Riorganizzazioni e procedura collettiva di riduzione di personale (E. Massi)

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editoriale di Eufranio MassiCon una ordinanza del 16 ottobre 2014 il Tribunale di Milano e’ intervenuto su un problema che si è presentato alle aziende, ai lavoratori ed alle organizzazioni sindacali dopo la riforma dell’art. 7 della legge n. 604/1966, con l’introduzione del tentativo obbligatorio di conciliazione relativo ai licenziamento per giustificato motivo oggettivo.L’art. 1, comma 40, della legge n. 92/2012, attraverso il quale è avvenuto  l’inserimento nel “corpus” delpredetto art. 7, stabilisce, infatti, una procedura conciliativa presso le Direzioni territoriali del Lavoro estremamente precisa e puntuale nei casi in cui un datore di lavoro, dimensionato oltre i quindici dipendenti, abbia intenzione di recedere da un rapporto di lavoro con una motivazione che afferisce, appunto, a situazioni tecniche, produttive od organizzative.

Ma  ricorda il giudice di Milano, se l’intenzione del datore, in relazione alla stessa necessità di riorganizzazione, riguarda più di quattro dipendenti nell’arco di 120 giorni,  occorre, obbligatoriamente, seguire la procedura collettiva di riduzione di personale individuata dagli articoli 4, 5, 16 e 24 della legge n. 223/1991, pur se il numero dei licenziamenti, alla fine, risulta inferiore alle cinque unità. Ne’, a tutela dell’azienda, vale la constatazione che il numero inferiore e’ stato raggiunto anche con il ricorso alle dimissioni volontarie.

Il Tribunale ha ritenuto violata la norma che prevede, in questi casi, l’attivazione della procedura ex art. 4, con l’informazione e la consultazione sindacale, trattandosi di licenziamenti collettivi e non individuali. Ai fini della qualificazione giuridica, stando al tenore letterale della disposizione, conta l’intenzione dell’azienda e non la effettiva realizzazione. Ciò appare in linea con quanto affermato, in via costante, dalla stessa Corte di Cassazione, che ritiene irrilevante l’esito finale della procedura pur se la stessa si è conclusa con un numero di recessi inferiore. Tale concetto, in via amministrativa, fu, a suo tempo ( 24 marzo 1994), “sposato” dal Dicastero del Lavoro che, rispondendo ad un quesito formulato dall’Ispettorato regionale del Lazio, sostenne la piena legittimità della qualificazione come “collettivo” di un solo licenziamento avvenuto al termine di una procedura ove l’accordo finale aveva individuato per gli altri esuberi soluzioni alternative al eccesso ed alla conseguente mobilità.

Del resto, lo stesso Ministero del Lavoro, con la circolare n. 3 del 16 gennaio 2014, peraltro non citata dal Tribunale, aveva invitato le proprie articolazioni periferiche, a vigilare sul numero dei tentativi di conciliazione richiesti dai datori di lavoro nell’arco temporale di 120 giorni, chiedendo alle stesse di invitare gli imprenditori ad avviare la procedura collettiva di riduzione di personale, cosa che, alcune volte non avviene, per difficoltà nella individuazione della ipotesi o anche per altri motivi.

Per la verità, tale invito, abbastanza pressante, si era reso necessario in quanto alcuni avevano individuato tale forma come alternativa alla procedura collettiva che, come tale, impone più obblighi (ad esempio, pagamento del contributo d’ingresso alla mobilità), e’ più onerosa e, comunque, prevede una disamina con le organizzazioni sindacali.

Ma il Tribunale di Milano non si è limitato, giustamente, ad affermare un principio ma ne ha tratto precise conseguenze che, a mio avviso, paiono estremamente “scoraggianti” per chi (volutamente o anche per insipienza) procede attivando singoli tentativi obbligatori da discutere avanti alla commissione provinciale di conciliazione istituita presso la Direzione territoriale del Lavoro.

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Sull' autore

Eufranio Massi
Eufranio Massi 218 posts

E' stato per 40 anni dipendente del Ministero del Lavoro. Ha diretto, in qualità di Dirigente, le strutture di Parma, Latina, i Servizi Ispettivi centrali, Modena, Verona, Padova e Piacenza. Collabora, da sempre, con riviste specializzate e siti web sul tema lavoro tra cui Generazione vincente blog.

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