Manifattura italiana da record, export migliore degli altri Paesi UE

manifattura italiana

I sostanziosi investimenti effettuati hanno dato l’ottimo risultato di aumentare il giro d’affari della manifattura italiana nel secondo semestre del 2017, sfruttando le buone prospettive dell’eredità dello scorso anno con il passaggio del comparto industriale al 4.0 sostenuto dagli incentivi statali. E’ la sintesi per titoli dell’Analisi dei settori industriali realizzato in collaborazione tra Prometeia e Intesa Sanpaolo.

Nel testo del documento si legge, gli economisti rielaborano il modo in cui il fatturato manifatturiero italiano ha accelerato il ritmo nella seconda metà dell’anno scorso “grazie al ritrovato slancio degli investimenti”. I dati dei primi undici mesi dell’anno dimostrano che il giro d’affari è aumentato del 4,5% a prezzi correnti e del 2,8% al netto dell’effetto dei prezzi. Nel documento si sottolinea che la crescita “si presenta diffusa a livello settoriale, con l’eccezione di Elettrodomestici e Largo Consumo. Tra i settori best performer spiccano Metallurgia (+15.5%), Elettrotecnica (+8.8%), Intermedi chimici (+8.3%), Autoveicoli e moto (+7.3%), Prodotti in metallo (+6.4%) e Meccanica (+5.7%)”.

L’ottimismo è dato anche dal raffronto con gli altri Paesi dell’UE: difatti l’Italia è “cresciuta più dei competitor in termini di esportazione di manufatti nei primi nove mesi del 2017”, in particolar modo nei mercati extra-Ue, “i più esposti alle pressioni derivanti dal recente rafforzamento dell’euro. Farmaceutica, Autoveicoli e moto, Sistema moda e Prodotti in metallo hanno guadagnato quote importanti su questi mercati”.

Prometeia e Intesa Sanpaolo sono ottimiste per il 2018, indicando come “buone”  le prospettive per il manifatturiero nostrano. “Gli indicatori anticipatori fanno ritenere probabile la prosecuzione di un percorso di crescita, grazie al mantenimento di buone prospettive sui mercati internazionali, dove l’export italiano risulta essere sempre meno sensibile all’effetto del cambio. Un’analisi di sensibilità al cambio dollaro/euro evidenzia come, nella media del manifatturiero, i paesi legati al dollaro o con valute in forte deprezzamento sull’euro pesino per appena il 23% delle nostre esportazioni e rappresentino solo il 15% della concorrenza”.

Tra gli economisti è radicata l’idea che gli investimenti saranno il motore del futuro prossimo dell’economia: “il trend di rinnovamento degli impianti in ottica 4.0 andrà affiancandosi all’esigenza di ampliare la capacità produttiva manifatturiera, ormai prossima alla saturazione in molti settori”. Le uniche preoccupazioni sono dovute ai prezzi dell’energia: “I recenti aumenti nei corsi petroliferi potrebbero comportare, nel 2018, un aggravio dei costi operativi delle imprese, pari a 6,5 miliardi di euro (l’8,4% dei margini complessivi del manifatturiero)”.

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