Agricoltura: il paradosso dei Fondi europei, alla mafia invece che agli agricoltori

fondi_agricolturaNell’iter burocratico per l’assegnazione dei Fondi Europei per l’agricoltura a volte si creano dei circoli viziosi che hanno il sapore di veri e propri paradossi. Fondi europei destinati alle aziende agricole e al loro sviluppo e sostegno che invece finiscono nelle casse delle organizzazioni criminali di stampo mafioso. Questo è il paradosso che danneggia le imprese che coltivano i terreni confiscati alla criminalità organizzata avvantaggiando poi queste ultime.

Per i Fondi PAC, quelli della Politica agricola comune, infatti, il mancato automatismo tra confisca di suoli e blocco dei fondi consente al crimine organizzato, in diversi casi, di continuare a percepire denaro anche dopo la confisca del terreno. “Invece chi truffa ce la fa”, dice Domenico Fazzari, presidente della cooperativa calabrese “Valle del Marro“, che con gli ex terreni dei boss produce olio, agrumi e ortaggi. E già da qui si intravede la mano della ‘ndrangheta.

Il piano PAC 2014-2020 ha stanziato per l’Italia 52 miliardi di euro, di cui 41,5 dall’Unione Europea e 10,5 dallo Stato. Una media di 7,4 miliardi per anno, che possono finire anche nelle casse della malavita. Le Istituzioni e la Pubblica Amministrazione sono obbligati a verificare la presenza della certificazione antimafia solo nel caso in cui il sostegno economico richiesto sia superiore ai 150 mila euro, una cifra molto elevata. Così, basta tenersi al di sotto questa soglia per sfuggire alle ispezioni. Quando per le imprese sociali come “Valle del Marro”, l’iter per ottenere fondi si trasforma in una corsa a ostacoli.

Malgrado ci sia lo status di “agricoltore attivo”, i soldi erogati dalla Comunità Europea rischiano di andare perduti nel caso di terreni confiscati alla criminalità. Nel caso in cui venivano percepiti aiuti prima del sequestro, serve l’intervento del tribunale per trasferirli alla nuova impresa. Invece, nel caso opposto, i fondi sono erogati solo se “giovani agricoltori” o “società di nuova formazione”. E le difficoltà arrivano dal PSR, il programma di sviluppo rurale, considerato il “secondo pilastro” della PAC. Il problema più grande risulta essere il divieto di poter dare a garanzia suolo pubblico per ottenere finanziamenti. Un ostacolo, perché i terreni confiscati all’organizzazione criminale sono demaniali che, non potendo venderli, li può dare al massimo in comodato d’uso alle cooperative.

Intanto dal ministero dell’Agricoltura dicono che è molto difficile intervenire. Per frenare le associazioni mafiose, nel frattempo, si stanno siglando accordi e protocolli con le procure e il Viminale. Come se non bastasse, poi, le imprese sociali devono anche scontrarsi con gli attacchi diretti dei mafiosi. Quest’estate “Valle del Marro” ha subito incendi dolosi e altri danneggiamenti. Ma grazie alla raccolta fondi promossa da Unicoop Firenze insieme a Libera, l’associazione di don Ciotti di cui “Valle del Marro” fa parte, si sono raccolti oltre 15 mila euro di donazioni. Un sostegno che per fortuna è destinato a crescere perché, dove le trappole burocratiche falliscono, arriva la solidarietà.

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Luca De Martino

A cura di : Luca De Martino

Collaboratore per quattro anni del quotidiano "Cronache di Napoli" come redattore di articoli di cronaca politica, bianca, economia, giudiziaria e nera. Collaboratore di blog e siti web in qualità di cronista.

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