Flai-Cgil: “no a pensione da 121 euro per lavoratori agricoli, legge Fornero da modificare”

FlaiIl calcolo è facile e riporta un risultato alquanto demoralizzante: andare in pensione a 70 anni e percepire un assegno di appena 121 euro. Questo è quanto si evince dai calcoli fatti per i lavoratori agricoli che, secondo quanto prevede la legge Fornero, che hanno iniziato a contribuire dal 1° gennaio 1996. La Flai-Cgil ha denunciato questo stato di cose in seno alla conferenza stampa indetta a Roma per il lancio della campagna di raccolta firme “Una firma per proteggere la tua pensione e i tuoi diritti” nel settore dell’agricoltura e dell’agroalimentare. La campagna supporta il programma nazionale di Cgil, Cisl e Uil su pensioni e previdenza, “Riformare le pensioni, dare lavoro ai giovani”, con particolare richiesta della Flai.

“Il sistema previdenziale italiano –ha illustrato Sara Palazzoli, segretaria nazionale Flai-Cgil– penalizza in modo forte il lavoro precario, discontinuo, e i lavoratori del nostro settore sono caratterizzati proprio da questo di tipo di lavoro. E la campagna che lanciamo oggi è fatta di tre punti. Primo: chiediamo una modifica -ha aggiunto Palazzoli- della legge Fornero, che ha allungato fortemente l’età per andare in pensione e in particolare per chi ha contributi versati dal 1° gennaio 1996, dall’entrata in vigore del sistema contributivo”.

“E per i nostri lavoratori stagionali fortemente caratterizzati dalla precarietà e dalla discontinuità –ha rincarato la dirigente sindacali– uno dei criteri che la legge mette e cioè che l’assegno pensionistico deve essere 1,5 volte l’assegno sociale per i lavoratori agricoli è impossibile da raggiungere. Abbiamo fatto dei calcoli e un lavoratore agricolo che ha il primo contributo versato il 1° gennaio 1996, che ha un anno lavorativo pieno, andrà in pensione con 121 euro. Una pensione indecente -ha sottolineato- che toglie dignità alle persone”.

Un altro elemento importante riguarda la modifica della legge 335/1995 e cioè del sistema del calcolo contributivo: anche qui chiediamo una modifica per tutti i lavoratori stagionali perché anche nel settore dell’industria alimentare, che è un lavoro fortemente stagionale, si sono ridotte le giornate di lavoro, si è ridotta la continuità di lavoro, i salari sono bassi e anche qui diventa assolutamente complicata, una chimera raggiungere quel 1,5 volte l’assegno sociale“.

La responsabile della sigla Flai-Cgil ha poi concluso, chiediamo l’allargamento dell’accesso all’Ape sociale e cioè all’anticipo pensionistico, in particolare per i lavori gravosi: secondo noi, sono stati esclusi ingiustificatamente per la gravosità che noi riscontriamo tutti i lavoratori dell’agricoltura, i lavoratori della pesca e i lavoratori impegnati nella lavorazione e trasformazione delle carni, esposti a malattie professionali e a un alto livello di infortuni”.

“La campagna –ha aggiunto il segretario nazionale della Flai-Cgil, Ivano Gualerzi– comincerà già nelle prossime ore con punti per la raccolta firme davanti alle aziende del settore e nelle piazze. Quello che ci siamo posti è un obiettivo importante con la raccolta di 500mila firme entro fine novembre”.

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