Riforma del modello contrattuale: definito l’accordo Confindustria-sigle sindacali

Riforma del modello contrattuale: definito l’accordo Confindustria-sigle sindacali

Siglato il testo definitivo della riforma del modello contrattuale. Dopo anni di sforzi, di accordi quasi definiti ma poi naufragati e di spaccature, Confindustria, Cgil, Cisl e Uil hanno finalmente firmato un patto che si rimandava da tempo e che, oltre a stabilire un modello con cui disciplinare il contratto nazionale (su due livelli di contrattazione e livelli salariali autonomi), definisce anche nuove regole sulla rappresentanza sindacale e, stabilisce, per la prima volta, il rapporto con le imprese.

Una firma, che in aggiunta, riconsegna a Confindustria e sigle sindacali il preponderante ruolo di regolatore che, ora, potranno tornare a quella mansione giocata nella vita economica del Paese dopo una lunga stagione che ne aveva messo in discussione le competenze ed allontana eventuali interventi di legge con cui scavalcare le parti sociali, come quel salario minimo per legge a cui ha pensato negli ultimi mesi la politica.

L’obiettivo è quello di definire un modello contrattuale con cui disciplinare i CCNL, creare un nuovo slancio a quello aziendale per incrementare quella produttività che in questo momento è impantanata, concertare parametri per la definizione dei livelli salariali e a definire il trattamento economico minimo che, comunque, sarà legato all’IPCA (indice dei prezzi al consumo), anche se potrà essere semmai modificato dai contratti di categoria, l’accordo definisce nuove regole sulla rappresentanza sindacale da applicare, per la prima volta in assoluto, anche alle imprese.

I due livelli

La contrattazione collettiva “continuerà ad articolarsi su due livelli, nazionale e aziendale, ovvero territoriale laddove esistente secondo le prassi in essere, e dovrà garantire, per ciascuno dei due livelli, specifiche caratteristiche e funzioni. In particolare la contrattazione collettiva – nel saldo di tutte le riforme finalizzate alla competitività delle imprese e all’aumento della produttività – dovrà “contribuire a determinare le condizioni per migliorare il valore reale dei trattamenti economici e, nel contempo, favorire la crescita del valore aggiunto e dei risultati aziendali, nonché la valorizzazione dei contenuti professionali e delle competenze tecniche ed organizzative che il lavoro delle persone può esprimere”.

Riforma del modello contrattuale: il CCNL

Il contratto collettivo nazionale di categoria “dovrà assolvere la sua principale funzione di fonte di regolazione dei rapporti di lavoro e di garante dei trattamenti economici e normativi comuni a tutti i lavoratori del settore, ovunque impiegati sul territorio nazionale”. Il CCNL manterrà “la sua funzione di regolatore delle relazioni sindacali del settore, disciplinando anche le principali iniziative di bilateralità in coerenza con le linee di indirizzo definite negli accordi interconfederali. A questo contratto spetta poi il compito di individuare il trattamento economico complessivo (TEC) e il trattamento economico minimo (TEM)”.

Il TEM e il TEC

Il Trattamento economico complessivo (TEC) sarà composto dal: trattamento economico minimo (TEM) e da tutte le forme di servizi previsti dal contratto collettivo nazionale di categoria. E sarà comune a tutti i lavoratori del settore, indipendentemente dal livello di contrattazione a cui il medesimo contratto collettivo nazionale di categoria ne affiderà la disciplina, comprese anche le eventuali forme di welfare.

Il contratto collettivo nazionale di categoria, inoltre “avrà cura di evidenziare in modo chiaro la durata e la causa di tali trattamenti economici e il livello di contrattazione a cui vengono affidati dovendosi, comunque, disciplinare, per i medesimi trattamenti, gli eventuali effetti economici in sommatoria fra il primo e il secondo livello di contrattazione collettiva”.

Contratti di secondo livello

In relazione all’accordo tra Confindustria e sigle sindacali, il contratto collettivo nazionale di categoria “dovrà incentivare lo sviluppo virtuoso – a livello quantitativo e qualitativo – della contrattazione di secondo livello, orientando le intese aziendali, ovvero quelle territoriali (laddove esistenti, secondo le prassi in essere), verso il riconoscimento di trattamenti economici strettamente legati a reali e concordati obiettivi di crescita della produttività aziendale, di qualità, di efficienza, di redditività, di innovazione, valorizzando i processi di digitalizzazione e favorendo forme e modalità di partecipazione delle lavoratrici e dei lavoratori”.

Calcolo degli aumenti

Tutte le modifiche dei valori del TEM “avverranno in funzione degli scostamenti registrati nel tempo dall’indice dei prezzi al consumo armonizzato per i paesi membri dell’Unione europea, depurato dalla dinamica dei prezzi dei beni energetici importati come calcolato dall’Istat. Il contratto collettivo nazionale di categoria, in ragione dei processi di trasformazione e o di innovazione organizzativa, potrà modificare il valore del TEM”.

Contratti pirata

Per evitare la proliferazione di tutti i fenomeni di dumping sociale, cioè localizzare la propria attività in aree in cui possono beneficiare di disposizioni meno restrittive in materia di lavoro, a partire da contratti di lavoro siglati sotto la soglia dei minimi fissati dai contratti collettivi nazionali, per la prima volta, come già avviene per i sindacati arriva la misurazione della rappresentatività anche per le imprese. Si è pensato ad una certificazione che associazioni di imprese possano condividere per garantire una contrattazione collettiva efficace.

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