Agricoltura 4.0: il futuro del lavoro è nell’agroalimentare

Agricoltura 4.0

Le statistiche sull’export dell’agroalimentare italiano parlano chiaro. Nel 2017 si è avuto un aumento dell’export compreso tra il 7% e il 9% che, in parole povere, corrisponde a circa 40 miliardi di euro contro i 38.20 del 2016 (stando all’analisi condotta da Nomisma Agrifood Monitor). Contribuiscono a questo successo anche le startup agroalimentari italiane che rappresentano il 12% delle aziende innovative dell’agroalimentare nel mondo.

Guardiamo nel dettaglio l’Agricoltura 4.0 e il futuro del lavoro nell’agroalimentare.

L’agricoltura è da sempre fonte di sostentamento della popolazione che anno dopo anno ha ricercato e richiesto degli standard di qualità sempre più elevati. Oggi le persone vogliono mangiare bene e soprattutto vogliono portare sulle proprie tavole cibi sani e certificati. Da qui l’obbligo per le aziende agricole di rispettare la normativa in tema di qualità e sicurezza come, ad esempio, la normativa in tema di concimi e fertilizzanti (Legge n.748/1984) e quella sulla conservazione e il trasporto degli alimenti (Regolamento Ce n.178/2002). L’Italia, grazie alla ricchezza e alla fertilità del territorio e, in particolare, grazie ai suoi elevati standard qualitativi, è sempre stata ai vertici delle classifiche di produzione di materie prime. Questo ha garantito la diffusione mondiale del Made in Italy alimentare considerato come elemento di eccellenza qualitativa.

Italia tra i top exporter agroalimentari mondiali

Le stime di Nomisma Agrifood Monitor sull’export dell’agroalimentare italiano parlano chiaro: l’Italia è nella top 10 mondiale degli exporter agroalimentari e il 60% dell’export è formato da appena 4 regioni (Veneto, Emilia-Romagna, Lombardia e Piemonte). Solo nel 2017 si è avuto un aumento dell’export compreso tra il 7% e il 9% che, in parole povere, corrisponde a circa 40 miliardi di euro (rispetto ai 38.20 dell’anno precedente).Insomma, l’economia italiana può tornare a sorridere, il Made in Italy sarà sempre più richiesto. La domanda maggiore si ha per prodotti come vino (con una crescita del 7%) e formaggi (+9%) commissionati prevalentemente da paesi extra europei quali Russia, Cina e nord America. Dati non male per un paese che vede (secondo il report del 2017) una presenza sul territorio di solo il 2% di imprese alimentari medio-grandi (quelle con più di 50 addetti, per intenderci), contro il 10% della presenza dei competitor tedeschi.

Ma si sa, i tempi cambiano e con questi si evolve anche il mercato, il business e i modelli produttivi. E l’Agricoltura non è rimasta a guardare passiva le evoluzioni tecnologiche che anno dopo anno hanno investito i vari settori economici, anzi, si è arricchita di tecniche di produzione e commercializzazione del tutto innovative tanto che ad oggi si può parlare di Agricoltura 4.0. A caratterizzare questa nuova era, è l’affermarsi di tecnologie digitali che prevedono l’utilizzo di sensori nei campi, droni per la logistica controllata, smart packaging ed etichette intelligenti; tutti strumenti utili per garantire la competitività e l’ottimizzazione delle filiere.

Ma non corriamo. Se è vero che da un lato gli sviluppi tecnologici hanno introdotto tecniche di produzione all’avanguardia, è altrettanto vero che le aziende italiane tradizionali incontrano ostacoli verso l’innovazione, il primo tra tutti è l’assenza di banda larga ed extra larga nelle zone rurali.

Il mercato italiano dell’Agricoltura 4.0

Attualmente in Italia il mercato dell’Agricoltura 4.0 è di appena 100 milioni di euro, cioè solo il 2,5% di quello globale e solo l’1% della superficie coltivata complessiva è gestita con sistemi di Agricoltura 4.0 (dati divulgati dalla ricerca dell’Osservatorio Smart AgriFood della School of Management del Politecnico di Milano). A garantirne l’esistenza sono soprattutto quelle che potremmo definire “imprese native digitali”: 481 startup internazionali di cui – sempre secondo Smart AgriFood –  60 (circa il 12%) sono italiane. Le tecnologie di cui si avvale l’Agricoltura 4.0 sono particolarmente all’avanguardia. Vanno infatti dall’agricoltura di precisione che sfrutta i Big Data Analytics, all’agricoltura interconnessa che attraverso l’analisi incrociata di fattori ambientali, climatici e colturali consente di stabilire il fabbisogno irriguo e nutritivo delle coltivazioni migliorandone la resa e la qualità dei prodotti. Non solo. Questa nuova frontiera dell’agricoltura ha permesso di aprire un nuovo importante spiraglio occupazionale.

Da sempre demonizzato e considerato “lavoro per vecchi”, il settore agricolo ha visto nell’ultimo anno un boom occupazionale mai registrato prima. Ad interessarsi all’agricoltura sono sempre più giovani che decidono di occupare le proprie risorse e le proprie conoscenze per rinnovare e soprattutto innovare il territorio. A confermarlo sono i dati delle iscrizioni a corsi di laurea del settore: +18,6% a scienze agrarie e forestali, +23% a scienze alimentari e addirittura un aumento di più del 43% ai corsi di laurea accreditati in zootecnia e scienze della produzione animale. Se poi consideriamo che gli ultimi anni hanno visto il digitale dilagare in tutti i settori creando nuove posizioni professionali, allora il gioco è fatto. Il futuro dell’agroalimentare è ora e sono proprio i giovani con le loro competenze tecnologiche ad innalzare le sorti del mercato e a svecchiare un settore che rischiava altrimenti di colare a picco. Non è difficile capire che la diretta conseguenza di tutto questo è la nascita di nuove figure professionali legate all’agricoltura intesa non più come mera coltivazione della terra. E soprattutto è importante che i giovani vengano a conoscenza di questa imperdibile opportunità e che smettano di  pesare all’agricoltore come a colui che, armato di paletta e germogli, andava a seminare frutta e verdura per i campi seme dopo seme.

L’agricoltura è innovazione, è sviluppo, è futuro. E se quanto detto fin’ora non vi ha colpito pensate a Rovazzi (si, proprio così, il cantante) che dell’agricoltura ne ha fatto il suo lavoro del film “Il Vegetale” che, al di là dei gusti cinematografici, è chiaro esempio di come questo settore sia tornato – diciamo così – di moda.

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