Somministrazione: Consiglio di Stato si pronuncia a favore delle Agenzie per il lavoro

Somministrazione: Consiglio di Stato si pronuncia a favore delle Agenzie per il lavoro
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Il Consiglio di Stato con la sentenza n. 1571 del 12 marzo 2018 attesta i principi cardine che differenziano il contratto di somministrazione di lavoro dall’appalto di servizi. La disamina di tale sentenza porta alla luce la sostanziale, seppur sottile, differenza che c’è tra le forme più tipiche dei processi di esternalizzazione del lavoro.

Entrando nei particolari della pronuncia del Consiglio di Stato, si denota come lo stesso abbia definito erronea la definizione di “appalto di servizi” per l’affidamento di attività che, invece, doveva ricondursi allo strumento della somministrazione di lavoro. Una ASL ha affidato agli uffici della stazione appaltante molteplici servizi quali supporto in campo giuridico, amministrativo, tecnico e contabile, nonché gestione dei servizi ospedalieri, archiviazione, front office, segreteria e assistenza nel procedimento di liquidazione dei documenti contabili.

Suddetto affidamento era definito dal bando come appalto di servizi da assegnare secondo il criterio dell’offerta economicamente più vantaggiosa. L’aggiunta di particolari requisiti di accesso impediva poi alle Agenzie per il lavoro l’opportunità di partecipare alla gara, arrecando, così, particolare danno agli interessi delle Agenzie stesse.

In un primo momento il Tar Lazio ha respinto il ricorso effettuato da una di queste Agenzie per il Lavoro con la sentenza n. 1129/2017 valutando come lecito l’agire dell’Asl. Successivamente il provvedimento è stato riformato dal Consiglio di Stato che ha ritenuto non sussistente nel caso di specie un appalto genuino di servizi bensì un contratto di somministrazione.

Le motivazioni di tale (storica) sentenza è da ricercarsi nelle sostanziali differenze dei 2 istituti di esternalizzazione del lavoro.

Somministrazione e appalto di servizi

-Contratto di appalto (art. 1655 e segg. c.c. e art. 29 del D.Lgs. n. 276/2003) in cui una parte (l’appaltatore) si incarica, con l’organizzazione dei mezzi necessari e con gestione a proprio rischio, di portare a termine un’opera o di un servizio, a favore di un altro soggetto (appaltante), per un corrispettivo in denaro. Per definirsi “genuino”. L’appaltatore deve configurarsi quale vero e proprio imprenditore, che, come tale:

  • Assuma il rischio d’impresa, nell’attuazione dell’opera o del servizio appaltato;
  • Impieghi nell’esecuzione della stessa una propria organizzazione di mezzi;
  • Vanti una comprovata professionalità nell’ambito dell’attività, oggetto del contratto di appalto.

-Contratto di somministrazione di lavoro che si definisce come: “contratto avente ad oggetto la fornitura professionale di manodopera, a tempo indeterminato o a termine […]”. La somministrazione è caratterizzata dal coinvolgimento di tre soggetti distinti, vale a dire lavoratore, Agenzia di somministrazione ed utilizzatore. Quindi, dalla presenza di due rapporti contrattuali:

  • Un contratto commerciale, che regola i rapporti tra l’Agenzia e l’imprenditore utilizzatore;
  • Un rapporto di lavoro, che regola invece i rapporti tra Agenzia e lavoratore.

Caratteristica molto importante è che per tale attività lavorativa può essere esercitata soltanto da società iscritte in apposito albo istituito presso il Ministero del lavoro.

L’art 29 del D.Lgs. n. 276/2003, poi, illustra le differenze tra i due istituti: “il contratto di appalto […] si distingue dalla somministrazione di lavoro per l’organizzazione dei mezzi necessari da parte dell’appaltatore, che può anche risultare, in relazione alle esigenze dell’opera o del servizio dedotti in contratto, dall’esercizio del potere organizzativo e direttivo nei confronti dei lavoratori utilizzati nell’appalto, nonché per l’assunzione, da parte del medesimo appaltatore, del rischio d’impresa”.

Dunque l’appaltatore non può porsi quale semplice intermediario che fornisce manodopera per l’attuazione di un servizio o un’opera senza incorrere nell’interposizione illecita di manodopera. Le Agenzie per il Lavoro, società appositamente autorizzate, possono lecitamente fornire professionalmente la prestazione di lavoro, rispondendo a specifici requisiti di legge per l’esercizio di tale attività, realizzando con ciò, allo stato attuale, l’unica forma lecita di fornitura di manodopera.

La sentenza n. 1571 del 12 marzo 2018 del Consiglio di Stato apre alle Agenzie per il Lavoro autorizzate infinite opportunità in un mercato che fino ad oggi gli era inaccessibile, e che muove circa tre miliardi di euro l’anno.

 

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