Disability Manager aziendale: quando l’azienda abbatte tutti gli ostacoli

Disability Manager aziendale: quando l’azienda abbatte tutti gli ostacoli
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La figura del Disability Manager è  un professionista nel campo delle disabilità che ha il compito di trovare soluzioni a lavoratori e clienti con esigenze particolari date dallo status di diversamente abili, alla ricerca di un’autonomia che possa essere un trampolino di lancio per l’inclusione sia sociale che lavorativa. In una società in cui si fondono diversità di ogni tipo: di età, di provenienza geografica e culturale e di diversità fisiche, questa figura professionale diventa un ponte per coniugare le diverse esigenze e creare un nuovo modello di approccio al rapporto persona-lavoro. Simili mutamenti nella società si rispecchiano anche nelle aziende e, in senso più ampio, nel mondo del lavoro. Infatti sono veicoli di un cambio di paradigma delle teorie aziendali che si incentrano sempre di più sul Diversity e Disability Management, ossia alla gestione di tutte le forme di diversità che possono diventare leve strategiche per il bene dell’azienda e del benessere di chi vi contribuisce con il lavoro quotidiano.

In particolar modo, il Disability Management è un orientamento gestionale che si concentra sulla persona con disabilità e sulla sua valorizzazione, agendo in modo diffuso e trasversale all’interno delle aree e dei processi aziendali, dalla strategia fino alla gestione delle risorse umane, con l’obiettivo di coordinare l’organizzazione al fine di accogliere e gestire i bisogni delle persone con disabilità. Il manager in questione, quindi, deve avere diverse competenze professionali nell’ambito medico, educativo, manageriale e del lavoro per realizzare in modo sistematico soluzioni finalizzate all’inclusione delle persone con disabilità nel contesto aziendale.

Il Disability Management è un concetto sviluppatosi nel mondo anglosassone negli anni ’80 e poi si è esteso in altri Paesi nel mondo. In Italia è giunto solo alla fine degli anni ’90, con l’introduzione di norme sul diritto al lavoro delle persone con disabilità e più specificamente con il D.lgs.151 del 14 settembre 2015 attuativo del Jobs Act. L’articolo 11, in particolare, ha modificato la disciplina relativa al Fondo regionale per l’occupazione (articolo 14 della legge n.68 del 12 marzo 1999) ed ha previsto l’opportunità di erogare contributi “per istituire il responsabile dell’inserimento lavorativo nei luoghi di lavoro”. E’ stata poi aggiunta l’emanazione di uno o più decreti ministeriali per la definizione delle “Linee Guida in materia di collocamento mirato” e, al loro interno, la “promozione dell’istituzione di un responsabile dell’inserimento lavorativo nei luoghi di lavoro, con compiti di predisposizione di progetti personalizzati per le persone con disabilità e di risoluzione dei problemi legati alle condizioni di lavoro dei lavoratori con disabilità, in raccordo con l’Inail per le persone con disabilità da lavoro”.

Il “responsabile dell’inserimento”, secondo gli indirizzi del Programma d’Azione Biennale ( luglio 2016), dovrà essere definito nei decreti attuativi così come l’istituzione contestuale di un “Osservatorio aziendale” e di un “Disability Manager”.

Ma quali sono le funzioni che deve svolgere all’interno dell’azienda questa figura professionale? Degli esempi di suddette funzioni potrebbero essere:

  • Essere il referente unico per l’inserimento di persone diversamente abili all’interno del progetto aziendale, un supporto allo svolgimento del lavoro e come moderatore di possibili conflitti o disagi
  • Elaborare soluzioni operative per l’inserimento professionale, creare processi di inclusione nel contesto aziendale, favorire il mantenimento del lavoro
  • Adeguare postazioni di lavoro, spazi lavorativi e strumenti di lavoro
  • Pianificare e promuovere interventi che consentano l’adeguata formazione del lavoratore ad eventuali dispositivi adattati e l’accesso, ove possibile, da parte dell’azienda, ai rimborsi attivabili presso l’INAIL o presso il Fondo Regionale per l’Occupazione dei Disabili
  • Monitorare le singole situazioni e i cambiamenti del contesto lavorativo al fine di migliorare le opportunità e la valorizzazione del dipendente
  • Coinvolgere, facendo da tramite, le figure aziendali preposte alla gestione delle risorse umane, degli addetti alla sicurezza e alla prevenzione degli infortuni

Con le nuove norme che mette a disposizione il Jobs Act, Disability manager può fare largo uso dello Smart Working creando così i presupposti che un dipendente con necessità particolari può sfruttare al meglio. La possibilità di lavorare in parte o totalmente fuori dalla sede aziendale negli orari concordati grazie al supporto di una serie di strumenti quali laptop, cellulare aziendale, ottimizza il lavoro in particolari circostanze, oltre ad abbattere i costi per l’azienda. Infatti Smart work e Co-working sono ottimi modi per ottimizzare le risorse aziendali e al contempo di incrementare l’efficacia dell’attore lavorativo. Questi oltre ad essere fattori di innovazione professionale, sono anche fattori discriminanti per l’azzeramento del senso di diversità che colpisce i lavoratori portatori di handicap.

In conclusione, per supportare il lavoratore ed il manager, è necessario il gioco di squadra tra tutti gli attori coinvolti, Istituzioni, impresa, sindacati, lavoratori, dirigenti, professionisti. Sono ancora molte le aziende che assumono solo per adempiere alla normativa. Il punto fondamentale è andare oltre, sviluppando una cultura inclusiva: a questo scopo i consulenti del lavoro e gli specialisti HR possono dare un valido contributo.

Sull' autore

Luca De Martino
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Collaboratore per quattro anni del quotidiano "Cronache di Napoli" come redattore di articoli di cronaca politica, bianca, economia, giudiziaria e nera. Collaboratore di blog e siti web in qualità di cronista.

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