Assegno di ricollocazione per 1 milione di disoccupati, rischio per 200 mila senza requisiti

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L’assegno di ricollocazione è una delle novità più importanti introdotte dal Jobs Act, all’interno di strumenti destinati alle politiche attive per il lavoro e quindi alla reintroduzione di chi ha perso l’occupazione nel circuito lavorativo. L’assegno di ricollocazione consiste, quindi, in un contributo economico, da utilizzare presso gli operatori del mercato del lavoro, volto al rapido reinserimento nel mondo del lavoro. Il disoccupato deve essere da almeno 4 mesi percettore di NASpI, ossia la nuova indennità di disoccupazione. Un assegno che ha un importo tanto più consistente quanto più è di difficile (per formazione, territorio e via dicendo) ricollocazione il lavoratore in questione.

L’Osservatorio statistico dei Consulenti del Lavoro, in concomitanza con il Festival del Lavoro di Torino, calcola che i potenziali beneficiari del servizio, che quest’autunno entra in vigore, sono circa un milione di persone. Ma ci sono 200mila disoccupati che rischiano di rimanere fuori dall’erogazione del suddetto servizio, non avendo maturato sufficienti requisiti contributivi. Inoltre bisogna misurare il grado di risposta allo stesso: durante la prima sperimentazione, avviata dall’Agenzia nazionale per le politiche attive su 30 mila soggetti selezionati, solo circa 3mila hanno risposto aderendo al servizio: solo il dieci per cento.

L’analisi sui dati CICO, Campione Integrato delle Comunicazioni Obbligatorie, forniti dal Ministero del Lavoro, permette all’Osservatorio di concludere che: “su circa 1,75 milioni di disoccupati involontari, solo 190 mila circa hanno subito trovato lavoro (11%) senza dover richiedere la Naspi. Quest’ultima, dunque, coinvolge l’89% della platea dei senza lavoro: 1.573.000 disoccupati”. Di questi, circa 340 mila hanno trovato lavoro (con contratto o a tempo indeterminato o di almeno sei mesi), entro lo scadere dei quattro mesi che sono lo spartiacque per accedere alla ricollocazione. Tra i restanti, c’è un gruppo di 200 mila costituito non solo da chi ha trovato lavoro trascorsi i quattro mesi alla cessazione, ma anche da chi non ha più diritto al sostegno in quanto (nei precedenti quattro anni) non ha maturato sufficienti contributi: l’11,3% del totale. Sono gli esclusi dall’assegno di ricollocazione, tra i quali “rientrano presumibilmente una buona parte dei lavoratori stagionali”. Il restante bacino d’utenza, confrontata con i dati dello scorso anno, si aggira intorno al 59% rispetto ai disoccupati involontari che possono fare richiesta per la Naspi ed equivale a poco più di un milione di persone.

I beneficiari potenziali sono per il 53% uomini, residenti al Nord o al Sud Italia (40%) e di età superiore a 30 anni. Ma sono le donne ad avere una più facile ricollocazione lavorativa (il 52%), “soprattutto per la presenza tra i lavoratori più rioccupabili di una ingente quota di docenti di sesso femminile impiegati a tempo determinato nelle scuole”. A rimanere fuori dalla NASpI, a causa della mancanza di requisiti contributivi, sono, dunque, soprattutto i giovani under 29.

Lo studio dell’Osservatorio dei Consulenti del Lavoro si sofferma, poi, sui settori di provenienza dei disoccupati e sulle aree geografiche di appartenenza. Al primo posto si collocano le professioni qualificate del settore Alloggio e ristorazione (13,5% dei potenziali beneficiari) soprattutto per la forte presenza di lavori stagionali. Seguono le professioni qualificate del Commercio (6,4%), gli operai specializzati nelle Costruzioni (6,3%), gli operai specializzati nella Manifattura (5,6%) al pari con le professioni qualificate dei Servizi domestici (5,6%) ed infine i docenti (5,1%). Sono le regioni più popolose e con il maggior numero di occupati ad avere il più elevato numero di beneficiari dell’assegno. La Lombardia, con circa 133 mila potenziali beneficiari, guida la classifica seguita dalla Campania (123 mila), dal Lazio (93 mila) e a breve distanza dalla Sicilia (92 mila).

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Luca De Martino

A cura di : Luca De Martino

Collaboratore per quattro anni del quotidiano "Cronache di Napoli" come redattore di articoli di cronaca politica, bianca, economia, giudiziaria e nera. Collaboratore di blog e siti web in qualità di cronista.

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