Pensioni: Damiano e Sacconi stop all’ innalzamento età pensionabile

Pensioni: Damiano e Sacconi stop all’ innalzamento età pensionabile

Un monito contro l’ innalzamento automatico dell’età pensionabile nel nostro Paese. A margine della conferenza stampa a Montecitorio due esponenti della maggioranza, i presidenti della commissione Lavoro di Camera e Senato Cesare Damiano (Pd) e Maurizio Sacconi (Epi), lanciano l’appello ai parlamentari e al Governo contro l’innalzamento automatico dell’età pensionabile che, a partire dal primo gennaio 2018, porterebbe l’asticella a 66 anni e 7 mesi, con un innalzamento graduale negli anni che fisserà l’età della pensione a70 anni (precisamente 69 anni e 9 mesi) nel 2051.

I due presidenti hanno chiarito il motivo dell’urgenza della modifica di legge con un rinvio strutturale. Sacconi ha sottolineato:  “Io e Damiano ci siamo caratterizzati in passato per le opinioni diverse, ma stavolta, come dicono a Roma, quanno ce vo’ ce vo’! La manovra Fornero non ha di fatto previsto una vera transizione, per cui persone già prossime all’età di pensione all’atto della sua approvazione hanno subito l’allungamento dell’età lavorativa fino a sei anni. Occorre tornare a una logica di umanità, una logica troppo tecnocratica ci ha portati oltre. Un ulteriore allungamento si tradurrebbe in un atto di affievolimento del patto tra lo Stato e il cittadino, con svantaggi ulteriori per le donne, che hanno una situazione contributiva più frammentata. Non voglio negare di essere stato il padre del collegamento tra l’età pensionabile e l’aspettativa di vita, ma lo immaginavo in un contesto diverso dalla riforma Fornero. Quel che è troppo è troppo”.

Il presidente della commissione Lavoro della Camera ha aggiunto: “Se dovessimo procedere di questo passo, dal 2019 con adeguamenti biennali e poi a salire, non solo avremo i 67 anni nel 2019, ma nel 2051 arriveremo a quasi 70 anni. E’ evidente che questa scala mobile applicata al momento della pensione va affrontata con una una nuova normativa che non solo impedisca di arrivare allo scalino del 2019 ma impedisca il procedere di questa gradualità automatica nel corso del tempo. E, tra l’altro, non solo l’età della pensione si sposta continuamente con questa scala mobile, ma paradossalmente più tardi si va in pensione e peggio agiranno i coefficienti di compensazione (che riguardano le pensioni calcolate con il metodo contributivo). C’è un meccanismo perverso che fa in modo che più tardi si va in pensione, peggio agiscono i coefficienti di trasformazione, annullando gli effetti positivi dei nuovi anni che si vanno ad aggiungere. E’ una contraddizione che si sia fatta una battaglia per la flessibilità, con l’anticipo a 63 anni con l’Ape, e contestualmente si abbia adesso un ulteriore aumento dell’età della pensione”.

Damiano, poi, pone l’esempio degli altri paesi dell’ eurozona – “In Austria – spiega– gli uomini vanno in pensione a 65 anni e le donne a 60. In Belgio gli uomini a 65 anni e le donne con pensione anticipata. In Danimarca entrambi a 65 anni. Poi ci sono anche dei processi di ‘adeguamento’ come in Germania dove si arriverà a 67 anni ma nel lontano 2029″.

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