Speranza di vita più alta, pensione a 67 anni dal 2019 ma i sindacati dicono no

pensioneL’Istat ha fornito i dati relativi all’indicatore di mortalità della popolazione residente nel 2016, secondo i quali la speranza di vita si è rimessa al passo rispetto ai livelli del 2015, anno in cui si registrò un eccesso di mortalità. L’istituto infatti scrive: “Per il totale dei residenti la speranza di vita alla nascita si attesta a 82,8 anni (+0,4 sul 2015, +0,2 sul 2014) mentre nei confronti del 2013 si allunga di oltre 7 mesi”. L’istituto di Statistica conferma così le stime. Si delinea quindi l’uscita dal lavoro a 67 anni, a partire dal 2019. Come prevede la riforma Fornero.

Il dato evince, come di consueto, che la speranza di vita è più elevata per le donne, 85 anni, ma la forbice nei confronti degli uomini, 80,6 anni, è di soli 4,5 anni di vita in più. La speranza di vita spiega ancora l’Istat, si prolunga in ogni classe di età. All’età di 65 anni arriva a 20,7 anni per il totale della popolazione residente, prolungandosi di 5 mesi in relazione a quella censita nel 2013. Nelle condizioni date per il 2016, cioè, spiega l’Istat, questo significa che un uomo di 65 anni può oltrepassare la soglia degli 84 anni mentre una donna della stessa età può raggiungere gli 87 anni.

Con questi dati, certificati dall’Istituto di statistica, la pensione si allontana ancora. Se non ci sarà nessun intervento sulla legge per evitarlo, infatti, dal 2019 in poi l’età di uscita dal lavoro sarà di 67 anni, salendo di altri 5 mesi. Lo scatto è dovuto alle regole pensionistiche che hanno inserito l’adeguamento automatico.

Ma questo ha portato i sindacati sul “sentiero di guerra”: Non tutti i lavori sono uguali, il Governo mantenga fede agli impegni assunti”. Lo affermano in una nota congiunta Cgil, Cisl e Uil. Le sigle sindacali chiedono il blocco dell’adeguamento all’aspettativa di vita previsto per il 2019 e l’avvio del confronto per una modifica dell’attuale meccanismo per superare e differenziare le attuali forme di adeguamento, tenendo conto anche delle diversità nelle speranze di vita e nella gravosità dei lavori”. Le sigle sindacali riferiscono “qualche dubbio sull’esattezza delle stime Istat”. “È indispensabile – evidenzia la leader Cgil, Susanna Camussofermare la follia di un automatismo perverso che porta a peggiorare periodicamente l’età pensionabile dei lavoratori. C’è l’urgenza di fermarsi e riconsiderare un meccanismo scorretto e penalizzante. Il governo lo blocchi”.

Carmelo Barbagallo, segretario Uil, dice invece: “il meccanismo dell’incremento automatico dell’età pensionabile legato all’aspettativa di vita non è più compatibile con il sistema previdenziale”.

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