Del Conte (Anpal): “alternanza studio-lavoro, correggere gli errori fatti”

Del Conte (Anpal): “alternanza studio-lavoro, correggere gli errori fatti”
image_pdfimage_print

Nell’ ambito della riforma della ”Buona Scuola”, una delle innovazioni più importanti è stata l’implementazione dell’alternanza studio-lavoro. Gli ultimi scioperi degli studenti hanno, però, sottolineato diversi problemi su cui è stata posta l’attenzione dell’opinione pubblica. In effetti questa parte della riforma era passata un po’ sottotraccia, ma gli studenti hanno pensato di rimarcarne i difetti e i cambiamenti possibili scendendo in piazza a far sentire la propria voce.

“Quando si inizia un esperimento che coinvolge obbligatoriamente 1,4 milioni di studenti bisogna mettere in conto errori od omissioni. Ma se si vuole cambiare una tradizione culturale radicata, bisogna avere il coraggio di fare questo tipo di operazioni. L’alternanza c’era anche prima ma era limitata a poche aree di eccellenza e di conseguenza non agiva sui comportamenti collettivi. Era giusto fare questo passo e adesso è altrettanto giusto misurarsi con gli errori che possono essere stati compiuti”, queste le parole di Maurizio Del Conte, presidente dell’Anpal, ossia l’Agenzia nazionale per le politiche attive sul lavoro.

Difetti ed errori sui quali riflettere per meglio definire tutta la struttura di quest’alternanza che è un segno di continuità tra la formazione e il mondo del lavoro, “Abbiamo sottovalutato il ‘come’. Mi spiego meglio: per noi l’alternanza studio-lavoro ha valore in sé, quasi simbolico, come avvicinamento dei giovani all’economia reale ma uno studente quello stesso valore lo ritrova solo nella forma pratica. Nel ‘come’ si realizza l’esperienza che gli viene proposta. Diciamo che è utile aprire una riflessione e correggere gli errori commessi con l’obiettivo però di salvare l’ispirazione di fondo dell’alternanza, anche perché non ce la inventiamo noi ma è una formula di successo applicata in tanti Paesi. Se dovessimo abbandonare il campo vorrebbe dire che l’Italia è irriformabile”. Il presidente dell’Anpal prosegue rimarcando che l’alternanza non è una forma di inserimento precoce nel mercato del lavoro, ma è un passaggio nel periodo formativo dello studente che incontra l’ambiente lavorativo in prima persona, “La tradizione gentiliana della scuola italiana ci porta a pensare che esistano due profili diversi, lo studente e il giovane che poi trova lavoro. E invece è la stessa persona e noi tramite l’alternanza anticipiamo la conoscenza di ciò che dovrà affrontare dopo, gli permettiamo di poter vedere con i suoi occhi cos’è il mondo del lavoro”.

Quindi in quest’ottica, sottolinea Del Conte, “non è importante cosa prevede la mansione ma il contesto organizzativo in cui si realizza. Se ti metto in un angolo a far fotocopie o a spostare scatoloni ho fallito, ma se ti coinvolgo in una dinamica di gruppo nella quale i problemi vengono esposti e poi portati a soluzione si realizza una contaminazione positiva. È un lavoro di team diverso da quello che si realizza in classe con il professore, ed è un anticipo di ciò che troverai in futuro. Se uno studente del liceo classico viene messo a staccare biglietti in un museo, formalmente c’è coerenza ma non c’è coinvolgimento, esperienza vera. Se lo stesso studente va in un laboratorio biomedico o anche in un grande supermercato e però fa parte di un gruppo e affronta la quotidianità con loro si mette in moto tutta un’altra dimensione di apprendimento”.

Dal punto di vista delle aziende la reazione è stata piuttosto discordante, infatti:” alcune ci credono tanto da farne elemento identitario del territorio, altre anche per la dimensione ridotta hanno la tendenza a considerare l’alternanza una scocciatura aggravata da un mare di carte da dover compilare. Da qui il rischio che l’arrivo dello studente in azienda finisca per essere visto come la possibilità di accedere a una forma di lavoro gratuito, un bancomat di disponibilità, senza nessun coinvolgimento sia del ragazzo sia delle strutture delle imprese. Quando va così è chiaro che tutti registriamo un fallimento. Come Anpal abbiamo sottoscritto con il ministero dell’Istruzione un modello di alternanza, un prototipo da implementare nelle singole realtà. Gli operatori Anpal supporteranno le strutture scolastiche mettendole in contatto con le imprese e cercando di risolvere i problemi che si presentano. Anche quelli meramente burocratici. Come si dice in gergo con questo modello vogliamo scaricare a terra la riforma”.

Sull' autore

Potrebbe interessarti anche

0 Commenti

Non ci sono commenti al momento!

Puoi essere il primo a commentare questo post!

Lascia un commento