Boeri e lo scontro con la Camera: pensioni, giovani e lavoro

Boeri e lo scontro con la Camera: pensioni, giovani e lavoro
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Tito Boeri, presidente dell’Inps, continua lo scontro con la Camera dei Deputati. Questa volta il contenzioso è il dato sui contributi previdenziali versati dai parlamentari, presenti e passati, che Boeri ha chiesto ufficialmente e che a Montecitorio sono restii a fornire. L’ufficio stampa della Camera la scorsa settimana aveva infatti risposto alle richieste del presidente dell’Inps comunicando che “questo dato è sempre stato pubblico ed è agevolmente ricavabile dal bilancio interno della Camera stessa”.

Un’uscita che il numero uno dell’Istituto di previdenza non ha apprezzato “E’ regalo all’anti-parlamentarismo”, ha spiegato oggi a margine di un’audizione al Senato, sottolineando che in mancanza di queste informazioni “non è possibile valutare l’impatto delle misure sui vitalizi. La risposta che ci è stata data la settimana scorsa dalla Camera è una presa in giro nei confronti degli italiani: sul sito della Camera è pubblicato il totale dei contributi versati, ma non è questa l’informazione necessaria”.

A parere di Boeri è il dato individuale quello necessario, cioè quanti contributi singolarmente versati dagli attuali e futuri percettori di vitalizi e assegni pensionistici, mentre la Camera fornisce soltanto un dato complessivo.

Con un intervento presso il Comitato per le questioni degli italiani all’estero Boeri è quindi tornato sul tema delle pensioni per gli italiani all’estero “l’Istituto è convinto che la comunità dei percettori di pensioni all’estero tenderà ad aumentare. Inevitabilmente – sottolinea – la globalizzazione porta a questo e non c’è niente di male” poi Boeri chiarisce “noi non siamo assolutamente contrari ai pensionati all’estero, se si tratta di prestazioni di tipo contributivo, anzi, forse sarebbe utile che il nostro Paese ‘importasse’, si rendesse appetibile ai pensionati che vengono da altri Paesi per aumentare la domanda interna e anche le entrate fiscali”.

“Il nostro Paese, nel rispetto delle norme nazionali e internazionali, ogni anno eroga a residenti all’estero oltre ai trattamenti di tipo previdenziale anche prestazioni assistenziali, quali integrazioni al trattamento minimo e maggiorazioni sociali a somma aggiuntiva, come la 14 esima che sono interventi tipicamente erogate dal paese di residenza. E questa è anomalia che ci porta ad alleggerire conti pubblici, i conti della protezione sociale di altri paesi”, ha spiegato Boeri.

“Pensiamo al caso della Germania dove gli uffici della protezione sociale riducono le prestazioni che darebbero ai pensionati italiani nel momento in cui questi ricevono la quattordicesima . E il fatto che quest’ultima sia stata estesa ha alleggerito i loro conti. Viene da chiedersi dunque perché noi dobbiamo agire diversamente da quanto fanno altri paesi che normalmente forniscono prestazioni assistenziali solo per residenti in quei paesi. Quando noi interveniamo in questo modo in altri paesi che hanno dei minimi vitali, Germania ma anche Australia e Usa, succede che noi, di fatto, alleggeriamo i conti delle prestazioni sociali di altri paesi essendo l’Italia peraltro un paese che ancora non è dotato di un sistema di assistenza sociale di base adeguato, cioè universale”, ha concluso.

Il presidente Inps ha dato la sua versione anche sull’ipotesi del riscatto gratuito degli anni di Laurea: “Il riscatto gratuito della laurea è un’idea condivisibile dal punto di vista dello spirito, si farebbe qualcosa a favore delle nuove generazioni, anche perchè abbiamo una fase due del confronto tra governo e sindacati che doveva essere sui giovani ma io sento parlare di tutto tranne che di misure per i giovani”.

“Questa è sicuramente una misura che guarda ai giovani – ha spiegato – e questo è un fatto positivo; mi chiedo se non sarebbe più efficace utilizzare tutte le risorse disponibili per misure di decontribuzione, di defiscalizzazione dei contributi versati dai giovani, in modo da facilitare il lavoro dei giovani, il loro ingresso nel mercato del lavoro. Questa sarebbe la vera soluzione dei loro problemi piuttosto che dare questo beneficio in conto capitale molto sostanzioso. Tra l’altro, – ha proseguito – non sono state ancora fatte valutazioni approfondite del costo di questa operazione”.

“Senza contare che se lo facessimo solo per i Millenials poi ci sarebbero le generazioni precedenti, passate al contributivo, per esempio i nati negli anni Settanta, che giustamente rivendicherebbero l’accesso- secondo Boeri-si rischierebbe di creare delle disparità di trattamento”.

Per evitare che ciò accada – “la cosa più semplice è fare una forte decontribuzione, defiscalizzare i contributi per chi inizia a lavorare al di sotto dei 35 anni per un certo numero di anni. È un’operazione che sarebbe di grande aiuto per facilitare l’ingresso nel mondo del lavoro e dare una base previdenziale. La cosa fondamentale – ha concluso Boeri – è che sia una misura strutturale”.

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