Chatbot o Recruiting umano?

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“Le emozioni non sembrano essere una simulazione molto utile per un robot… Non vorrei che il mio tostapane o l’aspirapolvere fossero così emotivi…”

Questa è una frase tratta dal film “Io…robot” a sua volta tratto dal libro omonimo di Isaac Asimov. È la sintesi di ciò che si racconta nella storia: un omicidio di cui è accusato un intelligenza artificiale che ha preso coscienza di se. Di fatto è un modo leggero per introdurre il discorso dell’intelligenza artificiale che sta diventando sempre più comune nel mondo odierno, più specificamente nell’ambito del lavoro. Uno dei campi in cui si sta affacciando più prepotentemente è nel settore delle Human Resources con il recruiting o reclutamento del personale.

Il modello classico del recruiting è rimasto per anni praticamente invariato. Il processo attuato dalle funzioni delle HR è sostanzialmente finalizzata all’ inserimento all’ interno del sistema aziendale di un nuovo dipendente, ma questo sistema si è evoluto particolarmente negli ultimi anni.

Prima dell’avvento dei social network il reclutamento era essenzialmente diviso in due fasi: il candidato presentava il suo CV all’azienda e in un secondo tempo il recruiter valutava le caratteristiche e le peculiarità del candidato per poi decidere se inserirlo oppure declinare. L’entrata in gioco dei social e di tutte quelle innovazioni tecnologiche applicate nel settore furono un vero e proprio momento spartiacque. Il modo di reclutare è divenuto d’improvviso un gioco a due in cui il reclutatore diventa parte attiva della ricerca, cioè il recruiter che cerca il potenziale candidato illustrando la propria offerta e chiedendogli il CV. Le aziende individuano i canali da utilizzare in funzione dei candidati da attrarre, creando e condividendo contenuti appetibili; i candidati si rendono distinguibili perfezionando il loro CV, pubblicando foto professionali, condividendo le proprie skills, i propri valori e le loro peculiarità. Ma l’evoluzione non è finita, come si diceva pocanzi, giungendo all’era dell’intelligenza artificiale.

L’ultima innovazione a disposizione delle aziende moderne è l’intelligenza artificiale o i cosiddetti Chatbot. Chi è in cerca di lavoro ormai deve prendere atto che sarà valutato in prima istanza da un Robot e solo in un secondo momento avrà un colloquio vero e proprio con il recruiter; sono attivi, infatti, programmi di intelligenza artificiale capaci di selezionare CV e ad avere un dialogo per valutare competenze, skill ed esperienze professionali per ricercare il miglior aspirante alle eventuali posizioni aperte. Il dialogo tra i candidati e l’Intelligenza Artificiale avviene direttamente su siti dedicati, ma anche su Skype e Facebook Messenger, perché i Chatbot sono account digitali che comunicano via chat utilizzando il linguaggio “umano” e dando vita quindi a un vero e proprio colloquio. È in grado di imparare ciò che non conosce, risponde a domande poste dai candidati o a sua volta pone domande su esperienze regresse o sugli obiettivi degli aspiranti dipendenti. Solo dopo essere passato per l’IA ed essere valutato positivamente il candidato avrà un colloquio con una persona in carne ed ossa. In questo modo si possono “scremare” il 75% dei curricula semplificando in modo sostanziale il lavoro delle divisioni HR.

Come si può valutare questo gigantesco cambiamento tecnologico? L’apporto umano alla ricerca del personale come può essere sostituita? Il bravo recruiter ha delle caratteristiche molto particolari, caratteristiche che solo gli umani possono avere. Hanno ,ad esempio, un esperienza che si è formata negli anni, una conoscenza dell’azienda approfondita e quindi sanno cosa cercano. I recruiter devono avere una certa empatia che li porta a mettere a proprio agio il candidato (che, diciamocelo, la maggior parte delle volte è particolarmente agitato) per stabilire un contatto proficuo al fine di fare un colloquio più possibile utile sia all’uno che all’altro. Deve essere necessariamente lungimirante per riuscire a capire le potenzialità di chi si trova di fronte e selezionare chi potrà dare un maggior contributo professionale. Queste sono solo alcuni elementi che differenziano i Chatobot e i recruiter in carne ed ossa, elementi molto discriminanti.

In conclusione, dove ci porterà questa innovazione tecnologica?

  L’esplosione di una scoperta tecnologica ci affascina sempre in tutte le sue forme ma il fatto di poterla utilizzare non è necessariamente una prerogativa per doverla utilizzare. Quindi la domanda diventa: siamo pronti a rinunciare a quelle prerogative umane in nome dell’efficienza e del risparmio del tempo? Come sempre “ai posteri l’ardua sentenza”.

 

 

 

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Luca De Martino

A cura di : Luca De Martino

Collaboratore per quattro anni del quotidiano "Cronache di Napoli" come redattore di articoli di cronaca politica, bianca, economia, giudiziaria e nera. Collaboratore di blog e siti web in qualità di cronista.

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