Eurostat: la stima degli inattivi

Eurostat: la stima degli inattivi

L’ Eurostat ha stimato che nel 2016 l’esercito che compone i cosiddetti inattivi ammonta a circa 89 milioni di persone, di questi circa 70 milioni non hanno desiderio di trovarlo. Un numero incredibile di europei in età lavorativa che non hanno e non cercano lavoro. Anche in questa poco invidiabile classifica l’Italia si attesta su gradino più basso del podio, poco più sotto solo di Turchia e Macedonia. Secondo quanto riscontrato nella statistica, rispetto ad un tasso medio europeo di inattività del 27,1%, si segna in Italia un dato percentuale del 35,1%, due volte quello svedese e 15 punti sopra a quello tedesco. A livello europeo, sono 89 milioni le persone inattive in età lavorativa (ovvero tra i 15 e i 64 anni) nel 2016; la popolazione femminile ne costituisce la parte maggiore, registrando una percentuale del 60% della popolazione non occupata né disoccupata.

Dai dati della ricerca, si rileva che il 78% degli inattivi intervistati non ha desiderio di lavorare (una platea, come detto, di quasi 70 milioni di persone) e un quinto di questi ha smesso di cercare lavoro in quanto si sarebbe persa la fiducia riposta nel trovarlo. Oltre a ciò, emerge un rapporto tra il grado di istruzione e lo status di occupato/ inoccupato, in quanto il 47% della platea di inattivi ha un basso grado di istruzione (il minimo livello di istruzione secondaria), percentuale che si abbassa nei confronti di chi ha un’istruzione media (24%) e di chi ne possiede una elevata (12%), ovvero che sia in possesso un diploma di istruzione superiore.

I dati forniti dall’Eurostat ci illustrano che le cause principali di inattività fanno riferimento a: studenti o frequentanti di un corso di formazione (35%), pensionati (16%), soggetti affetti da disabilità o malattie gravi (16%) o che si occupano di bambini o adulti incapaci (10%).

Se si prendono in esame gli stati europei singolarmente si può capire meglio la distribuzione degli inattivi sul territorio continentale. La percentuale più bassa si manifesta in Svezia, con il 17,9% di popolazione inattiva, seguita dalla Danimarca (20%) e dai Paesi Bassi (20,3%). Per quanto riguarda i livelli più alti, invece, appena dietro l’Italia troviamo la Croazia e la Romania, entrambe al 34,4%, seguita dal Belgio (32,4%) e dalla Grecia (31,8%). Il rapporto analizza, inoltre, la situazione in Turchia, dove la percentuale degli inattivi arriva a toccare il 45%.

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