L’ Ape sociale non ingrana tra rinvii e ritardi

L’ Ape sociale non ingrana tra rinvii e ritardi

Morena Piccinini, presidente dell’Inca, fa il punto sulla situazione dell’Ape sociale, a oltre 7 mesi dall’inizio della sua sperimentazione: “Un fallimento facilmente prevedibile”. La rivista del patronato “Esperienze” scrive del momento attuale dell’anticipo pensionistico, “Se tutto andrà come dovrebbe andare, i primi assegni di indennità Ape sociale e anticipo pensionistico per lavoratori precoci non arriveranno prima di gennaio 2018”, citando il comunicato stampa dell’Inps dei primi di dicembre.

I ritardi dell’Ape sociale

“Ad onore del vero – spiega Piccinini – di ritardi se ne sono accumulati tanti e non sempre per responsabilità dell’lnps. Il decreto applicativo ha avuto una gestazione complicata, tant’è che il decreto applicativo è stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n.138 soltanto il 16 giugno, con un ritardo di più di un mese. Poi, però, l’Istituto ci ha messo del suo per confondere ulteriormente le acque. E le cose ancor oggi non sono affatto chiare”. 

All’indomani della scadenza ultima per le domande di Ape sociale e di anticipo pensionistico per i lavoratori precoci, spiega l’Inca, “l’Inps ha diffuso i dati sulle richieste pervenute complessivamente sia per quanto riguarda la prima fase (conclusa il 15 ottobre) che la seconda (30 novembre)”.

“E i risultati –si legge nella rivista “Esperienze – non sono affatto incoraggianti. Con la prima, sono state accolte 15.493 domande di certificazione di Ape sociale e 9.031 richieste di lavoratori precoci (pari al 39% e al 34% del totale), per un numero complessivo di 24.524 domande su 65.972 richieste complessivamente pervenute, pari al circa il 37%; ben al di sotto della metà”.

“Poi, però, l’Inps precisa di aver provveduto a riesaminare d’ufficio, alla luce dei nuovi indirizzi estensivi forniti dal ministero 6.384 domande di Ape sociale e 5.592 di lavoratori precoci (per un totale di 11.976)”. Una rielaborazione dell’Istituto di previdenza che lo stesso definisce una “operazione straordinaria”, che “si completerà nei primi giorni di dicembre. Al momento, è sempre l’Inps a dirlo, queste operazioni di riesame hanno comportato l’accoglimento di circa 2.000 domande di Ape sociale e di circa 1.780 di lavoratori precoci (per un totale di 3.780). Dunque, se la matematica non è un’opinione, su 11.976 domande riesaminate, 8.196 ancora attendono di sapere quale sarà l’esito alla loro richiesta (oltre il 68%)”, evince l’Inca.

“Se questo è l’andazzo, cosa ne sarà delle 16.917 domande pervenute all’Inps, tra il 15 luglio e il 30 novembre?”, rimarca l’Inca. “Il sospetto –dice Piccinini– è che si avveri ciò che lo stesso Inps ha pronosticato, nell’ottobre scorso, in occasione dell’audizione alla Camera, quando, giocando di anticipo rispetto ai tempi, affermò che il 50% delle risorse stanziate per l’indennità Ape sociale e l’anticipo pensionistico in favore dei lavoratori precoci, anche dopo il riesame delle domande, sarebbe rimasto inutilizzato. Un fallimento facilmente prevedibile, dunque, che si sarebbe dovuto e potuto evitare dando certezza del diritto, a chi subisce sulla propria pelle le conseguenze di un altro grossolano errore commesso dalla legge di riforma delle pensioni Monti-Fornero”.

Secondo un’analisi fatta da Cgil, nel 2017 le risorse non utilizzate per l’Ape social e i lavoratori ‘precoci’ ammontano a 540 milioni di euro, molto di più di quei 300 milioni che il governo ha stanziato, nella Legge di Bilancio, per il “pacchetto pensioni”. Stanziamenti che presumibilmente andranno persi perché non impiegati nel capitolo previdenza. Si legge in una nota del sindacato: “l’inconsistenza delle misure proposte dall’Esecutivo al sindacato per la fase due del confronto sulle pensioni”.

“Il risparmio di risorse realizzato sulle prestazioni di Ape sociale e ‘precoci’ nel 2017 è addirittura superiore a quanto il Governo ha deciso di destinare complessivamente al capitolo Previdenza nel prossimo triennio”, il commento di Roberto Ghiselli, segretario confederale della Cgil, mentre il responsabile Ufficio Previdenza pubblica del sindacato, Enzo Cigna, dichiara che il budget per l’intervento triennale di 300 milioni “sia abbondantemente sovrastimato”.

Il risparmio per l’esecutivo nel 2018 sarà soprattutto fondato sul numero di domande accolte per Ape sociale e ‘precoci’, molto inferiore a quello che era stato preventivato: 31.290 domande anziché le 60 mila ipotizzate, pari al 52,15% del totale previsto, secondo la stima della Cgil. “Se non si vogliono accumulare ulteriori residui, pregiudicando il diritto di molti lavoratori di fruire delle prestazioni di Ape sociale e anticipo per i precoci, è necessario intervenire in legge di Bilancio per modificare profondamente le procedure e i vincoli”, dice ancora Ghiselli.

“I correttivi sino ad ora ipotizzati dal Governo, relativi all’ampliamento di quattro categorie di lavori gravosi, all’intervento sulle donne madri e sui contratti a termine, senza ulteriori misure sarebbero del tutto irrilevanti e determinerebbero anche per il 2018 l’esclusione di tantissimi lavoratori dalle prestazioni”, ribadisce.

Sintetizzando le soluzioni proposte dalla Cgil: far passare da 36 a 30 anni il requisito contributivo per i lavoratori impegnati in attività gravose; modifica della continuità professionale richiesta di 6 anni su 7 allargandola all’ipotesi di 7 su 10. Concludendo, sempre in merito ai lavori cosiddetti gravosi: “chiediamo di semplificare le procedure e di rimuovere il vincolo del tasso di tariffa Inail del 17 per mille”.

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