Le riduzioni contributive per i contratti di solidarietà difensivi (E. Massi)

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editoriale di Eufranio MassiL’art. 5 della legge n. 78/2014, che ha convertito, con modificazioni, il D.L. n. 34, definendo le nuove modalità per il riconoscimento delle riduzioni contributive in favore dei datori di lavoro firmatari dei contratti di solidarietà ex art. 1 della legge n. 863/1984, aveva rimandato ad un decreto interministeriale la individuazione degli strumenti destinati alla distribuzione selettiva degli incentivi.
Ciò è avvenuto con il D.M.  n. 83312, “concertato tra Lavoro ed Economia, del 7 luglio 2014.

Modificando la precedente previsione normativa che attribuiva gli incentivi (tra l’altro, per varie ragioni, non più erogati da circa un decennio) in relazione all’ampiezza della riduzione ed all’ubicazione geografica dell’impresa, l’art. 5 della legge n. 78 (ripreso dall’art. 2 del D.M.) stabilisce che lo sgravio contributivo viene riconosciuto nella misura fissa del 35% sulla contribuzione dovuta dal datore per i lavoratori interessati alla riduzione di orario in misura superiore al 20%.

Ma, quali sono le imprese potenziali destinatarie della riduzione?

Sono quelle che, a partire dal 21 marzo 2014, data di entrata in vigore del D.L. n. 34,  abbiano individuato, nella stipula di contratti di solidarietà, strumenti destinati a migliorare la produttività in misura analoga allo sgravio contributivo o, in alternativa, abbiano realizzato un piano di investimenti finalizzato a superare le inefficienze gestionali o del processo produttivo.

E’ questo, come si vede, il criterio di riferimento, per la selezione dei potenziali destinatari: non più incentivi “a pioggia”, fino al limite di concorrenza delle risorse disponibili, ma sgravi mirati ad un miglioramento delle condizioni aziendali.

Quanto appena detto, comporterà, necessariamente, se si vorrà usufruire della contribuzione ridotta, uno sforzo ulteriore nella redazione e nell’accordo sindacale che, non dimentichiamolo, ha come obiettivo quello di “stoppare” le paventate eccedenze strutturali (risultanti anche dalla apertura di una procedura collettiva di riduzione di personale) per tutta la durata della solidarietà.

Nella gran parte dei casi (parlo delle aziende “normali” e non di quelle, magari multinazionali, interessate a grandi complessi industriali, magari abbastanza “decotti”) risulterà abbastanza arduo prevedere, in presenza di una riduzione di orario, “un miglioramento della produttività di entità analoga allo sgravio” o un piano di investimenti finalizzati a superare le inefficienze di gestione.

Il discorso appare, indubbiamente, diverso, allorquando grandi aziende, rilevando complessi industriali di una certa rilevanza, riassumono il personale in forza, stipulano contratti di solidarietà ed investono per superare le inefficienze del vecchio processo produttivo (in Italia, gli esempi possibili sono, tutti i giorni, sotto l’occhio dei “media”).

La circolare n. 23 del Ministero del Lavoro del 26 settembre 2014 detta le modalità per la presentazione dell’istanza che si deve riferire al periodo previsto dall’accordo che, in ogni caso, non può superare la soglia dei dodici mesi: lo strumento, interamente telematico, è rappresentato dalla procedura denominata CIGSonline, rinvenibile sulla pagina internet del Dicastero. Copia della domanda, va inviata, sempre telematicamente, all’INPS su cui grava il compiuto della quantificazione dell’onere connesso allo sgravio contributivo. Nel caso in cui il riscontro dell’Istituto sia positivo, il provvedimento viene emanato, entro i sessanta giorni successivi alla ricezione dell’istanza, per un periodo massimo di dodici mesi: l’atto autorizzatorio è della Direzione Generale degli Ammortizzatori Sociali e degli incentivi all’Occupazione.

L’istanza va presentata entro trenta giorni dalla data di stipula del contratto di solidarietà: per i contratti già in essere, sottoscritti a partire dal 21 marzo, i trenta giorni decorrono a partire dal 26 settembre 2014, data di pubblicazione della circolare n. 23: essa deve, ovviamente, contenere (art. 3, comma 2, del D.M.) gli strumenti che sono stati individuati per realizzare ciò che, sotto l’aspetto del miglioramento, viene richiesto (ad esempio, il piano degli investimenti).

Il Decreto sottolinea, poi (commi 7 ed 8 dell’art. 3) l’importanza dei controlli degli organi ispettivi periferici del Ministero del Lavoro finalizzati alla verifica dello “stato dell’arte”, riferiti ai miglioramenti produttivi ed agli investimenti gestionali che vanno realizzati entro i dodici mesi dall’inizio del contratto di solidarietà.

Ma cosa succede se gli accertamenti rilevino una mancata od inesatta adozione degli strumenti?

Si apre una sorta di contraddittorio, nel senso che la Direzione Generale  invita l’impresa a fornire le proprie deduzioni entro trenta giorni. Se le posizioni aziendali espresse non si ritengono (in tutto o in parte) soddisfacenti, viene emesso, nei trenta giorni successivi, un provvedimento di revoca parziale o totale dello sgravio: esso viene inviato anche all’INPS per il recupero delle somme indebitamente non versate in conseguenza del decreto di sgravio.

Da ultimo, una notazione singolare: come è noto, l’art. 5, comma 1, ter della legge n. 78, alfine di favorire la diffusione delle buone pratiche, impone alle aziende che sottoscrivono contratti in solidarietà, di depositare gli stessi (tramite pec o lettera raccomandata), nei trenta giorni successivi alla sottoscrizione, presso l’archivio nazionale dei contratti e degli accordi collettivi, istituito presso il CNEL. Ebbene, per quei contratti per i quali si chiede la riduzione contributiva, tale incombenza, recita l’art. 5 del D.M. (che contiene un refuso, atteso che la disposizione della legge n. 78 cui ci si riferisce è l’art. 5 non l’art. 1 come scritto nel provvedimento) viene svolta dalla Direzione Generale che ha ricevuto l’istanza.

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1 Commento

  1. mauro toninello
    ottobre 10, 16:53 Reply

    Buonasera,
    Al riguardo degli adempimenti da attuarsi al fine di attivare la procedura di richiesta delle riduzioni contributive, si sottopone quesito se al procedimento telematico siano obbligate anche quelle aziende con novero del personale dipendente inferiore alle 15 unità le quali ricorrono al contratto di solidarietà difensivo di tipo “B”

    nel ringraziare si porgono cordiali saluti
    mauro toninello

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