Lavoro giovani: norme anti-licenziamento e perdita degli sgravi per chi licenzia

Lavoro giovani: norme anti-licenziamento e perdita degli sgravi per chi licenzia

Nei nuovi incentivi allo studio del Governo il pericolo in agguato è quello dell’effetto turnover. Da Palazzo Chigi trapela il timore che con l’arrivo dei nuovi sgravi contributivi per chi assume giovani, si possano mettere in atto comportamenti “furbeschi” da parte di alcuni imprenditori, tentati di innescare un meccanismo di turnover tra chi sta esaurendo il periodo di sgravi fiscali e i nuovi assunti a tempo indeterminato che farebbe invece ripartire il contatore degli sconti contributivi –  un risparmio del 50% – per un altro triennio.

In quest’ottica sono a lavoro i tecnici del Governo per integrare i nuovi incentivi a norme “anti-licenziamento”: sarebbero estromesse dai nuovi sconti le aziende che hanno già usufruito degli incentivi del Jobs act e hanno poi licenziato i loro dipendenti.

A conferma della clausola “anti-licenziamento” le parole del ministro del Lavoro Giuliano Poletti, che a margine del Meeting di Rimini, dice: ”Noi vogliamo avere più occupati e non uno scambio tra chi c’è e chi arriva”. Il ministro ha poi considerato “plausibile la stima di 300.000 contratti a tempo indeterminato come effetto delle nuove agevolazioni”. Ancora nessuna disposizione definitiva invece sulla fascia d’età, infatti, l’asticella potrebbe spostarsi da 29 a 32 anni, ma l’ultima parola spetta a Bruxelles.

La priorità di Palazzo Chigi resta sempre quella di dare maggior spinta ad un mercato del lavoro che nonostante i dati economici positivi va un po’ a rilento. Il timore degli imprenditori di fare il passo più lungo della gamba è uno degli elementi del problema. Ma servirebbe anche una scossa all’atteggiamento dei disoccupati. Lo dimostra il rischio flop a cui sta seriamente andando incontro uno degli strumenti più innovativi lanciato da poco per aiutare chi ha perso il posto a ritrovarne un altro: l’assegno di ricollocazione.

 Dopo anni di discussioni sulla necessità di dare un vero avvio alle politiche attive nel mercato del lavoro, a marzo scorso finalmente è partita la sperimentazione con l’invio a circa 29.000 disoccupati, estratti tra la platea che riceve il sussidio Naspi da almeno 4 mesi, di una lettera che li avvisava della possibilità di attivare il nuovo strumento (è volontario). Purtroppo i richiedenti si sono fermati a sole 3 mila unità. Il 90% dei potenziali destinatari ha preferito infatti non usufruire della nuova opportunità. Di questo passo il cambiamento del paradigma dal vecchio sistema di politiche passive a quello più moderno di politiche attive può infrangersi contro un muro. L’allarme è lanciato da Maurizio Del Conte, presidente Anpal, la nuova agenzia nata con la riforma del Jobs act che ha come obiettivo proprio quello di non lasciare solo chi perde il posto, di accompagnarlo verso una nuova opportunità lavorativa sia con l’aiuto dei centri per l’impiego pubblici, che attraverso quello di qualificate agenzie private.

L’assegno di ricollocazione è una sorte di dote che lo Stato fornisce al disoccupato che percepisce la Naspi da almeno 4 mesi per la sua formazione e riqualificazione, così da renderlo appetibile per le imprese. La cifra varia tra i 250 e 5.000 euro (a seconda del profilo di occupabilità) e viene effettivamente erogata all’agenzia che segue il percorso del disoccupato, solo a contratto trovato. Ma non un contratto qualunque. La normativa è precisa: l’assegno scatta a fronte di un contratto a tempo indeterminato (anche apprendistato); un contratto a tempo determinato di almeno 6 mesi (da 3 a 6 mesi nelle regioni Basilicata, Campania, Puglia, Calabria e Sicilia); un part time pari almeno al 50%. “Ci vuole una campagna di informazione massiccia – spiega Del Conte – è importante dire che non c’è nulla da perdere. Non si perde la Naspi se non viene fatta un’offerta di lavoro congrua e adeguata al soggetto”. In autunno la sperimentazione dovrebbe essere estesa all’intera platea (i disoccupati in Naspi da almeno quattro mesi), ovvero a 400-500 mila persone.

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