Formazione 4.0: la sfida delle competenze digitali

Formazione 4.0: la sfida delle competenze digitali
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Novità importanti per quanto riguarda la cosiddetta formazione 4.0 e la creazione di nuove competenze digitali per i dipendenti delle aziende italiane. Con l’introduzione delle agevolazioni previste dalla Legge di Stabilità 2018 (Legge n. 205 del 27/12/2017) e i nuovi fondi interprofessionali, le aziende possono arrivare a coprire il 100% dei costi dei formatori e fino al 40% del costo dei dipendenti in formazione.

Le imprese che vogliono potenziare e modificare la propria organizzazione interna nell’ottica del Piano nazionale denominato Industria 4.0, dovranno mettere in conto di pianificare dei progetti di formazione validi che metteranno a budget i costi di formatori e dipendenti in formazione.

La Legge di Bilancio permetterà di finanziare le spese per i dipendenti partecipanti a progetti di formazione inerenti alle innovazioni di Industria 4.0. Non solo gli impiegati e gli operai, ma anche il quadro dirigenziale che entrerà a far parte dei progetti di ricerca previsti dal piano aziendale. L’onere della spesa verrà sostenuto, come si diceva, da un contributo del 40% e verrà misurato sul costo effettivo del personale. La base del calcolo è il tempo stesso di impiego del lavoratore all’interno del progetto formativo. Avrà un limite massimo annuale con un importo di 300 mila euro per ciascun beneficiario.

 Ad esempio, un’impresa che effettua un’attività formativa agevolabile, poniamo con un costo totale di 12 mila euro, di cui, 3 mila euro come spesa per la docenza e il restante come costo del personale in formazione. La spesa coperta al 100% saranno i 3 mila euro per i docenti mentre il credito d’imposta spettante sarà pari al 40% dei 9 mila euro rimanenti, quindi 3.600 euro.

Competenze digitali

Le attività progettuali di formazione dovranno essere svolte per l’acquisizione di Skills e competenze inerenti a tutte le innovazioni tecnologiche previste nel Piano Nazionale Industria 4.0.

Le competenze digitali da sviluppare potranno essere inerenti direttamente alla produzione manifatturiera come prototipazione rapida, robotica avanzata e collaborativa, interfaccia uomo macchina e manifattura additiva. Ma contestualmente saranno anche ad aziende non manifatturiere, in questo caso le competenze saranno sviluppate in ambiti come: big data e analisi dei dati, cloud e fog computing, cyber security e integrazione digitale dei processi aziendali.

L’importanza di guardare alla formazione e all’acquisizione di competenze digitali, fulcro del Piano Nazionale Industria 4.0, sono dirette conseguenze della rivoluzione digitale che crea e distrugge lavoro, e di cui non è possibile prevedere le proporzioni dell’uno o dell’altro fenomeno.

Uno sguardo alle professioni che in futuro saranno le più importanti ci mostra che la maggior parte 10 anni fa non esistevano. Questo ci porta ad una riflessione importante su come arginare questa mancanza di abilità professionali che viviamo oggi. Nella epocale ricollocazione professionale internazionale, l’occupazione crescerà per i Paesi che hanno investito e investiranno nella formazione sulle competenze digitali, al contrario si contrarrà laddove non le hanno acquisite in maniera adeguata ad affrontare le evoluzioni del tessuto economico e produttivo.

In Italia ci sono ancora alcune lacune da colmare in questo senso: solo il 29% della forza lavoro possiede elevate competenze digitali, a fronte di una media europea del 37%. Un Gap che rischia di allargarsi vista la bassa percentuale di partecipazione dei lavoratori ai corsi di formazione (8,3%), in relazione alla media UE del 10,8%. In quest’ottica il Piano Industria 4.0 è un importante scossa a quello che è il paradosso italiano sulla formazione, in cui i giovani smettono troppo presto di studiare e iniziano troppo tardi a lavorare.

La strada intrapresa promette di essere molto positiva, la formazione messa al primo (o comunque ai primi) posto è il giusto sprone per non rimanere indietro rispetto ai nostri concittadini continentali. Iniziare bene è già metà dell’opera.

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