Direttori del personale così fanno aumentare i profitti per l`azienda

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bigstock-HR-human-resources-concept-i-43815841Una ricerca dell’americana LEE HECHT HARRISON e HUMAN CAPITAL INSTITUTE mostra che nelle imprese dove c’è chi gestisce le persone e il talento al meglio c’è un tasso di crescita degli utili superiore del 12 per cento rispetto alle società focalizzate solo sui problemi di cassa. AItro che chief financial officer, controller finanziario o finance manager. Nelle aziende americane il vero boss oggi è il direttore del personale. Davvero? Strano a dirsi, ma è proprio così, specie in un periodo che si porta dietro solo i ruderi della crisi. Eppure, qualcosa dev’essere cambiato oltreoceano. Ma cosa? Il responsabile delle Human Resources (Hr), la figura più bistrattata degli ultimi anni, il gufo addetto alle “cattive notizie”, ha finalmente ottenuto un riscatto.

Già era stata un’indagine di Lee Hecht Harrison e Human Capital Institute di fine 2013 (mai uscita in Italia) a mostrare questa realtà. Adesso anche nuovi dati di Manageritalia (vedi grafici ) confermano che chi gestisce le persone e il talento al meglio presenta un tasso di crescita dei profitti superiore del 12 per cento rispetto alle aziende focalizzate solo sui problemi di cassa. Lo studio realizzato negli Usa rivela una maggiore propensione a valorizzare il ruolo degli uffici delle risorse umane proprio perché si è capito che una selezione di qualità può portare solo benefici. E gli americani se ne sono accorti subito, dopo gli anni bui post “Lehman Brothers”. Ecco perché i direttori Hr hanno potuto rialzare la testa. « Ai nostri occhi un dato di questo tipo è strabiliante – commenta Giovanni Pedone Lauriel, country manager di Lee Hecht Harrison Dbm, la società che ha realizzato lo studio con l’università americana perché siamo ormai abituati a pensare solo all’emergenza finanziaria e a far quadrare la cassa. L’inversione di tendenza in America dice Pedone – c’è stata due anni fa. Mentre in Europa ci si auto flagellava con il rigore e lo spread, dall’altra parte le aziende statunitensi investivano per reclutare i migliori laureati, trattenere i cervelli più brillanti, sviluppare piattaforme tecnologiche, fare ricercae sviluppo. Ecco come sono usciti dalla crisi ».

Giovanni Pedone Lauriel sottolinea, poi, che a guadagnare di più sono proprio le imprese ; con un direttore del personale molto forte, al contrario di molte aziende italiane dove il “vero boss” è ancora il finance manager addetto al controllo di gestione e alla ristrutturazione del debito: «Negli Usa hanno sviluppato approcci innovativi della funzione Hr, riportandola al ruolo principale di motore dello sviluppo, da noi, invece, l’attività di chi si occupa di risorse umane è ancora troppo spesso relegata all’esclusiva gestione di processi di ristrutturazione limitati nel tempo e nei contenuti, quindi anche nel loro relativo impatto valoriale per l’organizzazione». Insomma, è come se in Italia fosse tutto ancora immobile.

E questo lo sa bene Marco Ronchi, direttore Hr di Lvmh profumi e cosmetici, quando ascolta i discorsi dei suoi colleghi: «Per fortuna la mia azienda non ha subito più di tanto il peso della crisi, ed è riuscita a passare indenne continuando a investire sul personale. Ma in questi anni, frequentando gruppi di lavoro ali’ interno di alcune organizzazioni, ho visto tanti direttori Hr totalmente trasformati. Molti di loro, tutt’ora, seguono soltanto aspetti di tipo contabile e amministrativo. Un esempio  Se prima il responsabile del personale si occupava di organizzare corsi di formazione o convention anche di una settimana (magari in belle location, portando i dipendenti al mare), oggi passano il tempo a incontrare sindacati per piani di riduzione del personale, o a lavorare a fianco dei colleghi del finance per trovare soluzioni e ridurre il costo dei dipendenti». Il segreto del successo di una azienda torna ad essere dunque il personale qualificato: «Non a caso – sostiene Guido Carella, presidente Manageritalia – questo approccio è più frequente dove l’economia e il mercato stanno andando meglio. Un processo mentale importante, che deve diffondersi a macchia d’olio anche nelle numerose imprese italiane che giocano solo in difesa, per non dire in ritirata». Guido Carella spiega come solo una vera gestione manageriale e una forte attenzione alle persone sia davvero premiante: «Ma questo vuoi dire investire sui singoli e formarli. L’opposto di una visone del lavoro e del contributo dei lavoratori “precaria”, incapace di costruire e sfruttare al meglio il loro valore, a favore dell’azienda e dei lavoratori stessi».

Eppure, in Italia, c’è anche chi è nato andando contro corrente e puntando tutto sulle risorse umane, nonostante la crisi e le difficoltà del periodo. Esperimento riuscito a Claudio Tausani, partner di Saitransport international, società nata tre anni fa (20 dipendenti e collaboratori esterni, e sei milioni di euro di fatturato): « A differenza di altre aziende noi cerchiamo le competenze che gli altri non vogliono più. Persone con competenze spendibili che in questo momento di crisi vengono espulse per vari motivi da altre aziende. La nostra società vuole infatti essere un contenitore di competenze, per non sprecare risorse preziose che altrimenti andrebbero perdute». E i criteri di selezione sono ancora più “alternativi”: «Di solito – conclude Tausani – selezioniamo over 50-60 perché sono quelli che hanno più esperienza. Mente quando abbiamo bisogno di nuove risorse per svolgere lavori di base puntiamo solo i giovani, privilegiando coloro che sono al primo impiego per poi formarli al nostro interno»

hr

Fonte  : Estratto da pagina 27 di AFFARI E FINANZA del 29-09-2014

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