Lavoro agile: parte la comunicazione obbligatoria degli accordi

smart_workingParte, dal 15 novembre, l’obbligatorietà della comunicazione degli accordi sullo Smart working. Per denunciare l’accordo è obbligatorio utilizzare la piattaforma telematica cliclavoro.gov.it. L’accesso sarà garantito dalla propria identità digitale (Spid, sistema pubblico identità digitale) o nel caso di consulenti del lavoro e delegati delle aziende, basteranno le proprie credenziali di accesso.

Il lavoro “agile” ricade nella categoria del lavoro subordinato, più precisamente dipendente, che ha come obiettivo la conciliazione del tempo di vita e di lavoro dei dipendenti, attraverso la flessibilità, e aumentare la produttività e l’efficienza professionale. In altre parole è un “prestazione di lavoro subordinato” che si svolge con le seguenti regole: la prestazione di lavoro si svolge solo in parte all’interno degli spazi aziendali e con i limiti temporali di orario massimi previsti dalla norma e dai contratti collettivi; l’uso degli strumenti per l’esecuzione del lavoro forniti dal datore di lavoro o propri; assenza della postazione fissa mentre il lavoro è svolto all’esterno dell’azienda.

Tutta la materia dello Smart working è vincolata dall’accordo tra l’azienda e il dipendente. Lo svolgimento del lavoro al di fuori degli spazi aziendali è infatti basato su specifiche norme stabilite da un accordo scritto tra le parti. Tale accordo regola anche l’utilizzo degli strumenti di lavoro e individua anche le fasce orarie che il dipendente è tenuto a rispettare comprensive anche di tempi di riposo (vedi diritto alla disconnessione).

Il lavoro “agile” può avere durata determinata o indeterminata, stabilita sempre dall’accordo tra le parti. I contraenti hanno sempre la possibilità di recedere prima della scadenza (nel caso di contratto a termine), ossia senza il preavviso nel caso di giustificato motivo. Nell’eventualità che non ci sia il giustificato motivo, per il recesso unilaterale dall’accordo a tempo indeterminato serve un preavviso, esplicitamente indicato nell’accordo, e comunque non inferiore a 30 giorni (90 giorni in caso di lavoratori diversamente abili).

Con lacircolare 48/2017 l’Inail rende noto che il lavoro agile è soggetto a comunicazione obbligatoria, la circolare contiene tutte le indicazioni operative come: l’obbligo assicurativo, la classificazione tariffaria, la retribuzione imponibile, la tutela assicurativa e quella inerente a salute e sicurezza dei lavoratori agili.

A partire dal 15 novembre è disponibile sul portale cliclavoro. gov.it la normativa per l’invio telematico, il cui accesso è possibile unicamente ai soggetti in possesso di un proprio Spid (sistema pubblico d’identità digitale). Questo sistema di autenticazione è necessario anche per i soggetti abilitati all’invio delle comunicazioni obbligatorie (le c.d. «CO») e delegati dalle aziende aderenti agli accordi, i quali possono accedere senza lo Spid.

Sempre con la circolare 48/2017 l’Inail ha definito le regole inerenti all’obbligo assicurativo per gli Smart workers. Ricadendo nella definizione di lavoro subordinato, nonché flessibile rispetto alla dimensione temporale e spaziale del lavoro, ad esso è naturalmente estesa l’assicurazione obbligatoria contro gli infortuni e le malattie professionali. Difatti l’Inail ha sottolineato che lo svolgimento flessibile del lavoro non può far decadere i requisiti oggettivi (lavorazioni rischiose) e soggettivi (caratteristiche delle persone assicurate) richiesti per l’obbligo assicurativo dal Dpr n. 1124/1965. Dunque, ai fini della classificazione tariffaria, ne consegue che lo svolgimento in regime di lavoro agile non differisce da quello svolto in azienda.

La nuova dottrina, aggiunge l’Inail, confina la tutela dagli infortuni ad una diretta conseguenza dell’evento con lo svolgimento dell’attività lavorativa, anche in caso di infortunio in itinere, sempre che la scelta sia direttamente connessa alle necessità del lavoro o del lavoratore. Conseguentemente, l’Inail ha precisato che gli infortuni occorsi all’esterno dei locali aziendali e nel luogo prescelto dal lavoratore sono tutelati se causati da rischi connessi con l’attività lavorativa. Infine quelli sopravvenuti nel corso degli spostamenti di andata e ritorno dall’abitazione al luogo prescelto per l’attività lavorativa (fuori dai locali aziendali) sono tutelati  se il percorso è connesso a esigenze legate all’attività lavorativa o alla necessità del lavoratore di conciliare esigenze di vita con quelle lavorative e risponda a criteri di ragionevolezza.

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