo per un’area come l’Europa, che è una forte esportatrice, può essere problematico”.

Le conseguenze di una lotta per i dazi sulle materie prime, aggiunge Emma Mercegaglia, “può essere devastante, perché l’Europa già aveva messo dazi anti dumping verso tantissimi Paesi che esportavano in Europa. Adesso, se si va verso una restrizione ulteriore del mercato, il rischio è che non ci sia sufficiente produzione per l’Europa e per i trasformatori, come noi. Il momento è molto delicato ed è importante continuare questo processo di crescita che è in corso: anche il settore siderurgico sta andando meglio, dopo tanti anni di crisi”.

Il reale pericolo, dichiara ancora la presidente di Business Europe, potrebbe rivelarsi quello di “andare incontro ad una chiusura di mercato e a una situazione in cui si fa veramente fatica ad agire con certezza. In questo momento, più che essere efficienti e bravi nei prodotti, devi capire che cosa succede in Europa, che cosa fa Trump, che cosa fa la Malmstroem, una situazione molto complicata”.

Per quanto concerne il gruppo italiano guidato da Emma Mercegaglia, noi non vendiamo agli Usa, ma siamo importatori di acciaio. Già abbiamo grandi limiti per i dazi precedenti: se adesso si mettono anche clausole di salvaguardia e ulteriori quote alle importazioni, il rischio è che si chiuda ulteriormente il mercato delle importazioni. Questo per noi non è positivo”.

Inoltre va sottolineato, incalza ancora l’ex presidente di Confindustria, che “i cinesi hanno già un dazio antidumping altissimo: non esportano più in Europa ormai da due anni. Così come i russi, gli ucraini, gli iraniani: già questi non possono più esportare perché sono bloccati dai dazi. Se adesso si mettono ulteriori riduzioni, il rischio è che tutti i trasformatori indipendenti abbiano un gravissimo danno”.

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