Pensioni: governo propone piano in sette punti con stanziamento di 300 milioni

pensioniUn intervento in sette punti con uno stanziamento di 300 milioni di euro. Questa è la proposta dell’esecutivo per venire incontro alle richieste delle sigle sindacali di Cgil, Cisl e Uil per ammorbidire i requisiti di anzianità a partire dal 2019, periodo in cui scatterà l’innalzamento dell’età pensionabile per via dell’aumento dell’aspettativa di vita.

Le categorie di lavoratori esentati rimarranno, dunque, le 15 già previste da tempo, 11 11 categorie di lavori gravosi individuate ai fini dell’Ape, l’anticipo pensionistico, e in più i lavoratori agricoli, siderurgici, marittimi e i pescatori.

Fuori dalla misura rimangono i postini, vigili del fuoco e lavoratori della ristorazione, categorie che sono state prese in considerazione come possibili beneficiari di un ulteriore allargamento della norma. La Fipe (Federazione Italiana Pubblici Esercizi) non gradisce questa soluzione: “Il lavoro di chi fatica tutto il giorno nei bar e ristoranti italiani merita pienamente di essere considerato nelle categorie delle mansioni usuranti” scrive in una nota l’associazione di categoria legata a Confcommercio.

Il premier Gentiloni ha portato una proposta che lui stesso giudica positiva:” Credo sia stato fatto un buon lavoro, nelle condizioni date il Governo mette in campo un impegno finanziario importante. Ci sono le condizioni per dare un messaggio positivo al Paese, mi auguro che si possano concretizzare”. Il meccanismo dell’adeguamento comunque non si tocca, conferma il ministro del Lavoro, Giuliano Poletti: “Abbiamo ribadito la convinzione del governo che il collegamento dell’età pensionabile all’aspettativa di vita è un pilastro del sistema previdenziale e va salvaguardato”.

In aggiunta al blocco dell’aumento dell’età per le 15 categorie, il governo ha presentato altri punti all’interno della misura:

  • via libera ad una commissione che studi la gravosità delle occupazioni e che valuti la classificazione tra previdenza ed assistenza ai fini di una migliore separazione;
  • revisione del meccanismo di calcolo dell’aspettativa di vita sulla base della media e non delle differenze di picco;
  • sostegno alla previdenza integrativa dei lavoratori pubblici;
  • miglioramento del fondo di integrazione salariale;
  • riutilizzo delle risorse dell’Ape social nel 2018;
  • riutilizzo delle risorse dei precoci per 2018.

Il segretario generale della Cgil, Susanna Camusso non è soddisfatta del lavoro dell’esecutivo, infatti dice, “sono insufficienti. Le distanze sono ancora molto significative e le proposte fatte oggi non delineano una facile soluzione. Abbiamo un incontro sabato, il tempo tra qui e quell’incontro il governo dovrebbe impegnarlo per definire una risposta a tutti i punti della nostra piattaforma”. Per il segretario della Cisl, Annamaria Furlan, invece, tra le proposte del governo “alcune sono molto buone rispetto al giudizio della mia organizzazione e coerenti, altre vanno corrette e precisate meglio, altre mancano”.

Sui requisiti il governo ha mostrato un’apertura sull’eventualità di avere 30 anni di contributi (invece di 36 anni come per l’Ape social) e di avere svolto il lavoro gravoso almeno sette anni negli ultimi dieci come per gli usuranti (e non sei anni nell’arco di sette).

Il sistema di calcolo sarà biennale come prevede la legge ma basato sulla media del biennio precedente (2018-2019), contro la media ancora precedente, invece di una differenza netta tra gli anni come è stato finora.

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