Stime sul caporalato , 500 mila nuovi schiavi in Italia

Stime sul caporalato , 500 mila nuovi schiavi in Italia
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L’Osservatorio Placido Rizzotto di Flai Cgil, nel suo terzo Rapporto su agromafie e caporalato, ha stimato che nel nostro Paese si contano quasi mezzo milione di ‘schiavi’ agricoli. Lo scorso anno i dati ne rilevavano quasi 430 mila, 30-50 mila in più rispetto alla valutazione del precedente Rapporto dei 2014. Uno spaccato in cui si calcolano 100 mila lavoratori in condizioni di sfruttamento e grave vulnerabilità.

Ed è in un contesto come questo che il caporalato fa leva, con violenza, ricatto, sottrazione di documenti, imposizione di un alloggio, come di beni di prima necessità e del trasporto, a pagamento. Uno spaccato che comunque però ci parla anche di maggiori ispezioni. Il Rapporto 2016 ne stima il 59% in più in un anno: oltre il 56% dei lavoratori trovati nelle aziende sono risultati del tutto o in parte irregolari, con 713 fenomeni di caporalato fatti registrare dalle autorità competenti. Infatti, proprio lo scorso ottobre, è stata approvata e pubblicata in Gazzetta ufficiale la legge di contrasto al caporalato in agricoltura. In virtù di quest’ultima negli ultimi giorni, una batteria di operazioni per contrastare il fenomeno ha portato l’adozione dei primi provvedimenti che fanno seguito proprio alla legge.

Le stima parlano di lavoratori che vengono dall’Africa, dall’Europa dell’Est e dall’Asia. Alle  dipendenze di un caporale non esistono garanzie né diritti salvaguardati dai contratti e dalla legge, per nessuno. Il salario, si spiega nel Rapporto, è circa la metà di quanto previsto dai contratti. La retribuzione media oscilla tra i 22 e i 30 euro al giorno, per giornate lavorative che durano dalle otto alle dodici ore. Oppure si lavora a cottimo, cosa che dovrebbe essere esclusa dalle norme di settore, per un compenso di 3-4 euro per un cassone da 375 chilogrammi. Il 60% dei lavoratori sotto caporale non ha la possibilità di accesso ad acqua né servizi igienici senza previo pagamento. Il trasporto, poi, si paga direttamente al caporale a seconda della distanza, in media 5 euro. E si paga anche per beni di prima necessità. I prezzi poi sono a discrezione del caporale: un euro e mezzo per l’acqua, tre euro per un panino.

Un fenomeno criminale diffuso soprattutto in Basilicata, Calabria, Campania, Lazio, Puglia e Sicilia. Un manifestazione di una criminalità che molte volte sfocia in vere e proprie forme di riduzione in schiavitù. In cui si perde il normale collegamento tra domanda e offerta di lavoro e dove invece domanda e offerta passano nel furgone dei caporali. Un fenomeno trasversale, che attraversa in egual modo tutto lo stivale, da Nord al Sud passando per il centro. Un’ altra delle componenti che emerge dal Rapporto dell’Osservatorio sono le stime dei conti. Tra 2 e 5 miliardi di euro è stimata l’economia sommersa e informale in agricoltura. Tra 3,3 e 3,6 miliardi di euro è calcolato il danno economico prodotto dall’irregolarità degli oltre 400mila lavoratori di campi e serre. Tra i 14 e i 17,5 miliardi di euro è stimata la somma del giro di affari tra agromafie e caporalato.

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