La ricerca di lavoro è sempre più mobile

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mobileDialogare online con il proprio (potenziale) futuro capo, inviare un CV da mobile senza troppi passaggi intermedi, sapere com’è andata la propria candidatura, ottenere le informazioni giuste per il proprio percorso di carriera quando servono. Ecco quello che sognano oggi i Millennials alla ricerca di un lavoro. Sognano, appunto. Perché per loro smartphone, tablet e social network non sono dei semplici strumenti, ma il loro modo per conoscere e filtrare la realtà. Mentre lo stesso non può dirsi per le aziende, che tutt’ora sottoutilizzano (e probabilmente sottostimano) il potenziale del digitale nelle proprie strategie di ricerca del personale.

A dirlo sono i risultati di una indagine on line condotta da PotentialPark, società di ricerche di mercato svedese, su un campione di quasi 27.000 studenti e neolaureati triennali negli Stati Uniti, in Europa e in Asia: in Italia hanno partecipato alla survey oltre 2.600 universitari, soprattutto di economia, IT e ingegneria, con una leggera prevalenza femminile (57% vs 43% degli interpellati). Oltre ad aver investigato le attitudini e i comportamenti dei giovani nell’ambito del recruiting online, social e mobile, è stata anche indagata la presenza digitale di centinaia di aziende di primaria importanza, nella loro qualità di potenziali datori di lavoro.

Per il 96% degli intervistati Internet rappresenta la fonte di informazioni principale nella ricerca di un lavoro: ci si affida al sito delle aziende (82%), ai professional network (50%), alle job boards (40%) ai social network (28%). Ad aver visitato un m-site dedicato alla carriera attraverso uno smartphone è il 55% degli intervistati, quota che sale al 63% per i tablet.

Ma quando utilizzano specificamente il mobile, cosa cercano (e soprattutto: cosa trovano) i jobseekers? Offerte di lavoro, innanzitutto. Peccato che in Europa meno di un’azienda su 3 abbia un motore di ricerca annunci ottimizzato per i vari device. In secondo luogo, cercano informazioni su come contattare i responsabili all’interno dell’organizzazione: le mette a disposizione neppure un’impresa su 5. Vogliono sapere che fine ha fatto la loro candidatura: vengono accontentati in un caso su 20.

Questo accade anche perché solo il 25% delle piattaforme mobili consente l’invio del CV in risposta a una posizione aperta: le alternative sono inviare un’email (a se stessi come remind o al selezionatore), compilare un modulo semplificato, riutilizzare un profilo autonomo o collegato a un social network come LinkedIn.

Allo stato attuale, quindi, si può affermare che mentre la cosiddetta Generazione Y (ma non solo quella) è perfettamente pronta e desiderosa di ottenere consigli e contenuti rilevanti e personalizzati a seconda della diversa piattaforma, chi fa recruiting non ha ancora fatto propria tale logica multicanale, con risultati negativi non solo per l’esito delle selezioni ma anche in termini di employer branding.

C’è ancora speranza, sintetizza la ricerca, dal momento che sono sempre più le aziende che scelgono di rendere responsive i propri siti, per garantire la migliore visualizzazione a prescindere dal dispositivo utilizzato dall’utente finale. Sono in crescita anche le aziende che riescono a integrare la loro strategia di recruiting con il mobile marketing, ad esempio combinando eventi live come le fiere del lavoro con informazioni geolocalizzate.

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