Il rilancio del Sud tra imprese e agricoltura

SudIl Sud ha ripreso a correre. I numeri parlano di un rilancio consistente e veloce, ma ancora c’è molto lavoro da fare. Il tasso di disoccupazione è ancora piuttosto alto, intorno al 42%, anche se gli occupati hanno subito un aumento del 1,7% (101 mila posti in più). Perdura, però, la dicotomia storica Nord-Sud che pone il Mezzogiorno ancora lontano dalle realtà europee sull’occupazione, un distacco di 20 punti percentuali dalla media europea alla quale, invece, sono prossime le regioni del Centro-Nord (47% nelle regioni meridionali, 69% Centro-Nord).

Le regioni settentrionali hanno, inoltre, recuperato quasi totalmente le perdite di posti di lavoro persi durante la lunga fase recessiva che ha colpito l’Europa ed il resto dell’occidente (+48 mila nel 2016 rispetto al 2008), a Sud la perdita occupazionale in rapporto all’inizio della fase recessiva è ancora di circa 380 mila posti di lavoro.

In quest’ottica l’esecutivo ha varato due misure per il rilancio delle regioni meridionali: “Resto al Sud” e “Banca delle terre incolte”. “Oggi diamo il via operativo a due misure che abbiamo varato col decreto legge per il Mezzogiorno del giugno scorso: ‘Resto al Sud’, con capitale per i giovani che vogliono fare impresa, anche se non hanno mezzi propri per mettere su l’attività, e ‘Banca delle terre’, le terre incolte messe a disposizione dei giovani che vogliono valorizzarle” a parlare è il ministro della Coesione territoriale e del Mezzogiorno Claudio De Vincenti, aprendo a Napoli il convegno “Le nuove opportunità per i giovani“. Il ministro ha sottolineato che “per il Mezzogiorno abbiamo varato interventi importanti, alcuni stanno già producendo frutti come il credito d’imposta che ha già generato 3 miliardi di investimenti aggiuntivi di imprese private al Sud, che sono posti di lavoro per i giovani, e la contribuzione dei nuovi assunti a tempo indeterminato sta producendo effetti importanti”.

Resto al Sud

Per questa misura finanziaria, il governo ha destinato 1,250 miliardi di euro affidandone la gestione ad Invitalia, Agenzia nazionale per l’attrazione degli investimenti e lo sviluppo d’impresa, che ha siglato anche una convenzione con Abi per rendere possibile il prestito a tasso zero che compone l’agevolazione. L’Ad di Invitalia, Domenico Arcuri, ha anche espresso la sua speranza per il futuro dell’occupazione al Sud: “noi puntiamo a creare centomila nuovi posti di lavoro, di occupazione cosiddetta buona; centomila cittadini del Sud giovani che intraprendono, investono e creano la loro impresa. Lo stanziamento è di un miliardo e duecentocinquanta milioni di euro e l’incentivo partirà dai primi giorni di gennaio, con ogni probabilità dal 15 gennaio sarà operativo. Di certo, si tratta del più importante investimento per i giovani del Mezzogiorno degli ultimi dieci anni”.

Banca delle terre incolte

Lo scopo di questo provvedimento è la riqualificazione e il miglioramento dei beni pubblici che non utilizzati nelle regioni del Sud. Su queste terre potranno lavorare le imprese agricole giovanili che vogliano avviare produzioni di qualità. I terreni in stato di abbandono, cioè quelli non lavorati negli ultimi dieci anni, se di proprietà pubblica verranno presi in fitto dalle imprese di nuova apertura. “I giovani già sono impegnati in imprese agricole di successo. Aziende, di cui tante nel Sud, che sono internazionalizzate, che investono su tecnologia e innovazione – ha espresso il ministro dell’Agricoltura, Maurizio Martina –Esistono, insomma, nuovi contesti metropolitani e urbani, in cui lo sviluppo agricolo non è secondario. Vogliamo che si torni a utilizzare le terre pubbliche di qualsiasi proprietà amministrativa pubblica per fare agricoltura”.

Il sostegno economico

Il programma “Resto al Sud” prevede “un prestito fino a 50.000 euro per ciascun giovane imprenditore – ha spiegato Domenico Arcuri – si possono mettere insieme fino a 4 giovani e quindi ottenere fino a 200.000 euro”. Una parte del budget, il 35% del costo, è composto di un contributo a fondo perduto, mentre il restante 65% consta di un finanziamento bancario sul quale Invitalia corrisponderà gli interessi. “In altri termini – ha spiegato Arcuri – un giovane a cui vengono assegnati 50.000 euro, ne riceve 15.000 a fondo perduto e 35.000 che restituirà in otto anni a partire dal terzo anno”. Gli interessi saranno garantiti da Invitalia attraverso la Banca del Mezzogiorno. “Non sono finanziabili – ha aggiunto l’ad di Invitalia – spese di progettazione e consulenza. Un giovane che vuole fare attività farà la domanda sulla piattaforma digitale già usata da Invitalia per altri incentivi, che è trasparente. Promettiamo che nei 60 giorni successivi a quello in cui riceviamo la proposta risponderemo, dicendo se è approvata e finanziata oppure no”.

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