Rivoluzione 4.0: lavoro, industria e digitale

DigitaleLa quarta rivoluzione industriale o Rivoluzione 4.0 è il punto più alto raggiunto finora dall’economia digitale a livello globale. La digital disruption e l’implementazione dei dati all’interno dei processi produttivi ed economici sta ridistribuendo in modo vigoroso tutti gli equilibri competitivi di mercati vecchi e nuovi e sta spalancando le porte a prospettive di crescita che fino a qualche anno fa erano difficilmente immaginabili se non nelle più fervide immaginazioni. In Italia quest’accelerazione di tutte le componenti produttive e di innovazione ha dato il via al Piano Nazionale Industria 4.0 che all’inizio dell’anno ha mosso i primi passi presentandosi come una politica industriale che fonda le radici nello sviluppo delle tecnologie e nell’evoluzione che questo comporta in tutti i settori che formano il tessuto economico del Paese.

Fondamentali sono state le decontribuzioni fiscali di sostegno agli investimenti sull’innovazione digitale che hanno non hanno disatteso le speranze: tra Iper-ammortamento, Super-ammortamento e Nuova Sabatini gli ordini interni di macchinari, apparecchiature elettriche, macchine elettroniche ed altri apparecchi sono aumentati di oltre 10% fra gennaio-giugno 2017 e lo stesso periodo dell’anno precedente. A conti fatti però non è sull’aggiornamento tecnologico che il Piano nazionale sta mostrando le sue lacune, piuttosto è sulle competenze digitali che il deficit è più marcato. Una caratteristica tutt’altro che secondaria rispetto alla quarta rivoluzione industriale, che richiede un urgente rivisitazione dei piani d’azione e un impegno altrettanto grande di tutti i protagonisti del settore, dall’esecutivo alle aziende finendo poi all’istruzione.

Il Governo ha previsto nella Legge di Bilancio 2018 un credito d’imposta al 50% per gli investimenti fatti in ottica di formazione su tutte le materie di trasformazione digitale, con lo scopo di intervenire smuovere le acque e uscire da un ristagno in ottica di innovazioni. Questi provvedimenti si aggiungono allo spostamento di Focus del Piano del ministro dello Sviluppo Economico Calenda dall’Industria 4.0 alla Formazione 4.0, che darà un ruolo di maggior importanza ai ministeri di Lavoro e del Miur, perché lo sviluppo di competenze digitali e di gestione di Dati informatici all’interno delle tradizionali aree dei processi produttivi devono sostenere quest’evoluzione tecnologica, al di là dei meri investimenti.

Ad evidenziare questa caratteristica è l’ultima edizione dell’Osservatorio sulle competenze digitali 2017, realizzato da Aica, Assinform, Assintel e Assinter in collaborazione con l’Agid e il ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, che rimarca la necessità di sostenere l’affermazione di una nuova cultura digitale, operando sulle skill e sulle qualificazioni.

L’importanza delle Digital Skill

Big Data, Cloud, Mobile, Cyber-security: sono questi i settori ICT in cui le aziende italiane cercano professionisti. Le aperture per chi cerca un’occupazione nell’ambito dell’ICT sono veramente notevoli: nell’anno 2016 sono stati creati circa 28 mila nuovi posti di lavoro necessitano richiedono specializzazioni ICT e entro il 2018 se ne potrebbero creare altri 57 mila. I dati arrivano dalla terza edizione dell’Osservatorio delle Competenze Digitali.

L’Osservatorio ha analizzato 175.000 annunci di lavoro su web degli ultimi tre anni, di cui 60 mila solo nel 2016: la domanda di professioni digitali in Italia cresce mediamente del 26% ogni anno, quella di specialisti del digitale (IoT, Service development, Service strategy, Robotics, Cognitive & Artificial intelligence) anche del 56%; ci sono picchi del 90% per Business Analyst e Data Scientist. Anche le professioni ICT più tradizionali sono una garanzia: la ricerca delle figure quali gli analisti programmatori registra un +24% nel 2016, +30% gli annunci per System analyst, addirittura +60% per i Web developers. Agile coach, Change manager, Chief Digital Officer, Project manager, IT Process & Tools architect, Security analyst sono tra le posizioni professionali più ambite.

Le lacune della formazione

Secondo il report è determinante lo Skill Digital Rate, cioè il grado di incisività delle competenze digitali all’interno di una singola professione, nel settore ICT questo tipo di preparazione incide per il 68%, con dei picchi del 80%, per le figure più aggiornate. Sulla scia del Piano Industria 4.0 comunque l’incidenza è alta per tutte le figure professionali (tra il 50% e il 60 %). In questo quadro di profondo cambiamento e grande opportunità lavorativa la debolezza risiede nell’istruzione. Il mercato italiano ci regala un paradosso tutto nostrano: Il mercato del lavoro richiede il 62% di laureati e il 38% di diplomati, mentre il nostro sistema formativo offre troppi diplomati (8.400 in eccesso) e pochi laureati in percorsi ICT (dove esiste un deficit di 4.400 profili professionali). Per di più a fronte di immatricolazioni in aumento nelle facoltà dell’area ICT il tasso di abbandono degli studi si attesta intorno al 60%.

Nelle Università italiane sono attivi corsi e lauree per i settori emergenti dei Big Data, degli Analytics e della Cyber-security, quello che manca (e la mancanza si sente eccome) è la formazione sul Cloud all’interno dei programmi universitari. Come se non bastasse nelle facoltà non ICT le Digital Skill sono completamente bistrattate, non esiste nessuna formazione in proposito per circa la metà dei 4.362 corsi di laurea disponibili, come denuncia il CINI, il Consorzio Interuniversitario per l’Informatica che dalla prossima edizione aderirà all’Osservatorio delle Competenze Digitali per sensibilizzare gli atenei a muoversi in questa direzione.

Verso il futuro

Nel villaggio globale è maturata l’idea di un mondo sempre più digitalizzato, sono in atto cambiamenti epocali che toccano ogni componente della vita di tutti, nei modi di amministrare, produrre, comunicare, fare cultura, insegnare e vivere il tempo libero. Nel tessuto economico questo genera nuovi Business, nuovi mercati e cambia le regole che gestiscono i sistemi socio-economici. Con uno sforzo maggiore questo treno è da prendere al volo, perché il futuro è adesso.

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Luca De Martino

A cura di : Luca De Martino

Collaboratore per quattro anni del quotidiano "Cronache di Napoli" come redattore di articoli di cronaca politica, bianca, economia, giudiziaria e nera. Collaboratore di blog e siti web in qualità di cronista.

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