Pensioni, per Tito Boeri non ci sono margini per blocco dell’adeguamento età pensionabile

Pensioni, per Tito Boeri non ci sono margini per blocco dell’adeguamento età pensionabile
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Da più parti si chiede il rinvio del decreto direttoriale che fa scattare, dal 2019, l’aumento dell’ età pensionabile a 67 anni. Lo schieramento dei contrari è da ambo le parti, infatti, la richiesta è partita con degli emendamenti bipartisan al decreto fiscale collegato alla legge di Bilancio.

Prende corpo quella proposta normativa che traduce tutto lo scontento sollevato verso l’automatismo che lega l’aumento dell’età utile per ritirarsi dal lavoro alla crescita della speranza di vita, che nei passati giorni è stato criticato da tutti gli schieramenti politici. Pareri diversi ma con quest’unico scopo vengono delle diverse ali dell’opposizione: Sel, così come il Movimento 5 Stelle, chiede di sospendere l’automatismo fino al 2022 o di rimandare il decreto al 30 giugno, come chiede anche Mdp. La Lega di sospenderlo fino al 2020.

Tito Boeri, presidente dell’Inps, è decisamente contrario al blocco del meccanismo di aumento: “c’è solo una ragione per non adeguare l’età pensionabile alla speranza di vita: la prossima campagna elettorale”. Il presidente ha spiegato: “Ci vorrà una legge, quindi una riforma pensionistica anche solo per spostare l’adeguamento al 2018. Anche ammesso e non concesso che dopo le elezioni si facesse l’adeguamento a cinque mesi, questa controriforma delle pensioni ci esporrebbe a grandi rischi in un momento di forti tensioni internazionali e di irrigidimento della politica monetaria”. E i numeri che evidenzia Tito Boeri non sono di certo tranquillizzanti, infatti conclude: “se non si facesse l’adeguamento a 67 anni adesso e lo si facesse nel 2021, come prevede la clausola di salvaguardia della legge Fornero, senza più aggiornamenti successivi, da qui al 2040 la somma degli aggravi di costo arriverebbe a 140 miliardi di euro. Se si vogliono adeguamenti più graduali, bisogna farli ogni anno anziché a quattro o cinque di distanza dall’ultimo come vorrebbe chi vuole rinviare”.

Le contestazioni dei parlamentari arrivano a pochi giorni dall’incontro tra le sigle sindacali di Cgil, Cisl e Uil e il premier Gentiloni, con i ministri Poletti e Padoan. Le proposte attraverso le quali si potrebbe intervenire sono sostanzialmente tre: rimandare di sei mesi la scadenza di fine anno del decreto ‘direttoriale’ Lavoro-Economia che concretizza l’adeguamento automatico dell’età pensionabile a 67 anni dal 2019; lasciare invariato l’iter parlamentare (emanare quindi il decreto entro il prossimo 31 dicembre) per poi intervenire nel nuovo anno con un provvedimento legislativo successivo per sospendere e rivedere il meccanismo, aprendo nel frattempo un tavolo di discussione con i sindacati; estromettere dall’innalzamento dell’età a 67 anni i lavori usuranti, tutte o una parte delle undici categorie già stabilite per l’Ape social (intervento questo che è stato già fatto nella scorsa Legge di Bilancio in cui si sono congelati gli adeguamenti della speranza di vita per i lavori gravosi).

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