Lavoro: bonus performances in busta paga

Lavoro: bonus performances in busta paga
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A voler guardare il bicchiere mezzo pieno si potrebbe dire che forse siamo vicini all’addio, senza rimpianti, ad un antico luogo comune che ha pesato (e in parte pesa ancora) sulla narrazione di un certo Mezzogiorno, passivo e fannullone. Nell’area in cui si concentrano non solo la maggior parte della disoccupazione giovanile italiana ma anche il record di neet (gli under 35 che non studiano né cercano un lavoro) fioccano i bonus aziendali che premiano le performances dei lavoratori rispetto agli obiettivi delle imprese. Quello riconosciuto nei giorni scorsi ai dipendenti dello stabilimento di S. Angelo dei Lombardi in provincia di Avellino dalla Ferrero (più di 2mila euro i più in busta paga) è infatti solo l’ultimo della serie anche se tra i più prestigiosi (la produttività in salsa irpina è stata infatti la migliore in assoluto del gruppo della Nutella). L’elenco è più nutrito di quanto si pensi, anche se in termini di welfare aziendale, l’altra opportunità offerta dalla legge di Bilancio 2017 a chi sottoscrive i contratti di secondo livello, la distanza del Sud dalla media nazionale resta piuttosto elevata.

Ha fatto sicuramente meno notizia in questi anni il Mezzogiorno competitivo rispetto alle medie e agli standard del Nord industriale ma appare difficile negare che la qualità (non più solo la quantità) delle prestazioni lavorative anche qui è lievitata e non solo per i gruppi di eccellenza. La premialità e gli annessi riconoscimenti in termini di salario o di welfare aziendale, in altre parole, passano ancora dalla Fca di Pomigliano e Melfi alla Barilla, da Leonardo Finmeccanica ad Eni ma iniziano ad arrivare finalmente anche a Pmi capaci di acquisire commesse e quote di mercato di dimensioni rilevanti, talvolta anche internazionali. Al punto che la sfida della produttività, antico tallone di Achille di quasi tutto il sistema produttivo del Mezzogiorno (ancora molto al di sotto degli standard settentrionali, impossibile nasconderlo) fa oggi meno paura del passato pur dovendo recuperare un gap piuttosto sensibile. Basta ricordare che fino al 2016 il prodotto per addetto era negativo per circa il 6%, più della media nazionale. (meno 4,6%).

Nell’automotive e nell’aerospazio si certifica, già da anni la crescita della qualità industriale del Sud. Non tutti sanno, ad esempio, che lo stabilimento di Nola di Leonardo (ex Finmeccanica), mille dipendenti, specializzato nella produzione e nell’assemblaggio di componenti nell’ambito del progetto Airbus, si distingue con regolarità nel gruppo per il raggiungimento dei target prefissati annualmente, confermandosi leader assoluto nel suo settore e garantendo così ai lavoratori buste paga più pesanti.

Lo stesso accade a Pomigliano e Melfi, poli di eccellenza targata Fca in Italia dopo massicci investimenti: nel primo caso, sono stati assegnati al G.B.Vico due prestigiosi riconoscimenti internazionali per la qualità del prodotto e l’efficienza del sistema organizzativo (esportato in tutto il mondo) nonché bonus robusti ai lavoratori, prestati ad altri impianti, come nel caso di Cassino, per avviare le nuove linee produttive dell’Alfa. Parliamo di aumenti di 1.300 euro nel 2015 e di 1.400 l’anno scorso. In Lucania, il rilancio dello stabilimento destinato alla Jeep e alla 500 ha immediatamente assicurato premi di produttività consistenti (ma inferiori a quelli di Pomigliano) essendo stati raggiunti ben presto i volumi produttivi indicati dall’azienda (dai due impianti escono annualmente ormai 200mila modelli).

Fonte: Il Mattino

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