Le donne lavorano di più ma solo il 17% dei bambini ha un posto negli asili nido

Le donne lavorano di più ma solo il 17% dei bambini ha un posto negli asili nido
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In Italia è record di donne che lavorano, mai così in alto dal 1977, eppure gli asili nido rimangono vuoti. Le donne italiane sono ancora lontane dagli standard dell’ eurozona visto che, rispetto alla quota di donne che lavorano, non corrisponde un aumento di quei servizi che permetterebbero, alle stesse, un supporto al quale rivolgersi per un aiuto mentre sono al lavoro.

Le donne sanno che per essere madri e impegnate lavorativamente è necessario ricorrere ad asili nido e nidi a tempo pieno, possibilmente pubblici per venire incontro anche alle necessità economiche familiari. Ad oggi, infatti, la rete di tali servizi sono ancora assenti, solo il 17% dei bambini in età d’asilo ha il suo posto nelle strutture comunali.

Un dato percentuale ben lontano dall’obiettivo di Lisbona per l’Unione europea che, da qui al prossimo 2020, si aspetta che l’Italia arrivi al 33% di copertura della popolazione 0-3 anni. Dietro quel 17%, inoltre, ci sono punte che vanno dal 27% di copertura dell’Emilia Romagna al bassissimo 2,1% che si registra in Calabria dove, quindi, solo 2 bimbi su 100 hanno un posto in un nido.

Non è difficile immaginare che, allorché ci sia un maggior tasso di disoccupazione femminile, anche la richiesta dell’asilo diventa inferiore e si aprono sempre meno strutture, innescando un circolo vizioso. In Italia sono circa 1 milione e 700 mila i bambini compresi nella fascia di età tra 0-3 anni, ciò implica che ad oggi, se dovessimo seguire le direttive dell’ Ue, dovrebbero avere il nido 561 mila bambina, ne restano invece senza circa 272 mila pur avendone diritto.

Sono infatti 289.851 i bambini iscritti negli 8870 asili nido complessivi, di questi solo 3656 sono pubblici mentre i restanti sono privati o convenzionati con i singoli comuni di competenza. In tutto sono 2.557.286 gli studenti della scuola elementare statale e, tra questi, sono 917.058 quelli che seguono le lezioni con il tempo pieno. In pratica uno su tre. Ma la ripartizione geografica disegna un taglio netto tra il settentrione ed il meridione: 351.282 ragazzi con tempo pieno studiano in una scuola del nord ovest, 185.276 nel nord est, 238.229 nelle regioni del centro, 102.793 al sud e 39.478 nelle isole. In questo dato si evince che la maggior parte delle risorse, pari al 58,5% del servizio, è riservata alle scuole del nord, il 26% del tempo pieno viene invece erogato nelle scuole del centro e solo 1’11,2% viene spartito tra Marche, Abruzzo, Molise, Campania, Puglia e Calabria.

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